SOTTO CHOC PETROLIFERO
tratto da L'Espresso di domenica 2 settembre 1990 (Anno XXXVI - N. 35)

Da "Storia d'Italia" per le scuole medie, 1998. Nel 1990, dopo il comunismo, fu il capitalismo a crollare miseramente. Bastò un dittatore, tale Saddam, sponsorizzato dai mercanti d'armi di tutto il mondo, a mettere in crisi il sistema.
Saddam cercò di rapinare la Banca di Kuwait, sede di una favolosa fortuna. Ma durante la rapina scattò l'allarme e Saddam fu circondato dagli eserciti di ventisei paesi, compresa tutta la Marina americana. Lo choc petrolifero sconvolse l'Occidente, le Borse collassarono e Everardo Dalla Noce fu sostituito da un equìpe di cardiologi.
Ma non fu l'Irak a dare il colpo mortale. Approfittando del fatto che tutti gli eserciti erano in Kuwait per salvare l'economia mondiale, l'esercito lussemburghese, armato dalla Lego, invase il Belgio e da lì, senza incontrare la minima resistenza, conquistò l'Europa.
La sorte peggiore toccò all'Italia. Il paese viveva proprio in quegli anni il Regime della Vecchia Camorra Organizzata e della Nuova Cafoneria Vip. Lo choc petrolifero lo schiantò. Gli uomini che fino ad una settimana prima avevano celebrato il primato dell'imprenditorialità tricolore, rilasciarono interviste lamentose dando la colpa non ai mercanti d'armi o al regime petrolifero feudale, ma agli antinucleari e alle mamme.
In pochi mesi, intere fortune andarono in fumo. Basta ricordare la fine che fecero i nove uomini più ricchi d'Italia. Pietro Barilla, nonostante avesse comprato una laurea a Bologna pagando il rettore in fusilli, fece bancarotta. La sua "pasta per risparmiatori", il maccherone con otto buchi, ebbe scarsissimo successo. Il secondo a crollare fu Benetton. Dopo aver colonizzato con i suoi negozi mezza Italia, proprio mentre stava per coronare il suo sogno (un negozio Benetton al posto degli Uffizi), ebbe un tracollo in Borsa. Settecento azionisti e duemila pecore si uccisero.
Pesenti e Italcementi resistettero un po' in più. Grazie alla mafia, infatti, i costruttori continuarono ad aggiungere piani ai palazzi, perché gli appalti potessero proseguire.
Quando i grattacieli raggiunsero gli ottantesimi piani e cominciarono a crollare, anche Pesenti crollò. Poi fu la volta di Ferrero, che cercò di vendere la Nutella come arma chimica, ma fallì perché era già arrivata la Kraft con le sottilette. Seguì il crack di Salvatore Ligresti. Ma dato che nessuno aveva mai capito come aveva fatto i soldi Ligresti, nessuno riuscì a capire come aveva fatto a perderli.
Poi venne il turno di Carlo De Benedetti. Anche per lui fu difficile diagnosticare la crisi perché commerciava in "noncentro" (si infilava in tutte le iniziative e poi diceva che non c'entrava). Negò di avere un patrimonio di tre miliardi di dollari, si imbarcò sul suo jet personale e restò in volo due anni. Quando riatterrò, cercò di tornare alla sua prima attività, la "sola" cibernetica. Attualmente vende videoregistratori nei parcheggio degli autogrill. La fine di Raul Gardini fu particolarmente rapida. Il colosso Montedison iniziò a bollire e fuse con una reazione, visibile a chilometri di distanza. Gardini dovette vendere la sua barca "Moro di Venezia" per comprarsi una cena di pesce a Venezia. Ora fa il bagnino a Cervia e ha un pedalò d'ebano. Silvio Berlusconi chiese aiuto alla Pidue, ma la Pidue era troppo occupata nel traffico d'armi. Allora iniziò a vendere tutte le televisioni e le frequenze, poi il Milan pezzo per pezzo e tutti gli appartamenti di Milano Due. Quando rimase solo in un monolocale con la Carrà e Sacchi da mantenere, si suicidò impiccandosi a un elicottero.

Gianni Agnelli resistette più a lungo. Quando il mercato dell'auto calò, licenziò tutti meno i fedelissimi. Purtroppo commise un errore. Per comprare il kitkat a Romiti, vendette un sistema puntamento missili a un vecchio signore. Il signore, che era un ex artigliere di San Marino, puntò un missile su Roma e i sanmarinesi conquistarono l'Italia. Agnelli, sconvolto dalla sua fesseria, uscì di senno e diventò comunista. Attualmente è presidente della squadra di calcio dell'Uisp di Crespellano.
Certo furono anni spietati, in cui una vita veleva molto meno di un barile di petrolio. Ma pochi avrebbero detto che un regime così fiorente sarebbe caduto. Ma tale è la Storia: essa si diverte a giocare con le sorti degli uomini e a punirli, specie nei tempi in cui, come è stato scritto, «la stupidità diventa destino». Frase profetica, soprattutto se si pensa che chi l'ha scritta ancora non conosceva De Michelis.


Stefano Benni