LETTERA RISERVATA AL SIGNOR MINISTRO
tratto da L'Espresso di domenica 22 luglio 1990 (Anno XXXVI - N. 29)

Egregio ministro dell'Interno colonnello Gava; addì 10 luglio, nel quadro delle operazioni militari della «polizia più efficiente del mondo» come lei ebbe felicemente a definirla in una conferenza stampa insieme a Gufo di Montezemolo, la situazione è la seguente:
GUERRA MONDIALE. Essa si è conclusa felicemente: cinquantamila uomini con elicotteri e autoblindo hanno stroncato ogni provocazione, fosse essa inglese, tedesca o argentina. Abbiamo militarizzato intere città, abbiamo perquisito anche i corner, abbiamo stretto gli hooligans in una morsa implacabile. L'ltalia ha appoggiato questo patriottico impeto d'ordine fischiando gli inni nazionali nemici. La guerra e vinta; avendo però saputo che a Buenos Aires sono stati fischiati i nostri alpini, chiediamo se lei non ritenga necessario l'invio di un contingente navale per rappresaglia. Siamo forse da meno dell'Inghilterra? Oggi fischiano gli alpini, domani, chissà, la Carrà.
CONCERTI ROCK. Abbiamo occupato con trentamila uomini i concerti di Vasco Rossi, Eros Ramazzotti e Madonna. I primi due concerti non ci hanno dato problemi: Vasco Rossi è un gran bravo ragazzo e Ramazzotti sembra più carabiniere di un carabiniere. Contro la pericolosa Ciccone, alias Madonna, erano invece pronti a intervenire il battaglione "Torquemada" con mutande in kevlar, e il reparto speciale "Biffi". In verità, dopo aver visto lo show, le dirò che rimasi assai più turbato da uno spettacolo del circo di Moira Orfei. L'unico momento in cui ho pensato di intervenire e stato quando la Ciccone si è presentata sul palco con reggiseno a punta del tipo proiettile da obice 150, qualificabile come arma impropria. Indossando però la Ciccone il sopradetto obice in spazio aperto e non occupato da limitrofi, ritenni non imminente il conficcamento doloso del di cui oggetto in altrui e diedi perciò ordine di soprassedere. In quanto all'indossamento da parte della Ciccone della maglia di Baggio, lo ritenni nulla più di una furbata e me ne fregai, interverrò però pesantemente nel caso che Baggio si presenti in campo con un reggiseno a punta.
ANTIDROGA. Altri trentamila uomini sono stati impiegati nel primo giorno dell'applicazione della Legge. Essendo però poco chiaro il concetto di "dose media" che separa il tossico dallo spacciatore abbiamo incontrato grosse difficoltà. Abbiamo fermato seimila e due persone. Di esse tremila, dopo pesaggio, sono state definite "spacciatori". Duemila, "tossici". Gli altri mille "tossatori", cioè tossici in procinto di spacciare o spacciatori pronti a consumarsi la dose invenduta. Abbiamo rilasciato le altre due persone. La prima, tale Aldo Biscardi, era uno sconvolto che parlava in modo così anomalo e anacolutico da mettere in crisi anche noi carabinieri. Disse che veniva da un periodo di stress. Negli abiti gli trovammo un chilo e mezzo di polvere rossa. Ci spiegò che era forfora. Inoltre beccammo tale "Carlos" con 16 chili di cocaina. Era costui in possesso di lasciapassare firmati da Kgb, Cia, Sismi, Siede, Spectre e Admm (Amici di Marta Marzotto). Disse che la coca gli serviva per «tenersi su nelle azioni», ma non volle dirci quali. Volevamo sospendergli la patente, ma nella Legge non è precisato a che altezza va sospesa se a un metro, o tre o sei. Rilasciammo anche lui.
Gli uomini rimanenti addi 10 luglio li divisi secondo il seguente elenco: ventimila di scorta ai Vip, mille sul fiume Reno contro i guardoni, mille a difesa delle statue sfregiabili (tre nei musei aperti), duemila a spegnere incendi con l'acqua, duemila a razionare l'acqua per spegnere gli incendi, cinquantasei puniti, trenta in licenza, sedici a sfilare come modelli per Armani (ormai usa solo sergenti).
A questo punto assegnai all'antimafia il contingente restante: e cioè due pantere in Puglia e due in Basilicata. Sfortuna volle che quel giorno la mafia ammazzasse quattro persone in Calabria. Certo, è perfettamente inutile che con problemi gravissimi quale la scorta di De Michelis, i concerti di Ramazzotti e i tossici di 13 anni, noi dobbiamo occuparci di una guerra ormai persa. Ma che figura ci facciamo? So che un settimanale sta preparando la "Baretta verde", un carro funebre della Doxa che percorrerà tutto il Sud rilevando il tasso di mortalità violenta regione per regione. Verrà poi compilata una cartina su cui la gente potrà scegliere tranquillamente la vacanza. Ad esempio risulterà che le coste del Molise hanno 20 mila colibacilli, ma solo tre morti per Aids e quattro di mafia. La Sicilia ha spiagge con soli 200 colibacilli, ma 150 morti ammazzati. Spero che questo rassereni la popolazione. Ho quindi provveduto a rafforzare i contingenti di polizia in Calabria mandando due uomini-rana. Resto però ugualmente preoccupato della situazione. So cosa mi risponderà, colonnello Gava: che sono il solito esagerato, che Andreotti ha detto che la mafia non è poi così forte come sembra, che non dobbiamo sprecare forze preziose in una battaglia perduta. Ma mi permetta un'obiezione. Giorni fa, nel suo ufficio, lei ci ha detto che la guerra tra Mafia e Stato è ormai vinta dalla Mafia. Fin qui niente di male. Ma perché dopo ci ha fatto brindare, e ci ha fatto fare la "ola"?
Con sospettosa fedeltà, capitano Ciccone Michele


Stefano Benni