VOCABOLARIO BOLOGNESE
tratto da L’Espresso di domenica 20 gennaio 1991 (Anno XXXVII - N. 3)

TORRI - Insieme a Tette e Tortellini, triade simbolica delle attrazioni bolognesi. Nel decadimento generale della città, la torre Asinelli si è abbassata di dieci centimetri, ed è sbarrata in cima per evitare i tuffi dei suicidi. Adesso c’è chi vuole metterci l’ascensore.
TORTELLINO - Si dice che la sua forma sia ispirata all’ombelico femminile. Il vero bolognese lo mangia in brodo, i socialisti lo mangiano con la panna, i turisti col ketchup e i democristiani vuoto perché si rubano il ripieno. Quello autentico, piccolissimo, è sempre più difficile da trovare. Adesso più che all’ombelico femminile sembra ispirato alle orecchie di de Michelis. Costa circa come uno smeraldo e molti lo regalano come anello di fidanzamento.
TETTE - Anche loro decadute. I siliconi e Vanna Marchi hanno ipertettizzato tutta Italia, e Bologna ha perso anche questo primato. Il cardinale bolognese Biffi, esperto di tematiche femminili, ha definito le tette «una pericolosa provocazione» e ha invitato le fedeli a non uscire nei giorni in cui le hanno.
TIRO A SEGNO - Quarta “T” che rende celebre Bologna, da sempre terra di cacciatori. Poiché le lepri scarseggiano, ultimamente si spara a benzinai, testimoni, zingari e carabinieri. Gruppi che si muovono con strategia militare e usano armi da corpi speciali, sfogano così la loro giovanile aggressività. Il Novantuno sarà sicuramente l’anno in cui a Gladonia fiorirà questo tipo di caccia. In un paese dove la mafia è un fenomeno naturale e i corpi segreti sono opportuni e necessari, ognuno si sente in diritto di andare in giro a sparare mascherato. Del resto, come ha detto Cossiga: «Morire per la patria è bello: è dimettersi che è brutto».
TOMBA - Simbolo positivo dello sport bolognese. Ha imparato a sciare in pianura e poi, quando in montagna ha scoperto la pendenza, è andato ancora più forte. Il suo unico difetto è il fisico massiccio che lo porta a stare troppo indietro sugli sci e troppo avanti sul piatto di tagliatelle.
CORIONI - Presidente del Bologna calcio, simbolo negativo dello sport bolognese. E’ l’anti-Berlusconi. Berlusconi non dice niente e compra tutto, Corioni dice sempre e non compra mai niente. Soprannominato “super-balla” è famoso perché una volta giurò di aver comprato cinque giocatori rumeni a un autogrill. E’ presidente del Bologna, del Brescia, dell’Ospitaletto e usciere della Juventus.
RUSPA - Simbolo della politica sociale del Comune. Sempre pronta a spianare centri sociali autogestiti o case occupate e poi versare lacrime di coccodrillo dall’apposita marmitta.
BIFFI - Famoso cardinale sessuofobo per cui la donna, (specialmente bolognese) è creatura del diavolo. Insieme al prefetto Rossano e al rettore Roversi Monaco mantiene la tradizione di Bologna medioevale, con punte di modernità e sensibilità che si spingono indietro fino all’Eocene.
UNIVERSITÀ - Quella di Bologna è all’avanguardia nella ricerca (di soldi e di sponsor). Previsti nel 1992 la facoltà di Mulino Bianco e il corso di laurea in Storia della Famiglia Agnelli. Famosa per i suoi ermellini, le cene suntuose, le cerimonie accademiche. Peccato ci siano tutti quegli studenti tra i piedi.
CANTAUTORI - Bologna è considerata la città dei cantautori: Dalla, Morandi, Mingardi, Lolli, Guccini. Balle! Morandi e Mingardi non sono più cantanti ma calciatori, Guccini è di Modena, Lolli è mitteleuropeo e Dalla è un troll.
ISOLA FELICE - Così veniva chiamata Bologna anche nel 1977, anno delle autoblindo contro gli studenti, o nell’anno della strage. Non è un’isola felice, è una città dura e drammatica con qualche esile speranza in più rispetto all’illaidito arcipelago di Gladonia. Per questo i vecchi e nuovi gladiatori la odiano tanto. E ora sente forte il vento di regime. Poiché, come diceva John Donne, nessun uomo è un’isola, neanche Spadolini quando fa il bagno in materassino.
STRAGE - Oscuro fantasma ferroviario del passato. Alcuni cittadini saltarono in aria, come disse Vespa in un famoso collegamento, «per l’esplosione di una caldaia». Ma la memoria di quei fatti è dispersa nel glomero degli omissis, e ogni tanto Andreotti si diverte anche a sfottere i familiari delle vittime. Ma nelle notti di nebbia, tra i binari, si vede passare un misterioso vagone fantasma da cui risuonano epiteti alla magistratura e una voce tuona: «Andreotti, presto pagherai tutto e pagherai caro, compreso il supplemento rapido per il ritardo!»

Buona guerra a tutti.


Stefano Benni