E BAGGIO CREÒ IL GOL
tratto da L'Espresso di domenica 1 luglio 1990 (Anno XXXVI - N. 26)

Tutte le grandi opere d'arte, dal Mosè di Michelangelo al Ciao di Italia Novanta, hanno alle spalle una storia misteriosa e tormentata. Il gol di Baggio ai ceki, capolavoro del genio italico contemporaneo, non si sottrae a questa regola. Baggio ebbe l'intuizione dell'opera nel momento stesso della conversione religiosa, dopo un lungo colloquio con il democristiano Gianni Rivera. La sera stessa diventò buddista e vegetariano. In questa fase iniziale egli ebbe come sponsor ufficiale il minestrone Knorr e come guida spirituale Gianni Agnelli. Quando Baggio seppe di essere stato venduto alla Juve per 26 miliardi, cosi scrisse ad Agnelli:
«Maestro, ho avuto l'intuizione di una grande opera d'arte. Essa sarà composta di tre parti, ma non so ancora quali. Vorrei fondervi l'estro mediterraneo e l'essenzialità orientale. Purtroppo il clima dei Mondiali non è adatto alla meditazione. Lo pseudoculturame disfattista e l'estremondialismo giornalistico litigano chiassosamente. Io stesso, anche dopo ore ed ore di yoga, trovo la sigla di Moroder e lo spot di Tornatore due orrende patacche. E inoltre mi chiedo: tutto questo danaro non turberà la mia via verso l'illuminazione?».
Agnelli gli risponde con una bellissima poesia confindustriale giapponese:
«Il ramo di pesco si muove
sfiorato dal vetro della Toyota
tu pensa a giocare
che ai soldi ci penso io».
Ma Baggio non è sereno. La staffetta Carnevale Schillaci lo turba. Scrive al maestro zen Deishimaru:
«Ieri a Marino guardavo le immagini degli hooligans inglesi contro sei divisioni corazzate italiane e riflettevo sulla violenza. Mi sono ricordato di quella volta che a Coverciano hanno cercato di estrarmi dalla macchina con un apriscatole gigante. Erano forse gli stessi tifosi che ora mi osannano? Forse sono troppo spirituale per questo calcio cosi maschio e violento. Mi ritirerò a Hokkaido, o a Capalbio, e rinuncerò alla mia opera».
Il maestro Deishimaru non risponde, essendosi ucciso per la mancata qualificazione del Giappone al Mondiale. È un momento critico nella carriera di Baggio, il cosiddetto "periodo blu" in cui non riesce a rimediare altro che calcioni e lividi nelle gambe. La stampa sportiva sembra averlo dimenticato. Segue le partite in tribuna e partecipa a una ola durante la quale due persone che si erano rifiutate di alzarsi vengono linciate al grido di "boia chi non ola". Inoltre Spadolini, nel risedersi, gli schiaccia una mano. L'esperienza lo sconvolge. Si butta nella lettura dei testi zen, trovando sorprendenti analogie con gli interventi di Biscardi. Una sera, mentre si taglia le unghie, scopre con sorpresa che i suoi piedi hanno due lati: uno dalla parte del mignolo e uno dalla parte dell'alluce.
«Credo che per la mia opera userò soprattutto la parte destra del piede destro», scrive subito a Gauguin, «in quanto meglio si adatta alla mia intuizione. Ieri ho avuto un colloquio con Vicini che mi ha detto: "Tieniti pronto, forse giocherai, Vialli ha un problema alla coscia destra, è stato morso da un castoro". Ho un dubbio: che non mi abbia detto la verità?».
Alla vigilia di Italia-Cecoslovacchia la polemica tra disfattisti e estremondialisti è al culmine. Un pensionato esasperato perché non lo ricoverano urla «chissà quanti ospedali si potevano costruire coi miliardi degli stadi» e viene selvaggiamente picchiato e finalmente ricoverato. In questo clima Baggio vive una grave crisi religiosa e calcistica. La sera della vigilia, mentre sta preparando la sua ciotola di riso e alghe di Gabicce, entrano nella sua stanza Agnelli e Vicini.
«Domani giocherai», gli dice Agnelli.
Baggio scrive subito a Lou Andreas Salomé. «Sento che domani accadrà qualcosa. Stasera, mentre contemplavo la notte serena e Serena in pigiama, ho avuto un'altra illuminazione. Nel cielo volava una formazione di anatre quattro-due-quattro. Erano anatre inglesi, scacciate dagli stagni sardi di Cabras. Una di esse, forse per le manganellate della polizia, volava a zig-zag. Se io unissi il movimento a zig-zag a quello dell'esterno del piede, sento che potrei creare la mia opera. Però manca ancora qualcosa, il terzo elemento».
Perciò nel cuore della notte Baggio interrompe la meditazione e decide di confidarsi con un compagno. Bussa alla porta di Schillaci. Il tenace siciliano è immerso nella vasca da bagno e palleggia di testa per tenersi in allenamento.
Baggio capisce: è il pallone l'elemento che gli mancava.
La sera dopo, contro la Cecoslevacchia, parte a zig-zag spingendo il pallone con l'esterno del piede e il risultato è quello che sapete.
Quel gol-capolavoro che ci fa delirare e suonare i clacson e abbiamo già visto sicuramente più volte del Mosè.


Stefano Benni