STORIA DI UN GANGSTER
tratto da L'Espresso di domenica 25 novembre 1990 (Anno XXXVI - N. 47)

Frank Simpleton, uno dei più leggendari gangsters del dopoguerra, è stato arrestato a Roma mentre scassinava un distributore automatico. Spacciatore di droga, killer, rapinatore, Frank Simpleton era ricercato dall'Fbi per duecentosessanta reati. Come mai è caduto cosi in basso? "L'Espresso" ha chiesto a Simpleton di raccontare la sua storia in questo articolo.
Ragazzi, ho visto la Chicago anni '30 e il Panama del vecchio "Faccia d'Ananas", i ghetti di Los Angeles e gli spogliatoi di Juventus-Bologna, ma giuro che non avevo mai visto tempi spietati come questi. Giorni fa alla tv americana seguivo un notiziario per sapere qualcosa sui nostri ragazzi nel Golfo. Cristo, c'erano quarantacinque minuti dedicati alla cessione del giocatore di baseball Darryl "Fragola" Strawberry, e neanche tre minuti sul mezzo milione di soldati in Irak. Allora sono andato a votare, perché anche un gangster si indigna quando vede Bush che straparla di Hitler roteando la mazza da golf. Il seggio elettorale era così vuoto che sembrava il cervello di Casini. Ha votato un americano su cinque.
Che paese di merda, mi son detto, cambio aria e vado a fare una bella rapina in Italia. Ho un sacco di amici a Roma, con cui tratto eroina, zippi e fnanziamenti anticomunisti. Cristo! Sull'aereo leggo che in città stanno sfilando cinquecentomila pensionati e duecentomila metalmeccanici. Con quel casino, addio rapina. Beh, ci crederete? Quando sono arrivato nessuno ne parlava più. Spariti nel nulla, cancellati, neanche fossimo all'Olivetti. Si parlava solo di una bomba che non era esplosa in uno studio televisivo. In Italia è strano: quando le bombe non scoppiano ne parlano tutti, quando scoppiano non ne vuol parlar più nessuno.

Comunque mi scelgo una bella banca grassottella e telefono ai vecchi amici per mettere insieme la banda. Cristo, se ne trovo più uno! Sono tutti candidati per le elezioni, compreso il vecchio Jolly. Hanno messo insieme una ciurma peggio del senato americano. Per darvi un'idea del livello, pensate che Ciancimino ha detto: «No, con quelli lì ho paura». Pazienza, ho pensato, andrò dai ragazzi della Gladio, quelli se c'è da dare una mano all'America non si tirano indietro. Quand'ecco che leggo sul giornale: "Scoperta la Gladio". Cristo, stanno tutti in galera. Invece vado al solito ritrovo, la palestra segreta Mortalrosso, e li trovo che giocano al biliardo che gli ha regalato Andreotti con le palle che gli ha regalato Craxi.
Mi spiegano che con la Gladio è scoppiato un gran casino e si parla di «attentato contro le istituzioni», ma l'attentato si riferisce a quelli che chiedono l'inchiesta. Beh ragazzi, robe cosi non le ho sentite neanche in Cile. Come ultimo tentativo, telefono alla sede di Cosa Nostra, nessuno lavora più nel ramo rapine. Uno fa l'imprenditore edile, l'altro gioca in Borsa, un altro investe in sale cinematografiche e pornovideo, un altro sta scrivendo la sua autobiografia per un editore. Allora, disperato, telefono al boss. Mi dicono che Giulio è impegnatissimo, la mattina deve firmare le copie del nuovo libro e il pomeriggio deve togliere la firma dai vecchi documenti. Ma io dico la parola d'ordine: «Ho con me i dollari», e subito me lo passano. «Ragazzi come ne vuoi tu», mi dice, «non ce n'è più, Frank. In Italia i delinquenti sono tutti sistemati».
«Ma capo, non posso farmi una banca da solo. Non sono mica Craxi...».
«I tempi sono duri. Un giudice rompiballe voleva addirittura far testimoniare il vecchio Kossy. Ce l'ha con lui, è pieno di pregiudizi».
«Capo», dico io, «un giudice che pensa che un democristiano si presenti spontaneamente in tribunale non è pieno di pregiudizi, è pieno di grappa».
«Infatti. O Casson impara la "cultura dell'umiltà", come dice il Consiglio della Magistratura, o non vedrà il panettone, come dice "Tutto-sport". Entro Natale il fascicolo cambierà allenatore...».

Mi viene un brivido nella schiena. La banda di Al Capone, in confronto a questi, era un coro gregoriano. Come ultima chance, faccio un giro nel ghetto, avvicino tre teppistelli e chiedo: «Bambini, qualcuno vuole fare un colpo in banca con me?».
«Io no», dice il primo, «io spaccio eroina alle scuole elementari Rio Bo».
«Io no», dice il secondo, «io vendo i nasi dei miei compagni di scuola ai brasiliani che poi li trapiantano ai bambini ricchi con la sinusite».
«Io», dice il terzo, «voglio diventare presidente della Fiat».
«Bum», dico io.
«In un paese dove Pomicino è ministro, Casini è deputato e Gelli può diventare senatore, io posso benissimo diventare presidente della Fiat».
Il ragionamento non fa una grinza. Solo come un cane, vado a svaligiare una macchinetta di preservativi. Mi bloccano quattro agenti di "Forbici", la polizia parallela del Vaticano, e mi arrestano per tentato aborto multiplo. Ragazzi, che sogno era la Chicago anni '30! Italia '90 è troppo anche per un gangster.


Stefano Benni