PRONTO INTERVENTO
tratto da L'Espresso di domenica 26 agosto 1990 (Anno XXXVI - N. 34)

Un Impero che si rispetti deve fare almeno una Guerra. È perciò con entusiasmo che gli Interventisti italiani hanno accolto le notizie dall'Irak. Da un'indagine Doxa-Agusta-Bell gli interventisti italiani sono di cinque tipi. Eccoli.
INTERVENTISTA TECNICO. Questo signore fino a una settimana fa non sapeva niente di guerra, e improvvisamente si scopre stratega. L'Interventista tecnico discute al bar di missili Exocet e di build-up con la stessa disinvoltura con cui il mese scorso parlava di Maradona e del Mondiale. Non perde mai il telegiornale con l'intervista al centro Studi Strategici di Londra, discute della maneggevolezza della fregata Libeccio e contesta il lanciamissili Otomat-Teseo perché "non ha ripresa".
Se la sua competenza viene messa in dubbio, mostra la licenza di caccia. Nei casi più gravi giunge a sperimentare la guerra chimica mettendo il barboncino nel forno, oppure obbliga i figli a marciare per ore nella sabbia cronometrando un eventuale spostamento di fanteria irachena. Dell'ammiraglio Buracchia dice che è «competente». Per vincere la guerra, userebbe un attacco di aerei Harrier 2 da nord-ovest sostenuto alle ali dal battaglione San Marco e da 24 elicotteri Puma. Se qualcuno però gli chiede: «E Baggio dove lo metterebbe?», va in crisi.
INTERVENTISTA SELVAGGIO. Lui in guerra c'era già. Lo si può vedere mentre su una gigantesca jeep duella con le corriere sulle strade di montagna o terrorizza i parcheggi dei lungomare. Non sa dov'è l'Irak, ma da quando dieci anni fa in Marocco gli fregarono la tuta da sub, per lui tutti gli arabi sono da sterminare. I suoi idoli sono Bossi, De Michelis e la Thatcher.
Tutte le volte che fa benzina con il prezzo aumentato lancia oscure minacce e dice: «so io come gli farei riaprire i rubinetti a quel Saddam». Crede che gli oleodotti arrivino fin sotto i distributori e guai se un benzinaio glielo contesta. Di Buracchia dice che è meglio Stallone. Per vincere la guerra userebbe una bella atomica o il lancio paracadutato di un milione di meridionali imbottiti di tritolo.
INTERVENTISTA SNOB. Usa dire che comunque, rispetto agli anni di piombo, un conflitto mondiale è sempre meglio. Non sa molto di questa guerra, ma una volta ha fatto scalo nel Kuwait e c'era un aeroporto bellissimo dove i Rolex costavano la metà. Di Saddam dice che assomiglia un po' a Omar Sharif ma con meno charme. Riguardo agli ostaggi occidentali non capisce perché si lamentano, visto che lo Sheraton di Bagdad è uno dei migliori alberghi del mondo.
Di armi non s'interessa, ma le divise più belle restano quelle inglesi. In quanto alla divisa della Marina italiana, ci vedrebbe un po' più d'oro e meno panna, chiusure in Velcro e taglio tra Versace e Ken Russel. Buracchia è un nome volgarotto, Angioni era più chic. Per vincere la guerra il massimo è il Mirage francese che ha dei colori delavé bellissimi e in volo sembra una spilla di Cartier.
INTERVENTISTA AFFARISTA. La guerra non l'ha colto di sorpresa. Da anni imbottisce di armi tutto il mondo e con Saddam ci è andato a cena. Se aumenta di dieci lire la benzina sai cosa gliene frega. Quando è felice perché è riuscito a scappar via dalla Finanza con il suo yacht, si rifugia all'isola di Man, dove gioca a Risiko con gli amici sceicchi. Dell'ammiraglio Buracchia dice che è un buon quadro intermedio.
Per vincere la guerra consiglia pazienza, l'ideale sarebbe una guerra lunga dove si consumino parecchie armi e dopo ci siano da rifare due o tre eserciti. Un famoso esponente di questi Interventisti disse una volta: «È più facile sostituire cento Mirage che un solo Platini». Chi é?
INTERVENTISTA CONFUSO. Il più diffuso della nostra classe politica. Ad esempio, il ministro-toppa della Difesa, Rognoni, che è rientrato in fretta dalle vacanze e credeva che il Kuwait fosse una giacca a vento. Ha detto chiaramente che le nostre navi andranno verso la Turchia o forse verso la Groenlandia con compiti antiminembargotatticargopacificodiportodifensivi. Ma la Corazzata dei confusi è Cirino Pomicino, l'unico ministro chiuso tutto l'anno per ferie.
Se il prezzo della benzina sale, lui "interviene non intervenendo", se c'é bisogno di interventi speciali per la siccità lui «non sa dove sono i soldi». Qualcuno gli ha consigliato: esorti almeno gli italiani a risparmiare energia nei modi suggeriti dai giapponesi: fare le scale a piedi e andare in auto a ottanta all'ora. Pomicino, dal suo ufficio (terzo ombrellone, terza fila) ha dichiarato alla stampa che «l'unico modo per uscire dalla crisi energetica è fare le scale in macchina e andare a piedi a ottanta all'ora». Si segnalano le prime vittime. Invece delle navi, mandiamo in Irak Cirino Pomicino. Forse la guerra si spegnera per inerzia.


Stefano Benni