AGENTE BABBO NATALE
MISSIONE SPECIALE
allegato a C U O R E del "Natale 1993"

PROLOGO
Se volete sapere con precisione dove inizia la nostra storia, cercate sulla carta geografica la Groenlandia. Nella costa Est, proprio di fronte alle isole Ellesmere c'è un paese chiamato Thule. A pochi chilometri da Thule c'è un monte spazzato da venti gelidi, su cui resistono solo pochi abeti contorti e tenaci. Alle pendici di questo monte c'è una grotta, detta la grotta degli Orchi Rossi. Narra la leggenda che nelle notti d'inverno, specialmente nelle imminenze del Santo Natale, dalle profondità di questa grotta vengano rumori e risate, che il sottosuolo tremi come per un sabba sotterraneo e che dall'entrata della grotta, all'improvviso, decollino astronavi fiammeggianti che si perdono nel cielo artico. Leggende, come dicevo: tutti conoscono il rumore che il vento produce mulinando nelle viscere delle grotte, e tutti sanno che la Groenlandia è l'isola dei geyser sibilanti. Ecco spiegati i rumori. In quanto alle "astronavi fiammeggianti", chi ha avuto la fortuna di assistere a quel magico spettacolo che è un'aurora boreale, ne conosce bene i fenomeni: fantasmi di luce, riverberi accecanti che saettano da una parte all'altra del cielo. Eppure, passando da quelle parti, la curiosità animalesca mi spinse a dare un'occhiata. Mi presento: mi chiamo Selma, e sono una volpe artica.

LA GROTTA DEGLI ORCHI ROSSI
Era una notte di dicembre, molto vicina a Natale. Il vento spazzava la difesa gelata attorno al monte sollevando nuvole di nevischio come una gigantesca scopa. Pur avendo regolarmente cambiato al Grande Supermarket della Natura il mio vecchio pelo primaverile con un nuovo pelo bianco assai caldo, e pur indossando un maglione di pura lana norvegese, avevo freddo. Mi infilai quindi con piacere nella grotta, dove almeno ero al riparo dalle ruvide carezze del vento. E qui ebbi la prima sorpresa.
Vidi nella neve molte orme di umani. E, cosa del tutto nuova per me, che sono abilissima nel riconoscere e catalogare le orme (se no avrei già lasciato tutte le zampe nelle tagliole!), esse erano tutte uguali, di uomini con lo stesso numero di scarpa, il quarantasei, e dello stesso tipo di calzatura, uno stivalone di renna cucito a mano. Inoltre appartenevano a persone più o meno dello stesso peso: omoni di centotrenta e più chili.
Fu quindi con una certa cautela che mi incamminai in un lungo corridoio di stalattiti, lussuoso e abbagliante come la hall di un grande albergo (non ne ho mai visto uno, ma immagino sia così). E mentre mi avvicinavo alla fine del corridoio, là dove balenava una luce rossastra, sentii chiaramente i rumori, e non erano né il soffio dei geyser né il mulinare del vento. Erano voci umane, battere di pietre e martelli e... cori! Sì, sentii distintamente le parole di una canzone intonata da dieci vocioni orcheschi.

Su bambini, su bambini
il sacco è pronto già
nella notte di nascosto
vi verremo a visitar.....

Ed ecco, nella fucina infernale, li vidi. Erano più di duecento, alti quasi due metri, con grandi pance e braccia muscolose. Il fuoco arrossava i loro visi mentre a petto nudo, sudati, martellavano e forgiavano come titani di Efesto (ho fatto il Classico). Alcuni spingevano carrelli, altri azionavano mantici, altri tenevano in mano corpicini ai quali staccavano gambe e teste, li colpivano col martello, li inchiodavano ai tavolacci. Tutti avevano una folta barba bianca, baffoni e capelli candidi, e in testa un cappello rosso a cono. Allora capii: avevo scoperto il punto più segreto della terra, il covo dei Babbo Natale, la Grande Azienda ove si costruiscono e si smistano i giocattoli per i bambini di tutto il mondo. E qui il mio compito di narratrice si esaurisce: la volpe Selma rubò un pezzo di salsiccia e se la svignò dalla grotta.

AGENTE ULF MISSIONE SEGRETA
Ulf Claus Gunvunssunsson era uno dei Babbinatali più vecchi ed esperti. Aveva trecentosei anni e aveva portato giocattoli a migliaia di bambini, tra cui alcuni famosi come Mozart, Hoffmann, Lamarck, la regina Vittoria, Coppi, il cancelliere Bismarck, Pasteur, Aragon, Roosevelt, Rubick, Bob Dylan, Chinaglia, Walt Disney, Satana Manson e Cossiga.
Per via dell'età era stato spostato da Consegnatore Volante a Controllore di Qualità del settore giocattoli in plastica. Dopo anni e anni di voli notturni era infatti pieno di reumatismi e la sua stazza era tale che non riusciva più a scendere attraverso i camini. Attualmente stava controllando una partita di Mostri Bavosi per i bambini austriaci, quando sentì la voce dell'altoparlante.
- Il Babbo Ulf Gunvunssunsson è desiderato dal presidente.
Ulf lasciò il bancone, si allacciò il colletto della tuta rossa e rispose al saluto di auguri dei colleghi incrociando le dita. Essere ricevuti dal presidente, il Mammasantissima Natale, era un onore che capitava di rado, ma poteva significare solo due cose: o una promozione, o la retrocessione a un lavoro umile, come collaudatore di trottole o cuoco di pop-corn.
Fu quindi con una certa ansia che Babbo Natale Ulf salì la scala a chiocciola che portava alla Grotta Suprema. Cercava di ricordarsi se negli ultimi tempi avesse commesso qualche errore o gli fosse scappata qualche frase irriguardosa.
Si ricordò che il mese prima, dopo una bella bevuta, aveva discusso coi colleghi su una cantante italiana che interpretava il novantasette per cento delle sigle di cartoni animati del suo paese. "Ma che rompipalle, questa Cristina Semolina" aveva detto "ma chi ha dietro, il Vaticano?". Che Mammasantissima Natale lo avesse saputo?
Ma le paure di Ulf si dissolsero non appena il presidente gli venne intorno sorridendo, e lo abbracciò. In fondo non erano passati che centocinquanta anni da quando facevano insieme le consegne.
- Ti ricordi Ulf, quando capitammo in quella riunione con Lenin e ci spararono scambiandoci per la polizia zarista?
- Certo, capo: e quando per sbaglio portammo i due bambolotti neri alla famiglia Goebbels?
Risero abbondantemente e bevvero sei litri di kirsh e acquavite di lingam, bevande preferite dei Babbi Natali. Poi, all'improvviso, il Mammasantissima si fece serio, e posò la mano sulla spalla di Ulf.
- Vecchio amico - disse - ho bisogno di te. Di te e della tua discrezione.
- Una grana? Ancora cocaina dentro gli orsacchiotti?
- Peggio - disse il Mammasantissima indicando un grosso pacco coperto da un telo - Una consegna non fatta. Non capisco come sia potuto accadere.
- Succede - lo rincuorò Ulf - Certo nella nostra categoria non consegnare puntualmente un regalo natalizio è un errore gravissimo: ma avremo sbagliato sì e no dieci volte in cento anni, e un piccolo ritardo non scandalizzerà nessuno.
- Questo non è un piccolo ritardo - sospirò il presidente. Tolse il telo dal pacco e apparve uno scatolone infiocchettato con la scritta: Italia, 1983.
- Per tutte le Palle del Grande Albero di Natale - disse Babbo Ulf - Dieci anni di ritardo!
- Sì. Il massimo ritardo che si ricordi nella storia della nostra azienda, è di due anni e stavolta questi dieci anni sono un autentico scandalo. Se lo sapessero quelli della Dhl, o quel maledetto Spielberg, sarebbe la rovina del nostro buon nome. Capisci ora perché ti ho chiamato?
- Credo di sì - disse Ulf ingollando due sorsi di kirsh - dovrò consegnare quel pacco.
- Certo, ma di nascosto e facendo finta di niente. Partirai stanotte stessa.
- D'accordo. Chi è il destinatario?
- Ecco un altro problema - disse il Mammasantissima - l'indirizzo è quasi completamente cancellato dalla maledetta umidità di queste grotte. Sappiamo solo che il dono era destinato a qualcuno molto potente in Italia in quegli anni. Leggi questo dossier durante il viaggio, trova qualcuno e scaricagli il regalo giù dal camino. L'onore della categoria è nelle tue mani - disse il Mammasantissima con gli occhi lucidi.
- Fidati di me, capo - disse Ulf infilandosi il dossier in tasca e allontanatosi con aria decisa.
- Ehm... Ulf - lo bloccò la voce del Mammasantissima.
- Cosa c'è ancora?
- Prima di partire fatti una sauna. Sei così grasso che non passeresti neanche attraverso il reattore di una centrale nucleare.

IL GARAGE DELLE SLITTE
Babbo Natale Ulf, col permesso di partenza firmato e timbrato, si presentò al Parco Slitte. Non c'era più nessuno che conosceva. C'era un garagista giovane di duecento anni, addirittura con la barba grigia.
- Vorrei la mia slitta e le mie dodici renne - disse Ulf - la slitta si chiama Pegasus BN 1765, e le renne si chiamano Wilma, Wotan, Wilhelmina, Wittgestein, Wapiti, Whiskyagogo, Winona, Wilbur...
- Momento, momento, che targa ha detto? - lo interruppe il garagista consultando un registro.
- Pegasus BN 1765.
- Come pensavo. Vede, il parco veicoli è stato rinnovato, e le slitte fino al numero di targa duemila sono state sostituite. E anche le sue renne sono in pensione. Abbiamo però dei nuovi modelli.
- Uhm - mugugnò Ulf, mentre il garagista lo portava in un hangar dove erano allineate centinaia di slitte, di un tipo che il vecchio Babbo Natale non aveva mai visto.
- Molto meglio di quelle dei suoi tempi - trillò il garagista - Le slitte di legno si imbarcavano per l'umidità, si ghiacciavano, sbandavano col vento. Guardi questo modello, la Nightfly 405. Otto cilindri, carrozzeria in vetroresina, alettoni stabilizzanti, pattini con sospensioni, fari bicolori, bocchettoni antigelo, altimetro, loran, quattrocento chilometri orari a una quota di seimila metri, autonomia sedicimila chilometri, sedili ribaltabili,...
- E le renne?
- Eccole qui. Finte, di lattice, aerodinamiche, indistruttibili, con sei movimenti diversi, sembrano vere. Non mangiano, non cagano, non si ribellano e da lontano nessuno si accorge della differenza.
- Voglio una slitta di legno e renne vere - protestò Babbo Ulf - non ne voglio sapere di questa robaccia. E poi cos'è quella scritta "Lego" sulla fiancata?
- E' lo sponsor.
- Mi rifiuto! - gridò Ulf - Non volerò mai su quell'aggeggio!
- Allora resterà a terra - disse freddamente il garagista.
- Comunicazione per il reparto slitte - tuonò una voce dall'altoparlante - qua parla il Mammasantissima. Verrà da voi tra breve un Consegnatore di nome Ulf. E' un gran rompicoglioni ma la sua è una missione speciale. Deve essere accontentato in tutto!
- Visto? - disse Ulf soddisfatto.
- Al suo servizio - disse il garagista, ossequioso - vado subito a prenderle la slitta. E per la muta, che ne direbbe di dodici bellissimi caribù canadesi nuovi di zecca?
- No - disse Ulf - voglio le mie vecchie renne.

VERSO I CIELI D'ITALIA
Così, alla mezzanotte del ventiquattro dicembre, la Pegasus si innalzò zigzagando nel cielo groenlandese con direzione Sud. Le renne non erano più abituate a volare e il decollo fu molto faticoso. Wilhelmina incastrò le sue corna con quelle di Wupperthal, Wilma inciampò e restò appesa a testa in giù mentre Wotan, sbilanciato, le scalciava in pancia. Ma Ulf non si perse d'animo, e con l'esperienza bicentenaria di astropilota, rimise le renne in fila con quattro decisi strattoni di redini.
- Wotan, più a destra. E tu, Walkrieg, più energia!
- Wotan fa il furbo, si appoggia - si lamentò Wapiti.
- Io? Sei tu che non sai più volare - disse Wotan.
- Ho mal di schiena, andate piano - mugolò Wanda.
- Quando si mangia? - chiese Waldemar.

L'ALBERGO DELL'EMIRO
Erano le quattro di notte quando Babbo Ulf arrivò sull'Italia. Durante il viaggio aveva letto il dossier sugli anni Ottanta e si era fatto un'idea su chi era stato potente in quel fosco periodo. Si diresse quindi senza esitazione verso la capitale del paese, e precisamente verso un leggendario albergo, una reggia a sette stellette ove aveva vissuto un potentissimo emiro di quei tempi. Lì sperava di poter consegnare il pacco. Atterrò con qualche difficoltà sul tetto dell'albergo, perché era tutto disseminato di antenne, alcune a forma rotonda mai viste da Ulf, e c'erano telecamere e cannoni, che sembravano far parte di qualche sistema difensivo in disuso. Babbo Ulf scaricò il pacco dalla slitta con ogni cautela. Era molto pesante e dall'interno proveniva uno strano rumore, come di un orologio, e un ronzio misterioso. Certo quel dono doveva essere stato molto ambito e prezioso, tanti anni prima. Mentre le vecchie renne, stremate dalla fatica, si rifocillavano con panini al muschio e tisane di lichene, Babbo Ulf si scolò mezza fiasca di kirsh e si infilò risolutamente, pacco in spalla, dentro il camino. Ebbe qualche problema all'inizio, poi a spallate e ancate riuscì a passare e piombò pesantemente nella stanza.
Gli si presentò uno spettacolo desolante: calcinacci, sporcizia, cattivo odore. Tutto parlava di un fasto passato, di feste e baccanali, di un immenso antico potere. Ma ahimè, erano rimaste solo macerie.
Il grande letto a baldacchino era roso dai topi e qua e là erano sparse vecchie giarrettiere, fruste e vibratori tricuspidati. Sulla tavola da banchetti, lunga decine di metri, restava solo qualche piatto rotto e una tovaglia consunta. Ai muri, scritte oscene e le macchie bianche dei quadri portati via. In fondo alla sala spalancava le fauci una cassaforte di dimensioni colossali. Un vero altoforno, che doveva aver contenuto chissà quali cifre e tesori. Ora era vuota e polverosa, e i ragni vi tessevano le loro trame di tele.
- C'è nessuno qui? - scandì Ulf nel silenzio tombale. A quelle parole da sotto il tavolo sbucò un uomo scheletrico ed occhialuto. Gli occhi febbrili e i gesti concitati portavano il marchio inconfondibile della follia. Tra le mani, stringeva una fotografia ingiallita.
- Cosa cerca, di che procura è? - strillò l'uomo - abbiamo già detto tutto, non c'è più niente qui, abbiamo restituito tutto, anche lui non c'è più, se volete recapitargli un altro avviso vi do' l'indirizzo ma non c'è, è partito, la vostra malvagità l'ha fatto fuggire!
Babbo Ulf capì che con il termine "lui" il pazzo si riferiva all'uomo della fotografia. Fece un gesto rassicurante con la mano e disse:
- Non sono di nessuna procura. Devo solo recapitare un pacco dono. C'è un lieve... ehm... ritardo di dieci anni, ma penso che lei comprenderà e non renderà pubblica la cosa...
- No, basta! - urlò l'uomo - non so chi la manda, ma non ne prendiamo più. Vada via lei e i suoi soldi. Siamo già abbastanza compromessi.
- Ma il mio presidente...
- Porti via quel pacco e non si faccia più vedere - urlò l'uomo, estraendo una pistola. Babbo Natale Ulf risalì il camino assai più velocemente di come era sceso. Ancora col fiatone, svegliò a calci le renne e ripartì a tutta birra. Non era cominciata bene. Ma aveva una missione da compiere, e per Wotan, l'avrebbe portata a termine.

LA STANZA NERA
Il secondo obbiettivo di Babbo Ulf era un vecchio palazzo ove un uomo molto astuto, con fama di negromante, aveva regnato più o meno in quegli anni. Questa volta fu molto più facile passare per il camino, ma la stanza ove Ulf sbucò non era meno sinistra della precedente. Un salone di marmo nero, con crocefissi alle pareti e un tavolo ovale al centro. Sui muri, fori di proiettile, e bossoli sparsi sul pavimento. C'era stato certamente un regolamento di conti, là dentro. Ai lati della sala c'erano vasche di acido dall'odore nauseabondo. Babbonatale ci fece cadere dentro un pezzetto di legno che si dissolse in pochi istanti.
- Ma che razza di posto è questo? - disse, sedendosi sul pacco.
- Non c'è nessuno qui - disse una voce nasale proveniente dal soffitto.
- Come non c'è nessuno?... Senta lei, io dovrei consegnare un pacco dono.
- Lo consegni in America, alla solita pizzeria. Siamo momentaneamente chiusi. Appena ci riorganizzeremo e riprenderemo la nostra attività le comunicheremo i nostri nuovi recapiti. Non lo dica a nessuno che ci ha visto...
- Ma io non vedo un bel niente... e le ripeto, ho un pacco per voi!
- Se è un cadavere lo metta pure nell'acido.
- Ma che cadavere - disse Ulf esasperato - Sono giocattoli. Giocattoli di Natale!
- Questo è un nastro registrato - proseguì monotona la voce - ha trenta secondi per lasciare un messaggio che verrà registrato e poi usato per ricattarla. Noi non la conosciamo, lei non ci conosce. Quanto prima riprenderemo l'attività e le comunicheremo...
- Ma andate a farvi benedire - disse Babbo Natale spazientito, voltando le spalle.
- L'abbiamo fatto ma non è servito - rispose la voce misteriosa.
Certo, sembrava proprio un nastro registrato, pensò Ulf mentre risaliva la cappa del camino. Eppure, per un attimo, gli parve di vedere un'ombra nera, come un gigantesco pipistrello, pendere dal soffitto a testa in giù.

LA CAPITALE MORALE
Albeggiava. Babbo Natale, sdraiato su Wanda, la più paffuta delle renne, cercò di fare il punto della situazione.
- Per qualche motivo, nessuno in Italia vuole sentire parlare di quegli anni. Hanno tutti un gran paura. Sarà più difficile di quel che credevo. Ma forse ho sbagliato obbiettivo.
- Questa non è più la capitale del paese. Là nel nord c'è la capitale morale, una città fredda e operosa, governata da uomini probi...
- Amsterdam? - disse Whiskyagogo.
- No. Altro è il suo nome. Là noi consegneremo il pacco!
Giunsero all'operosa città in meno di due ore di volo. Era già mattina e tutti erano desti e intenti a timbrar cappuccini e archiviar brioches. Interminabili file di macchine si dirigevano lentissimamente verso i gangli industriali, i fumi delle ciminiere oscuravano il cielo. Schivando gli aerei fitti come mosche, Babbo Ulf guidò le renne fino a un vecchio cascinale in periferia. Qua tutto era come ai vecchi tempi, pensò Ulf. Il tetto coi coppi un po' smossi, il gallo segnavento, un bel camino in muratura, gatti peripatetici sulle grondaie. Un buon odore di polenta usciva dal camino. Babbonatale piombò dentro e schivò il paiolo con una abilissima capriola. Quando si rialzò in piedi, aveva un fucile con baionetta puntato sul naso.
Un uomo occhialuto, stralunato gli gridava con foga da ossesso insulti incomprensibili. Babbo Ulf parlava trecento lingue, compresi i dialetti eschimesi e amazzonici, ma non aveva mai sentito suoni gutturali di quel tipo. Poco alla volta, mentre l'uomo esauriva l'impeto, gli sembrò di riconoscere in quella lingua un longobardo pidginizzato con termini latini, parole inglesi manageriali e politichese tardoscelbiano.
- Cosa ci fai qui provocatore, chi ti manda? - disse più o meno l'uomo.
- Porto un pacco dono - rispose Ulf.
- Non ci casco - disse l'occhialuto - me lo molli qui e poi tra un'ora entra la finanza e ci trova dentro eroina cocaina o soldi, non ci incastri, siamo pirla solo quando ci serve, barbone comunista!
- Non sono comunista.
- E allora il vestito rosso?
- E' il mio abito da lavoro. Tutti lo usiamo, lassù nel profondo nord.
- Lassù nel profondo nord? - disse l'uomo, improvvisamente placato - Molto nel nord?
- Certo, in Groenlandia. Nel posto più a nord che c'è.
- Vuole dire - disse l'uomo spalancando gli occhi - più a nord di Sondrio?
- Molto di più.
- Ehi barbone - disse l'occhialuto dandogli una vigorosa stretta di mano - ma allora sei dei nostri. Ehi ragazzi, venite qua, c'è uno che abita a nord di Sondrio. Cosa posso fare per te nonno?
- Te l'ho detto, accetta questo pacco dono. E' del 1983.
- Non posso, siamo accerchiati. E poi in quegli anni imperava in Italia la vecchia mafia partitocraticodemoplutogiudaica, e noi siamo il nuovo.
- Ma per Wotan - disse Babbo Ulf, nuovamente deluso - ma non c'eravate anche voi in quegli anni? Non vi accorgevate di cosa stava succedendo?
- No - disse l'occhialuto - io dovevo tenere dietro all'orto. Lui andava avanti e indietro da Lodi. Lui non stava bene. Il nostro ideologo sgozzava gatti a pagamento...
- E qualcuno magari stava in Ordine Nuovo...
- Eccolo lì il provocatore che si è smascherato - urlò l'occhialuto, sparando un colpo che sibilò vicino all'orecchio di Babbo Natale - ecco lì la carogna traditrice della sua latitudine, il terrone artico, il marocchino eschimese!
Babbonatale neanche rispose. Si diede a una terza precipitosa fuga, e spronò le renne nel cielo nebbioso, finché dovette rallentare, intrappolato in una nuvola di smog. Poco dopo, a un miglio di distanza nel cielo, sentì il rumore di un aereo...

IL CAVALIER CAPITONI
L'aereo era rosso e nero, tutto tappezzato di scritte di sponsor. Avvicinandosi si poteva vedere, attraverso il finestrino, un interno lussuoso con moquette, lampadari, quadri uno sull'altro, vasche da idromassaggio, alani di marmo, televisori incrostati di conchiglie. Ovunque il simbolo dell'anguilla incappucciata, il marchio del cavalier Capitoni, uno degli uomini più potenti dell'Italia anni 80.
- Una consegna in volo - gridò Ulf alle renne - l'ho sempre sognata ma non ci sono mai riuscito! Forza, belle, abbordate quell'aereo!
Non fu facile. Il jet andava veloce ma le renne, spronate nell'orgoglio, iniziarono a vorticare le zampe, alcune ritrassero addirittura le corna per essere più areodinamiche, e dopo una titanica pedalata raggiunsero l'obbiettivo. Babbo Ulf picchiò con le nocche sul finestrino. Vedendolo, il cavaliere, un uomo calvo con i capelli disegnati col pennarello, iniziò a gridare:
- Un cosacco! Su una slitta a cavalli! Sono arrivati fin quassù! Aiuto.
Subito apparvero due o tre gorilla armati di mitra. Ma anche i gorilla sono stati bambini e uno di essi disse:
- Ma no cavalier Capitoni, non vede che è Babbo Natale?
- E io dovrei credere che esiste Babbo Natale?
- Se la gente deve credere che lei è un imprenditore democratico e onesto che si è fatto da solo senza ruffianare i partiti, può credere anche a Babbo Natale - rispose il gorilla. Poco dopo, precipitava negli spazi celesti.
- Vuole rallentare o no? - gridò Babbo Natale, aggrappato a un'ala.
- Non posso pagare - disse Capitoni - e comunque non ricevo i creditori a seimila metri di altezza.
- Devo consegnare dei giocattoli...
- Per i miei magazzini? Bene. Però l'avviso che posso pagarla solo con degli spot. O preferisce biglietti omaggio. O la collezione completa delle sigle di Cristina Semolina? Centoventi cassette più un puffo tostapane...
A quel nome Babbo Ulf si sentì quasi mancare. Ma tenne duro e gridò:
- E' un pacco pregiato, del 1983...
- Non pago i debiti del mese scorso, si figuri quelli di dieci anni fa. In quei tempi ero solo un modesto riciclatore piduista. Mi lasci fare il mio partito in pace.
Babbo Ulf capì che neanche quello era il suo uomo. L'aereo si allontanò nella nuvola di smog.

LA GRANDE FESTA
Fu così che, ancora una volta deluso, Babbo Ulf atterrò con la slitta su un prato ricco di rucola, e mentre le renne brucavano come falciatrici, si mise a riflettere se non fosse il caso di arrendersi. Ma gli venne vicino la vecchia e saggia renna Wittgenstein, bianca come la neve, e così parlò:
- O mio depresso auriga. Io credo che cotesto pacco da consegnare ricordi agli italici un periodo orribile della loro storia, dai cui mostri si sono in parte liberati, ma di cui nessuno vuol sentirsi responsabile. Anzi tutti ne vorrebbero uscire nuovi e redenti. Basta guardare! Sui teleschermi, il tempo lasciato sembra inversamente proporzionale al talento e all'intelligenza del parlante. Gli stessi giornalisti che un volta esaltavano il Gran Palluto ora lo sbeffeggiano. Coloro che con deferenza ospitarono Belzebù sui loro giornali ora fingono di non conoscerlo. Comici e scribi solo ora si accorgono con orrore di quanto fascistone fosse il Cavaliere lor padrone. C'era un regime, ma niuno se n'era accorto, e chi allora sosteneva ciò veniva bollato come estremista e bombarolo. Mi dia ascolto, nessuno vorrà più quel pacco. Bisognerebbe farci i conti per davvero, e nessuno...
- Zitto - disse Babbo Ulf. Da una villetta vicina sentiva venire un gaio rumore di canti, balli e frizzantini stappati. Babbo Ulf accostò il nasone alla finestra e vide un raduno di persone festanti. Al centro c'era un uomo baffuto, dall'aspetto simile a una foca groenlandese, col calice levato mezzo a una folla plaudente. Al muro era appeso uno striscione: "Viva i sindaci!". I sindaci stavano fianco a fianco, sommersi da manciate di coriandoli. Erano cinque: tre intelligenti, uno ricco, e uno bello. E tutto intorno a festeggiare c'erano seri funzionari e allegri fans, gente che si era fatta un culo così per anni e gente che s'era impegnata due ore prima delle elezioni, militanti severi e capitonisti riciclati, zoccolo duro e mocassino flessibile, onesti e quasi, agorofili e narcocatodici, gente che c'era quando le cose andavano male e gente che era arrivata quando le cose si erano messe bene, gente che avrebbe lottato fino all'ultimo e gente che se la sarebbe svignata alla prima crepa. Ma la speranza forse avrebbe reso tutti migliori, e poi squadra che vince non si cambia.
- Ci attendono tempi duri - disse la foca - ma ci siamo conquistati il regalo di questa fiducia, e dobbiamo esserne degni!
In quel momento dal camino piombò giù il pacco dono, sollevando una nuvola di cenere. Subito tutti si precipitarono alla porta per vedere chi fosse il mandante, ma non videro nulla, solo strane orme di zoccoli.

FINALINO
- Non so se quei signori saranno contenti del pacco - disse Wynona a Babbo Ulf, mentre sotto di loro apparivano maestose le Alpi.
- L'onore dei Babbinatali è salvo - disse Ulf - E poi, come ha detto il signore baffuto, i regali bisogna meritarseli!
E ridendo soddisfatto, spronò le renne e valicò il Cervino, tuffandosi nel tramonto con una spettacolare virata.


Stefano Benni



Nota del WebMaster
RINGRAZIO VILFRED PER AVERMI RISPARMIATO ORE E ORE DI TRASCRIZIONE.