ARMI BUONE E CATTIVE
tratto da L’Espresso di domenica 17 febbraio 1991 (Anno XXXVII - N. 7)

Dopo il successo della prima intervista, siamo tornati a consultare il generale Pacifico Bonocore. I lettori vorrebbero sapere di più su questo straordinario personaggio, ma la vita di Bonocore è coperta dalla censura militare. Si sa solo che è nato da due (ma voci ufficiose del Pentagono dicono 15) genitori, che a due anni sapeva già fare il passo del leopardo e che è stato il primo colonnello italiano a sostenere l’esame per diventare giornalista, mentre d’ora in avanti sarà previsto il contrario. A lui abbiamo chiesto: come reagiranno i bambini a queste immagini di guerra e all’annunciata invasione di giocattoli e gadget militari? E soprattutto, come reagiranno gli adulti? Ecco il parere di Bonocore.
«Non ci dobbiamo preoccupare troppo se il culto delle armi invaderà l’Italia. I nostri bambini giocano ogni giorno con i soldatini di cow-boys e indiani, eppure tutti sappiamo quanto sangue costò al popolo americano combattere l’invasione pellerossa. Dopo qualche anno il giocattolo si “destoricizza”, sopravviene cioè quello che noi chiamiamo “cross-out” o “sminamento ansioso”. I bambini potranno quindi lanciare tranquillamente i loro piccoli Patriot telecomandati contro i piccioni o gli aerei che entrano dalle finestre della scuola.
«In quanto a noi adulti, ci sono quattro “agenzie di fuoco” di problemi da affrontare: 1) come comportarsi in futuro con chi produce e vende armi; 2) se il culto delle armi sarà “full-arsenal” o “battlefield”, cioè se l’Italiano medio, dopo aver acquistato un bazooka, lo appenderà al muro come un salmone o lo userà per eliminare le auto posteggiate davanti al suo portone; 3) se dopo l’inebriamento bellico la stampa italiana riuscirà a reinteressarsi alle scaramucce sui ridicoli arsenali di Gladio e della mafia.
«Il quarto problema è sotto censura militare e non posso parlarne. Posso però dire che c’é un criterio certissimo per guidarci nelle strategie future: e cioè che esistono armi buone e armi cattive, e che è possibile riconoscerle. L’esempio più lampante è la differenza tra lo stupido Scud e l’astuto Patriot. Ma c’è differenza anche tra lo stupido Scud e il geniale Maverick. Il primo cade a “baked pear” (pera cotta), il secondo è guidato da un sofisticato dispositivo a infrarossi che ricerca le “fonti di calore in movimento”. Uccide gli uomini ma risparmia le caldarroste.
«Passando ai cannoni, quelli della “Missouri” sono sicuramente buoni. Possono tirare proiettili grossi come una Cinquecento Fiat e colpire a quaranta chilometri un bersaglio grande come un campo da tennis. Ebbene, noi sappiamo che la Cinquecento Fiat é una simpatica minuscola vetturina e vederla arrivare dal cielo è un’immagine lieta, disneyana (pensate se piovessero Volvo!). Inoltre in Iraq esistono pochissimi campi da tennis, e quindi il rischio che vengano colpiti tennisti civili é quasi nullo.
«Ben diverse sono le agghiaccianti artiglierie di Saddam, come il supercannone Bnl-Atlanta in grado di lanciare proiettili tossici e assegni scoperti fino a trecento chilometri. A proposito di gas tossici: essi sono l’arma cattiva per eccellenza. Bisognerà non produrne più, o perlomeno scrivere sulla confezione “Attento, questo gas può nuocere alla salute”. Invece la bomba N è buona. Uccide gli uomini, ma risparmia i beni immobili: per questo é l’arma preferita dai socialisti.
«Se passiamo all’aviazione, i bombardieri B52 sono un tipico esempio di arma buona. Sono detti “sky-joiners” (falegnami del cielo) perché, come ripete ogni giorno la tv, “martellano” le linee nemiche. Se pensiamo da quanti giorni stanno “martellando”, la quantità di sedie e armadi disseminata in Iraq deve essere impressionante. I bombardieri Sukoi invece sono cattivi, perché non “martellano”, ma sganciano bombe.
«In quanto ai carri armati, gli inglesi Challenger sono armi buonissime. Anzitutto ce l’hanno più lungo dei tank iracheni. Tirano a 3.000 metri invece che 2.500. Basta quindi che i civili sauditi o iracheni stiano dalla parte inglese, per avere 500 metri di sicurezza in cui fare tranquilli picnic. Inoltre i tank iracheni sono scomodi internamente, appena otto metri quadri, di cui quattro occupati da una poltrona di velluto riservata alle ispezioni di Saddam. Il Challenger invece ha ben 11 metri quadri e la veranda. Non è escluso che nel dopo-Saddam il tank-party diventi una moda dei Vip italiani.
«Ma qualcuno potrebbe dire: ma allora secondo lei le armi buone sono sempre le sue e le cattive quelle del nemico? Io gli risponderei con calma: certo che no, brutto disfattista pacifista disertore frocio musulmano. Si tratta solo di una coincidenza, e la mia buonafede è dimostrata dal fatto che i paesi produttori di queste armi sono gli stessi. Basterà, insomma, produrre in futuro solo armi buone, sofisticate, chirurgiche, martellanti e obliteranti il target, e non armi cattive, agghiaccianti, che uccidono, mutilano, o esplodono. Così potremo affrontare il dopo-Saddam.
«Per il dopo-Andreotti c’é ancora tanto tempo. Perché, come diceva il generale Vlad “dopo un bagno di sangue, ci si sente tutti più giovani”».


Stefano Benni