IN DIRETTA DALL’ALDILÀ
tratto da L’Espresso di domenica 3 marzo 1991 (Anno XXXVII - N. 9)

Preceduto da dieci atomiche a rate su Bagdad, da più di ottantamila incursioni aeree e da settantamila attacchi al Tg Tre, l’ora del maschio scontro terrestre è scoccata. E’ in palio Dio che, come è noto, entrambi gli schieramenti rivendicano al loro fianco: chi vincerà potrà tenerlo per quattro anni, come la coppa del Mundial.
Mentre scriviamo, Aziz è in viaggio per Mosca con uno schema di parole incrociate risolvendo le quali nello spazio sottolineato apparirà la risposta di Saddam. Bush pone come ulteriore condizione che Saddam gli faccia saltare tutte le mine del deserto sedendosi sopra.
Intanto “L’Espresso” prosegue implacabile i suoi sondaggi. Questa volta pubblichiamo una ricerca esclusiva della Medium-Doxa, azienda specializzata in inchieste paranormali. Attraverso tavolini a tre gambe e gruppi di sensitivi abbiamo intervistato ventimila morti della Guerra del Golfo. Il risultato è sorprendente.
Dopo il decesso, la percentuale di persone favorevoli alla guerra appare in netto calo. (Eppure non dovrebbe importargliene più niente!).
Riguardo ad esempio alla domanda: «Questa guerra era inevitabile?», le risposte sono state: «Sì» (24 per cento); «Forse» (20 per cento); «E me lo viene a chiedere adesso?» (56 per cento). Alla domanda: «A cosa somiglia questa guerra ipertecnologica?», le risposte più frequenti sono state: «Un’operazione di polizia» (0,8 per cento); «Un’operazione chirurgica con un chirurgo ubriaco» (33 per cento); «Un videogame» (7 per cento); «Una confusione rumorosa e isterica» (14 per cento); «Un intervento di La Malfa» (10 per cento).
In quanto alla domanda che più tormenta le coscienze occidentali e cioè: «Come sarà il dopo-Saddam?», la percentuale del «E chi se ne frega» è stata del 96 per cento. Dal che si deduce che i morti sono anche disfattisti. Ecco comunque alcune delle interviste più significative.
CARLOS REYES (1970-1991, marine Usa): «E’ stato tutto OK. Quando ho respirato la prima boccata di gas ho pensato: beh, non è tanto peggio dell’aria del ghetto dove abito. Penso che Bush sia un isterico guerrafondaio e con lui presidente degli Usa dovete sentirvi tranquilli come se aveste dato l’atomica a Gelli. In quanto a voi italiani, avete avuto cinquanta generali per ogni soldato. Avete battuto la stampa di tutto il mondo nel numero degli “anchormen”, cioè quei giornalisti che ogni volta che cadeva una bomba gridavano «ancora, ancora!». Sono contento di esser morto perché cosi almeno schiverò duecento film sulla “Tempesta del deserto” con De Niro che si gonfia per fare Schwarzkopf».
JOUSEF AZIZ (1961-1991, soldato iracheno): «E’ stata un’esperienza favolosa, proprio “la madre di tutte le battaglie”. Non mangiavo da sei giorni e non dormivo da dieci, per cui quando sono morto non mi sono accorto della differenza. L’ho capito quando il sergente della squadra che spara ai disertori, mi ha detto: “Beh Jousef, se vuoi, adesso puoi anche andare”. Penso che Saddam sia un megalomane sanguinario e che poche persone nella storia abbiano disprezzato il loro popolo come lui. Spero che nel paradiso musulmano ci sia una mensa».
HASSAN JUMAIL (1973-1991, ex barbiere e assaltatore kuwaitiano): «Ho schivato una mina bresciana della Valsella, una mina cinese, una francese, una bomba russa, una scheggia belga e alla fine mi ha fatto secco una mitragliatrice tedesca. Sono contento di essere morto per la mia patria e per la borsa di Tokyo».
PETER ARNETT (1864-1991, un giornalista): «E’ stato il più grande scoop della mia vita. Stavo trasmettendo da Bagdad in diretta: “Ragazzi è favoloso, qua stanno distruggendo tutto, è rimasto in piedi solo l’Hotel El Rashi...” quando il Cruise ha centrato l’Hotel.
Ora che è finita posso dirvelo: ragazzi, non credete troppo alla televisione, né alla Cnn né a Iraqi TV, né alla Ray o a Canale Pentagono di Berlusconi. Forse tra qualche anno sapremo veramente cos’è successo in questa guerra.
Qui comunque dove mi trovo la situazione è molto interessante, in termini di audience. Perché se è vero che i pacifisti hanno scoperto il papa, è anche vero che i laici interventisti hanno scoperto il Paradiso e l’Inferno. Mi trovo su una nuvola a circa settanta miglia di altezza, e davanti a me c’è un check-in luminoso sospeso nel cielo. Cerchiamo di avvicinarci con cautela.
Vedete una lunga fila di marines, civili iracheni, cormorani e galline che solidarizzano davanti all’ingresso. Proviamo ad avvicinarci a questo giovanotto con il mitra e le ali bianche che sembra uno dei responsabili: salve, qua è Peter Arnett in diretta dall’aldilà, potrebbe dirci per favore...»


Stefano Benni