DRAMMA IN TRIBUNA VIP
tratto da L'Espresso di domenica 8 luglio 1990 (Anno XXXVI - N. 27)

Scena: l'entrata alla tribuna Vip dell'Olimpico. Un inserviente con giacca Versace, pantaloni di Valentino e fora-biglietti di Armani fa entrare le celebrità. Si presenta un piccoletto con la faccia da galeotto e i capelli rapati a zero.
Inserviente: «Alt! Dove crede di andare?».
Piccoletto: «Io dovrei entrare...».
«Ah, entrare! Ma lo sa che questa è la tribuna più Vip che ci sia? Più Vip di quella degli Internazionali di tennis, più Vip della festa di beneficienza per i bambini rumeni, del salotto Marzotto, della toilette Sodano, più esclusiva dell'inaugurazione della barca di Gardini, del Telegatto, del Festival di Venezia, della Pidue, del premio Strega...».
«Io devo entrare lo stesso».
«Lei, con quella faccia da terrone? E perchè? È forse parente di Matarrese, il più grande bagarino d'ltalia? È amante di un dirigente Rai? È la guardia del corpo di Agnelli?».
«No, io veramente...».
«E allora, via! Ho capito chi è lei: lei è un metalmeccanico, uno di quelli che disturbano la grande festa Mundial...».
«Lavoro alta Fiat ma non sono un metalmeccanico».
«Comunque, durante il Mundial sono sospesi reclami, scioperi e colpi di Stato. E poi per cosa vuole protestare? Per il colera? Per i morti di camorra? Per di appalti degli stadi alla mafia? Perché a Ustica non c'era il telebeam? Per l'acqua nera di Napoli?».
«Si figuri che bevo Gatorade, sai che baffo mi fa l'acqua nera».
«Allora sia patriota, e protesti a Mondiale concluso. Tanto dopo verrà il Campionato più bello del mondo e non potrà protestare lo stesso... e adesso via o chiamo i parà».
«Ma io non ho fatto niente».
«Non importa... lei ha la faccia da hooligan... scommetto che ha dei tatuaggi lì sotto... faccia vedere!».
«Non ho nessun tatuaggio».
«Non ci credo... buonasera signora Vitti... buonasera signora Fenech... buonasera dottor Romiti... buonasera onorevole Spadolini... Ecco, ha visto come sono puntuali e entusiasti i tifosi celebri? I Vip sono autentici ultrà. Lo sa che Spadolini si e fatto tatuare su una chiappa quattro puntate della "Storia del Risorgimento a fumetti" diBiagi?».
«La prego, mi faccia entrare... svengo dal caldo».
«Ah, ecco! Lei vuole essere ricoverato. Lei provoca. Vuole forse insinuare che in Italia ci sono più stadi che ospedali?».
«Non ho detto questo».
«E allora cosa vuole? Vuole comprare una zolla dello Stadio? Ne ho una con tracce dello sputo di Rijkard, una dove ha dato una dentata Maradona, una calpestata da Schillaci...».
«Ecco io, per l'appunto...».
«Lei è un giardiniere? Oppure è quello della disinfestazione dei moscerini? Sa che l'altra volta uno pseudo-sciame di intellettualato ditterodisfattista ha invaso la tribuna Vip e si è permesso di beccare i sacri lifting? La galera ci vorrebbe, per questi. Ma già parlo di galera con uno con la faccia come la sua... Da dove viene?».
«Da Palermo... anzi da Messina... no, da Enna...».
«Si figuri! Là sono tutti killer... Se ne vada o chiamo un elicottero, il vigile ormai non lo chiama più nessuno... Siamo un grande paese con un Mundial di grande classe, l'hanno detto il "Los Angeles Times", Aldo Biscardi e Don Lurio. Comunque, per caso, io ho un biglietto per stasera... Sa, io sono cugino del chierichetto del cardinale fratello di Matarrese. Allora tre milioni il biglietto per la finale, più il biglietto della finale per il terzo posto, più due posti per un recital di Pavarotti, più la videocassetta de "L'Insegnante va in collegio", più un cuscino tricolore gonfiabile, più un cric speciale per "ola", dodici portachiavi col Ciao...».
«Ma a cosa mi serve?».
«"A cosa serve" è una frase disfattista assolutamente proibita durante il Mundial...».
«Oh basta! Io voglio entrare perché devo giocare».
«Qua non è un Casinò. Vada a giocare a Montecarlo, sede della Fifa».
«Voglio giocare perché mi chiamo Salvatore Schillaci».
(L'inserviente cade in ginocchio. Piange senza ritegno).
«Totò, Totò, potrai mai perdonarmi? Come ho potuto non riconoscerti? Oh Totò, nel cui volto dolente di muratore la parte sana della nazione riconosce l'atavica miseria da cui ci riscattammo per diventare un Impero Tecnocalcistico, o tu falco dei verdi stadi, o tu, Salvatore della Patria, tu che anche noi della Liga Lombarda amiamo, o Totò, siciliano artico, che nella tua scabra spontaneità...».
«Insomma, posso entrare o no?».
«Certamente: però prima mi deve fare un autografo. Naturalmente, dato che è di Palermo, può anche firmare con una croce... Io non sono razzista, però...».
(Totò lo stende con un calcione di destro, piede con cui non aveva ancora segnato. Sipario).


Stefano Benni