DESERTO, 90° MINUTO
tratto da L’Espresso di domenica 13 gennaio 1991 (Anno XXXVII - N. 2)

La notte del 12 gennaio, quando le telecamere della Mondovisione inquadreranno la luna piena nel deserto del Kuwait, e si udrà la sigla d’apertura “things go better with Coca-Cola”, io sarò davanti al televisore, eccitato come non mai. Questa volta non è un Mundial o un’Olimpiade. E’ molto di più. E’ nientemeno una grande guerra, Usa contro Irak. Certo gli americani partono favoriti, ma chi può escludere una clamorosa sorpresa? (Ricordate Tyson al tappeto e Gelli libero?). E poi quanto durerà l’incontro? Quanti morti ci saranno? Ci sarà l’album con le figurine? E’ vero che andrà in onda il “Processo al Golfo” con la moviola e i commenti di Biscardi e dei maggiori strateghi italiani?
Intanto per prima cosa mi son comprato un televisore nuovo con il dolby sensurround, perché per godersi bene una guerra l’importante è il sonoro, lo dice un mio amico che ha fatto il Capodanno a Ercolano. Bisognerà prepararsi all’evento. Perché tutti gli italiani culturalmente vivaci sanno a memoria la formazione del Brasile o il nome dell’allenatore del Camerun, ma se gli chiedete la marca dei 115 elicotteri che l’Italia ha venduto all’Irak, o anche cose elementari come la massa di fuoco di una nave Pocolny, l’ignoranza si spreca. Perciò non si possono fare le discussioni che sono l’anima di ogni campionato e ogni Mundial.
Gli italiani perdono tempo a parlare di sciocchezze come Gladio e la mafia, come se non sapessero che tanto queste cose esistono ed esisteranno sempre, mentre una vera guerra capita una volta ogni vent’anni, e sicuramente questa sarà un kolossal, ci saranno morti, distruzioni, crolli, spese enormi, erba rasa al suolo, proprio come se l’avessero organizzata Matarrese e Montezemolo. Ma i pacifessi, gli antimerikani e i palestinesi continuano a sperare che non ci sia, e così rischiamo di perderci una manifestazione senza pari.
Ma lo sapete che gli Stati Uniti hanno le telecamere a infrarossi su ogni elicottero? Potremo vedere i bombardamenti dall’alto minuto per minuto. C’è un computer centrale che ora per ora segnalerà l’evolversi della situazione, i mutamenti climatici, le perdite di uomini e di mezzi e anche altre variabili come i bioritmi di Saddam e i pareri di De Michelis. Altro che proiezioni Doxa! Si potrà sapere chi ha vinto dopo venti secondi, come quando alle elezioni appare Vespa, se c’ha la faccia a culo di ippopotamo vuol dire che la Dc ha vinto. A proposito di Vespa, io sono d’accordo con Maria Goretti Pasquarelli, Saddam non andava messo in onda perché è ora di togliere la parola alle macchiette guerrafondaie, anzi io farei smettere di parlare anche Bush, che ormai sembra un incrocio tra John Wayne e Funari.
E la paura della guerra? Ma quale paura, mica sono iracheno, e poi se lo scontro si avvicina io c’ho un cugino a Lugano con un bunker e surgelati per sei anni. Paura degli attentati? Con Scotti antimafia e Andreotti garante dei servizi segreti, se avessi paura sarei emigrato da un pezzo. La Cia ha mandato in giro per il mondo assassini e terroristi almeno dieci volte gli arabi, ma è ancora lì che lavora. Si fa l’abitudine a tutto. Io ormai mi sono abituato anche a Andreotti che puttaneggia di programma in programma alla tv, per me è come uno spot. E di Gladio e mafia non voglio più sentir parlare, voglio la guerra! Voglio le interviste negli spogliatoi con gli americani che dicono «sì, siamo favoriti ma non sottovalutiamo gli iracheni perché in casa sono molto pericolosi, comunque il mister Bush per noi è come un padre».
E l’allenatore Saddam, mentre prepara l’Ovomaltina ai soldati, che dice «non partiamo battuti, ho messo dentro dei giovani molto interessanti e ci siamo rafforzati al mercato estero. In difesa ho mille aerei francesi, a centrocampo la fantasia di 1220 autoblindo brasiliane e all’attacco il supercannone italiano e seimila missili russi».

Che eccitazione! Speriamo che la sabbia del deserto tenga più di quella di San Siro. E adesso basta, mi vado a studiare le formazioni: dunque gli americani attaccheranno con moltissimi negri, e con i blindati, che spianano il deserto quasi come fa l’Edilcoop con i centri sociali. La difesa dell’Irak invece avrà come punti forti Basra e Tikrit. A centrocampo c’è l’Eufrate, e secondo me è lì che l’Irak è debole. Io ci metterei l’aviazione di rinforzo.
Le navi? Ma per carità, cosa dice, le navi irachene sono di fabbricazione russa e non sono adatte al campionato, pardon, alla guerra del Golfo. I caccia? Ma neanche per sogno, non sono abbastanza veloci per marcare i caccia americani; se dice così lei è un tecnico da strapazzo, vada a parlare di mafia, che li son tre o quattro morti al giorno, qua si parla di migliaia di perdite, la tattica bisogna conoscerla bene. La palla è rotonda ma la pallottola è a punta, e i morti non si possono nascondere, mica siamo a Ustica o a Bologna.
Saddam? E’ un bluff. Ma come, non lo sa? Ha il menisco. Se c’è da ritirarsi nel deserto resta lì con il ginocchio rotto e i carri armati inchiodati. Me l’ha detto un mio cugino che è stato ostaggio.


Stefano Benni