LA SINDROME DELL’ORSO
tratto da L’Espresso di domenica 24 febbraio 1991 (Anno XXXVII - N. 8)

Dopo le interviste all’“Espresso”, il generale Pacifico Bonocore è diventato una star. Le televisioni se lo contendono, la Pi Due rivendica la sua iscrizione e il suo nome figura tra i possibili conduttori del Festival di Sanremo e della lotta contro la mafia.
«Non accetterò», ha dichiarato però il generale, «in quanto dopo avere parlato con Aragozzini e Andreotti, sono convinto che entrambe le manifestazioni siano truccate». Anche questa settimana, Bonocore ci regala il suo prezioso parere sulla situazione.
«Dopo un mese di guerra ci troviamo di fronte ad alcuni sviluppi assai delicati. Primo: qualche provocatore torna a parlare di pace. Non a caso costoro si affidano alle iniziative dei doppiogiochisti bolscevichi e della vaticanaglia rossa. Ma la popolazione americana è molto chiara: niente pace se Saddam non si ritira dal Kuwait. Ma se si ritira dal Kuwait, non potrà tornare in Iraq, perché l’Iraq è distrutto, e quindi dovrà andare in Iran. Quindi, niente pace se non si ritira dall’Iran, e cosi via. Il mandato dell’Onu, ha detto Bush è del tipo “skipass”, rinnovabile ogni settimana. Gorbaciov non rompa e in cambio gli lasceremo la Lituania e il premio Fiuggi.
«Secondo punto: le vittime civili. Da sempre, in guerra, la presenza di target collaterali a quelli militari ha costituito un problema. Ma ci sorge spontanea una domanda: perché i civili vanno a curiosare intorno alle zone militari? Perché si nascondono nei bunker, rendendo impossibile il distinguerli dai soldati? Da Tel Aviv a Bagdad, è chiaro che la presenza di civili costituisce una provocazione e una fonte di continua tensione per eserciti già duramente provati dallo sforzo bellico. Perciò, basta con i piagnistei.
«Terzo punto: la guerra e entrata nella nuova fase “landair” (terra-aria). La fase puramente aerea è infatti efficace, ma presenta alcune controindicazioni. Quando si fanno quattromila missioni al giorno, non è più possibile darsi il cambio, e alcuni piloti restano settimane in volo rifornendosi con la cannuccia all’aereo-cisterna. Dopo un mese senza toccare terra, insorgono i primi sintomi di “airdrunk”, sbronza aerea. Ci risulta che su dieci piloti alleati con un mese ininterrotto di missioni, sei si sono fidanzati con pellicani e quattro stanno covando uova in una clinica di Riad.
«Ma il rischio maggiore dell’iperbombardamento è la “sindrome dell’Orso” o “letargo aereo”, quella che ha colpito il generale Schwarzkopf. Questa sindrome inizia con la paura dell’attacco a terra finché l’esercito nemico è troppo forte”. Ma cosa vuole dire “troppo forte”? All’inizio del martellamento, l’obiettivo era ridurre del 40 per cento la capacità militare irachena, i ponti e la Guardia Repubblicana. Ora l’obiettivo e il 70 per cento, gli ascensori e i Portieri Condominiali. Questa sindrome si è trasmessa anche ai marines. All’inizio dicevano: “Non vedo l’ora di andare a torcere il collo a quei fottuti arabi”. Poi: “Tra poco andremo a sistemare il 40 per cento di quei mussulmani”. Ora dicono: “Non so se andare in Kuwait, ci sono troppi iracheni”. Così si fiacca lo spirito bellico!
Ci risulta che il generale Orso, il quale si sveglia venti volte per notte ed è così dimagrito che ormai viene chiamato “Acciuga” Schwarzkopf, abbia chiesto altri cinque anni di bombardamenti. Al termine di questo periodo, anche se Saddam arruolerà gli asili nido, l’Iraq non sarà più la quarta potenza militare del mondo, ma sarà scesa al quattrocentesimo posto, tra San Marino e gli ultrà della Lazio. Pero l’attacco a terra potrebbe essere ugualmente rimandato per l’effetto “Mah” (Me and Hassan). Secondo le previsioni del Pentagono, infatti, dopo cinque anni di bombardamenti nelle trincee irachene sarà rimasto un solo soldato, appunto questo Hassan, quel puntino appena visibile nelle foto dei satelliti. Centrarlo dall’aereo sarà impossibile e bisognerà andare a stanarlo. Ma nessun marine sarà più disposto. “Ma come”, dirà, “avete fatto un miliardo di incursioni aeree, avete spazzato via tutto per limitare la perdita di vite umane, e adesso vado io e l’ultimo soldato iracheno mi fa fuori con la baionetta? Eh no! O tutti o nessuno. Non voglio che sulla mia lapide sia scritto: qui giace il soldato più sfigato di tutta la storia mondiale”. Questo è il pericolo della “sindrome Orso”. Perciò, giù martellate aeree, fuoco dalle corazzate, e attacchi da terra.
«In quanto a Schwarzkopf, non mi convince: un generale che non dorme pensando alla sorte dei suoi uomini è un mollaccione. Impari da Saddam, che in quanto a far carriera sulla pelle degli altri è un corso accelerato per managers. Vi cito il significativo brano di un’intervista di Schwarzkopf a “House and gardens” (la “Famiglia Cristiana” americana): “Sono molto dubbioso se ho fatto bene a fare il generale. Il mio destino è stato segnato quando, all’esame attitudinale, hanno scoperto che avevo 170 di superquoziente d’intelligenza. Non ci casco più. La prossima volta copio il tema di Lucio Colletti”».


Stefano Benni