GRAVI SINTOMI Dl EPIDEMIA
tratto da L'Espresso di domenica 24 giugno 1990 (Anno XXXVI - N. 25)

A soli dieci giorni dall'inizio del Mondiale già si registrano i primi casi di Emo, estremondialismo acuto. È bastato un gol di Schillaci, una raffica di interviste a Gufo di Montezemolo e l'inattesa notizia che gli stadi reggono. E subito il morbo estremondialista è divampato. Quali sono i sintomi da cui si riconosce un caso di Emo?

LINGUAGGIO INFRATELECRONICO (INFRA)

Disturbo che nasce dalla continua convivenza nella testa dell'Emo di pensieri quotidiani e ossessione calcistica. Il padre fondatore dell'Infra è Bruno Pizzul con la seguente frase pronunciata in diretta: «Con la cartolina Unicef si può salvare la vita di un bambino ma seguiamo gli sviluppi di questa azione». L'infratelecronico è quindi una lingua lardellata da brani di telecronaca diretta o da ricordi di telecronache precedenti. Esempi: «Ho un gran mal di testa ma vediamo con sollievo che Giannini si è rialzato e sta riprendendo il gioco». Oppure «Cara, festeggiamo il gol del vantaggio, ti desidero tanto ma proprio in questo momento l'arbitro fischia la fine del primo tempo e rimanda le squadre negli spogliatoi».

NEVROSI PATRIOCALCICA

Contro l'ondata di "pseudoculturame" che disprezza i grandi vantaggi, specie futuri, del Mondiale, l'Emo consulta i suoi testi sacri: gli articoli di Cannavò, direttore della "Gazzetta dello Sport", detto «l'Alberoni coi tacchetti», le dichiarazioni di Edvige Fenech inventate (speriamo) da "Novella 2000": «Se l'ltalia vince il Mondiale, Luca mi sposa», e testi classici come D'Annunzio, Starace, Bossi e le figurine Panini. In seguito a tale esperienza l'Emo non riesce più a usare nulla che non abbia il logo di Italia Novanta.
Dopo aver mangiato tutti i centotrentasei prodotti alimentari sponsorizzati, comprese le tre forme di grana padano primo secondo e terzo, l'Emo si ammala. I familiari riescono a fargli prendere due aspirine soltanto disegnandoci sopra lo stadio di Bari.
Nella pancia gli gorgoglia l'orrenda sigla di Moroder. Con l'aumentare della febbre insorgono accessi smodati di delirio patriottico contro chiunque si opponga al regolare svolgimento dei mondiali: nell'ordine il maltempo, i Cobas, gli inglesi, gli olandesi, i tedeschi, i capalbiesi e i custodi dei musei. Si odono invettive del tipo «io questi teppisti tedeschi li manderei tutti a vedere Masaccio!». Nella fase semifinale e finale della malattia l'Emo obbliga la moglie a vestirsi come l'Africa di Missoni e ingurgita benzina per assumere il caratteristico color semolino-Montezemolo. Non esiste antidoto.

OLITE SPASTICA

Malattia che si contrae facendo collettivamente la "Ola", ovverosia alzandosi in successione dal proprio posto allo stadio, in modo da creare l'effetto ottico di un'onda marina. L'estremondialista pretende di fare la "Ola" anche al bar o in famiglia, causando la protesta delle persone anziane o sofferenti di artrosi. Di notte l'Emo viene spesso colto da attacchi di "Ola" solitaria, ed è molto difficile dormirgli vicino.
Grande diffusione al contagio della "Ola" è venuta dal fatto che anche Andreotti vi ha partecipato. In effetti la "Ola" è una delle poche occasioni in cui si sia visto Andreotti alzarsi da una sedia. La specialità di Andreotti non è però la "Ola" ma l'"Ulo", un uso particolare dell'attività politica che gli italiani subiscono da anni e a cui sembrano sostanzialmente assuefatti.

SINDROME DI GRUNDIG

Colpisce l'Emo sotto forma di un'immotivata e insana paura di un guasto al televisore. Abbiamo visto bar con tre televisioni, ma si segnalano casi anche in abitazioni. I sintomi iniziano in modo lieve: ad esempio con la frase «teniamo accese insieme Rai Uno e Telemontecarlo così se si guasta una possiamo vedere l'azione sull'altra». Il morbo peggiora con la tendenza ossessiva a lavare lo schermo con straccio e alcol perché «il giallo del Brasile non è il solito giallo». Nell'ultima fase della malattia si hanno: frequenti scalate all'antenna del tetto, anche mortali, sovrapporsi di sette televisori uno sull'altro in forma totemica, allucinazioni con spot, faces Biscardiana, coma grammatico, exitus e sigla finale delle trasmissioni.

MORBO DEL BUON RITIRO

Consiste nella fissazione che qualcosa possa turbare il prezioso «clima di serenità creatosi in seno agli azzurri nel ritiro di Marino». È di ieri la notizia che a Trento un padre ha riempito di botte il figlio di sei anni perché a mezzanotte aveva fatto cadere una bottiglia dal frigo. «Ha rischiato di svegliare Vialli», ha dichiarato il patriota.


Stefano Benni