SCENE DI GLADIO
tratto da L'Espresso di domenica 18 novembre 1990 (Anno XXXVI - N. 46)

Questa rubrica viene scritta a metà settimana e voi la leggete il lunedì successivo. Fino a ora doti medianiche mi hanno permesso di indovinare sviluppi e decomposizioni delle notizie. Ma ora mi arrendo: cosa accadrà di qua a lunedì, ora che il regime ha tolto il doppiopetto? Proverò a immaginare tre scenari:
a) colpo di Stato;
b) caduta del regime per "implosione" (termine italiano) oppure "impeachment" (termine inglese), oppure "strasmardé" (termine bolognese che descrive lo scoppio di una fogna quando vi viene convogliata troppa marea fecale);
c) Grande Ondata di Saldi e Sconti. Il Regime confessando un trenta per cento delle sue porcherie, si scusa, si rimbelletta e si rigenera. Restano fregati quattro o cinque morti che non possono più parlare, cadono uno o due generali inutili, Cossiga e Andreotti si prendono una vacanza.
Per la probabile soluzione c) ci vogliono però scuse di altissimo livello. Proviamo ad anticipare le tattiche che useranno i bugiardi di "Gladio".

TATTICA UNO: I FESSI (parla Giulio Andreotti)
E' stato tutto un equivoco. La Cia ci mandava ogni Natale un milione di dollari per i regali ai bambini dei militari e politici. Sul pacco c'era scritto: «For your kid». Noi abbiamo letto "Sid" invece di "Kid", (accidenti a saper l'inglese!). Ogni tanto la Nato ci chiedeva: «Come vanno i ragazzi? Crescono?». E noi ne arruolavamo degli altri. Gli americani non capivano come mai consumassimo tanti fucilini e tante pistole-giocattolo. Una volta William Colby mi telefonò e chiese: «Allora, come avete speso l'ultimo milione?». «Abbiamo giocato con i trenini e uno s'è rotto», risposi. Colby ci rimase così male che si mise a piangere e sua moglie, Gladys, mandò personalmente un trenino a me e a Cossiga. In onore di Gladys, chiamammo l'operazione "Gladio". Capisco che ora non vogliano ammettere di averci finanziato. La vera beneficenza non è mai esibita.

TATTICA DUE: I MANAGERS (parla Caio Gregorio, neofascista)
Io lavoravo nel ramo grappe. Un giorno si presenta un colonnello e mi dice: io lavoro per una ditta americana in forte espansione, cerchiamo un rappresentante per il Triveneto. «Grappa?», dico io. «No, guerriglia anticomunista», dice lui. «E io che c'entro?», dico io. «Lei sa trattare con la gente, lei deve offrire grappa ai giovani patrioti, arruolarli e poi quando sono belli ubriachi le diciamo noi cosa devono fare». «Va bene», dico io, «la proposta è valida ma mi serve un tot di elementi per configurare un'azione di marketing. Non avrebbe un depliant dell'articolo?». «No», dice il colonnello, «è tutto segreto e poi è in inglese». Insomma, ho firmato per un Minimo Garantito di provocazioni ma avevo dei grossi incentivi, soprattutto dei "Bonus" per deviazioni e iniziative individuali. Ho fatto i corsi di aggiornamento in Sardegna, il briefing sulle armi cecoslovacche, ho preso la tessera sindacale della Pidue, e adesso voi mi rovinate tutto, c'avevo quattordici anni di anzianità e tra un anno andavo in pensione. Ma lasciateci lavorare!

TATTICA TRE: I MATTACCHIONI (parla Amos Spiazzi)
Bei tempi quelli della Gladio! Certe mangiate, certe bevute! Ci si trovava di notte in mimetica, di nascosto dalle mogli e subito via, in qualche ristorante. E Miceli che diceva: «Adesso basta ragazzi, attenti un attimino, si studia un po' di guerriglia contro i rossi». E noi in coro: «Oh, bischero che sei, i rossi ce li beviamo di un fiato!». E giù certe retate di Barolo e certi rastrellamenti di Chianti da non credere, e ogni tanto si alzava il Maletti, quel burlone, e giù un gran rutto «tanto pagano gli americani!» e tutti a ridere. E quelli della Pidue, che sagome! Si mettevano il cappuccio e poi giocavano a «Michele, indovina che whisky è questo?». E una volta fecero il gioco a Santovito bendato che disse: «Perdiana, questo è Bourbon». E invece era vinavil, che risate! Ma il vero spasso era quando si portava con noi Craxi e Spadolini. E noi tutti in mimetica e con il mitra a tracolla e Craxi chiedeva:«Che costume è codesto?». E noi: «Grullo, si è vestiti da caccia, no?». E mentre lui mangiava gli si metteva una cartuccia tra i rigatoni e una volta se n'è ingoiata una e gli è scoppiata in pancia. Allora ha detto: «Voi qui fate i furbi. Mi tenete nascosto qualcosa e io so cos'è». E noi zitti, immobili. E Craxi: «Voi mi tenete nascosta la zuppa inglese!». Era vero, aveva sentito l'odore in cucina, quel furbone, ed è arrivata dentro una zuppona sei metri per sei, sembrava l'area di rigore di San Siro e Spadolini ci si rotolava dentro mezzo ubriaco e alla fine è arrivato pure Andreotti, si è bevuto un mezzo bicchiere di Fiuggi e ha detto: «Mangiate, mangiate, gladiatori, che fa buon sangue». E tutti noi ci si è toccati le palle.


Stefano Benni