POLVERE E ALTARE
tratto da L'Espresso di domenica 10 giugno 1990 (Anno XXXVI - N. 23)

Per la serie "scuola di giornalismo" anticipiamo i due possibili corsivi che appariranno alla fine del Mondiale di calcio.
VERSIONE UNO (Italia campione del mondo)
«L'avevamo detto. Le cassandre, i corvi, i calciofobi dell'ultima ora sono serviti. Il mondiale romano consacra l'Italia superpotenza imprenditoriale e calcistica. Abbiamo vinto due volte: sul campo, e sul palcoscenico dell'ammirazione internazionale. Onore anzitutto all'uomo che ha, come lui stesso dice, "costruito questo sogno": Luca Cordero di Montezemolo. Un uomo con lo sguardo ironico e aristocratico di chi ha lasciato la Ferrari senza rimpianti, un giovane manager che ha con lo sport un rapporto attivo (è un eccellente tennista e velista). Il suo volto sorridente, insieme alla mascotte Ciao, felice fusione tra il rotondo estro dei nostri calciatori e la geometrica potenza dei nostri imprenditori, ci ha accompagnato in questo gioioso cammino. Cammino iniziato con qualche difficoltà, come la lieve sforatura nel preventivo (ma cosa sono tremila miliardi? neanche la metà del fatturato Ibm). L'entusiasmo contagioso ha fatto sì che qualche lavoratore eccedesse nell'impazienza di terminare il lavoro e perdesse la vita in interminabili incidenti. Ma queste nuove strade, questi agili svincoli, questi stadi razionali, opere quali i villaggi dei Vip e il moloch Rai di Grottarossa ricorderanno il sacrificio delle nostre maestranze. La meravigliosa compagine azzurra, superata l'indegna gazzarra di Coverciano, ha dilagato. Su tutti ha brillato la stella di Baggio, giocatore che sicuramente vale più dei ventisei miliardi spesi dal lungimirante Agnelli, per non parlare di Zenga, Vialli e degli altri atleti che hanno lungamente rinunciato alle gioie del sesso per regalarci questo trionfo. Essi sono giocatori moderni che sanno fare i fotomodelli e i presentatori televisivi con la stessa naturalezza con cui calcano il rettangolo di gioco. Per finire, un grazie agli sponsor. C'è un bellissimo spot Rai, in cui si mostrano alcuni lavoratori italiani che, su una piattaforma petrolifera squassata dalla bufera, non rinunciano a godersi il nostro trionfo calcistico. In tutte le future tempeste, questa vittoria resterà nei nostri cuori come una piattaforma ben salda nel mare delle difficoltà. Siamo un grande paese. Grazie Luca, grazie Vicini, grazie meravigliosi ragazzi, grazie Ip, grazie gillette, Grazie Giulio, presidente del consiglio della squadra campione del mondo 1990».
VERSIONE DUE (Italia eliminata al primo turno)
«L'avevano detto. I faciloni, i pretoriani, i calciofili dell'ultima ora sono serviti. Il Mondiale romano rigetta l'Italia là dove le compete, nella casbah del Terzo mondo. Abbiamo perso due volte: sul campo e davanti al ludibrio internazionale. Responsabile di questo disastro è uno sbarbatello che a mala pena saprebbe gestire una baracchina di gelati, Luca Montezemolo, un uomo con lo sguardo strafottente di chi ha appena lasciato la Ferrari posteggiata in terza fila, un giovane arraffone che ha con lo sport un rapporto di cronico esibizionismo (è stato espulso dal suo circolo di tennis perché gridava "mia" a tutte le palle in gioco su sedici campi). Il suo volto da gufo impagliato ha turbato le nostre notti, insieme a quella mostruosa mascotte sgorbia, a quell'orgia di dadi da brodo, a quell'incubo per stitici cui il pulsare di un milione di cervelli ha dato il nome immaginoso di Ciao, e che tutti i nostri politici, in storiche foto, hanno tenuto in mano come reggessero il sacro Graal. La nostra vergogna è cominciata subito, quando abbiamo sforato il preventivo di qualcosa come la metà del fatturato Ibm. Gli operai sono caduti giù dalle impalcature con la stessa frequenza con cui i nostri calciatori si schiantavano al suolo al primo contatto fisico. Queste strade traforate, queste matriciane di svincoli, l'abbuffata di stadi, i villaggi per soli ariani e la bufala Rai di Grottarossa resteranno come monumento funebre di questa tragedia dello spreco.
L'ignobile compagine azzurra, purtroppo scampata alla giusta ira dei tifosi a Coverciano, ha dato triste spettacolo di sé.
Su tutto ha sinistramente brillato la pocaggine di Baggio, giocatore che non vale una lira dei ventisei miliardi spesi da quel fesso di Agnelli, per non parlare di quella manica di segaioli che passa ormai tutto il suo tempo ad indossare giacchettine e a fare il presentatore in tv piuttosto che allenarsi. Per finire, una parola sugli sponsor. Abbiamo visto una solenne stronzata di spot Rai, in cui i lavoratori di una piattaforma petrolifera, invece di pensare a salvare la pelle nella bufera, stavano lì ad aggiustare l'antenna. Continuiamo pure così, e l'Italia colerà a picco mentre noi regoliamo la sintonia. Siamo un paese di merda. Vai a lavorare Luca, torna al giardinaggio, Vicini, andate a zappare, branco di strapagati, e mi venga un accidenti se da domani non cambio marca di benzina e smetto di farmi la barba. Grazie Giulio, unica nostra speranza, tu che sei il, solo, in televisione, a avere più ore del calcio, tu presidente del Consiglio di una squadra che non meriti».


Stefano Benni