LA PAROLA ALL’ESPERTO
tratto da L’Espresso di domenica 3 febbraio 1991 (Anno XXXVII - N. 5)

Abbiamo intervistato il generale Pacifico Bonocore. Dei 26 mila generali ed esperti strategici che non sapevamo di avere, e che hanno invaso la televisione, Bonocore è il più riservato. Vive in un bunker alla periferia di Lodi con la moglie e 124 mila soldatini di piombo. E’ considerato il più grande esperto mondiale di armamenti dopo Giancarlo Parretti. Ecco cosa ci ha detto:
«E’ ribadito ormai da tutti che l’obiettivo strategico di questa guerra è quello di salvare vite umane. Su questo punto sono tutti d’accordo, a cominciare da Saddam Hussein che infatti si è chiuso in un bunker costruito dai belgi e pensa a salvare soprattutto la sua. Ma questo obiettivo è ad alto profilo di difficoltà. Anche se ogni giorno migliaia di bombe e missili vengono lanciati a scopo umanitario, la guerra sembra non trovare sbocchi. L’attacco obliterante e annichilente della prima notte non è bastato. L’ottimismo che aveva fatto salire le Borse e stappare le bottiglie al Pentagono si è smorzato. Da una fase di “air superiority” si è passati a una di “technical supremacy”, poi al “war equilibrium” e ora gli Usa si trovano nella fase strategica cosidetta “nowkaz wedo” (e adesso che cazzo facciamo?). Io credo che esistano ancora in Iran dieci o diecimila rampe di stupidi missili Scud, ciò è militarmente ipotizzabile, a meno che Saddam non possieda delle grosse fionde. Credo anche possibile che gli alleati abbiano bombardato finti aerei di gomma, e forse i rimbalzi avrebbero dovuto insospettirli. Un reporter della Cnn mi riferiva che, nella notte del primo attacco, circolavano per Bagdad duemila curdi con baffi finti, tutte copie perfette di Saddam per ingannare i radar. Per quanto sia difficile avere cifre precise in questa precisissima guerra, ritengo assurde le cifre degli iracheni, secondo i quali la loro contraerea ha abbattuto nei cieli di Bagdad 130 aerei e cinque navi alleate. Le nostre navi infatti in quel momento non si trovavano a Bagdad. In quanto alle vittime civili, penso che alla fine potremo accordarci su una cifra forfettaria. L’unica cifra sicura è che i mercanti d’armi stanno guadagnando un miliardo al secondo.
Ci troviamo ora alla fine della fase “high tech”. Sono state usate armi sofisticatissime, quasi dandy, capaci di infilare un laser dentro un camino senza fare vittime. Lei può chiedermi: e se c’erano degli uomini sotto il camino? Strategicamente, le rispondo son cazzi loro. Ma Saddam possiede un enorme quantitativo di armi nascoste, che evidentemente ha comprato al Postalmarket, perché in questi giorni nessuno ammette di avergli venduto neanche un cacciavite. Perciò dopo questa fase tecno-chirurgica si è passati alla fase di bombardamento “down-and-hope” (sgancia e spera). In questa fase si salvano molte vite, perché le nuvole e Saddam nascondono i morti, e in guerra vale la regola «morto che non si vede, non ci si crede». Ma anche questa fase si prospetta lunga, e piena di incognite.
Anzitutto Israele. Chi si aspettava che fosse attaccato? Saddam è un uomo imprevedibile. Chi si aspettava che un uomo che ha gasato i curdi e il Kuwait, che ammazza con le sue mani gli oppositori e ha avuto rapporti sessuali con cocker, non rispettasse la convenzione di Ginevra? Sa quest’uomo che corre il rischio di essere processato dalla magistratura italiana, ben più rapida di un Patriot?
Poi c’è il problema della tenuta psicologica degli alleati. Non parlo di Israele, che sta tenendo i nervi ben saldi, né della Siria o di Gheddafi, che sembra diventato Cavour. Parlo degli italiani, che hanno perso la testa: l’incitamento alla Guerra Santa di Saddam sembra aver fatto effetto soprattutto su di loro, e temiamo che i vari Ferrara, Vespa, Intini, Bocca, Fede e Bevilacqua possano attaccare da un momento all’altro un ristorante tunisino.
Per finire, so che le iniziative di pace si susseguono a ritmo incessante: l’ultima è il gesto di De Michelis che a Ginevra ha invitato a ballare la moglie di Saddam. E’ un gesto significativo ma fortunatamen... volevo dire purtroppo isolato. Per questo, anche se mi duole dirlo, una sola è la decisione da prendere. Le Borse vacillano. Presto i Patriot finiranno perché è di oggi la notizia che Berlusconi ne ha comprati mille per sostituire i dobermann della sua villa. I soldati iracheni sono alla fame, ma Saddam ha formaggi francesi per mesi ed è in forma splendida. Ieri alla tivù irachena ha battuto a boxe sei piloti alleati con le mani legate (le loro, non le sue).
Ci resta solo l’atomica. Essa è il solo, inevitabile, legittimo, necessario, rapido indolore mezzo per risolvere questa missione umanitaria. Risparmierà crudeli corpo a corpo. I reporter della Cnn riusciranno certamente a filmarla, ma non a commentarne gli effetti. Ci vuole e subito. Ogni altra soluzione politica, o esitazione disfattista, si pone oggettivamente a fianco di Saddam. E adesso lasciatemi lavorare e tornate tutti nelle vostre camerate».


Stefano Benni