SONO TEMPI DURI
tratto da L’Espresso di domenica 7 aprile 1991 (Anno XXXVII - N. 13/14)

— Buongiorno. Cerco un lavoro.
— Vediamo. Ha delle referenze?
— Eccole qua. Ho lavorato trent’anni onestamente. Mai una lamentela.
— Non basta, per essere un buon cittadino. Mi dica: lei è mai stato iscritto a logge segrete? E’ un patriota della Pi due?
— No. Ma la Pi due non è fuorilegge?
— Si aggiorni. Mi dica: lei è mai stato almeno un prode gladiatore?
— No. Soldato semplice carrista.
— Ha mai preso soldi dagli americani?
— Beh, questo sì...
— Molto interessante. Quando e dove?
— Quando facevo il barista a Portofino.
— Non ci siamo. Lei é un bombarolo nero processato e assolto?
— Neanche.
— Cosa ne pensa delle stragi di questi anni? Sono fasciste?
— Beh, non saprei...
— Allora sono stragi di Stato?
— Io veramente...
— E allora come le definirebbe?
— Operazioni chirurgiche.
— Ottima risposta. Mi dica, cosa pensa della mafia?
— La mafia è un tumore, un can...
— Ahi, ahi...
— Un canale per sfruttare energie produttive altrimenti lasciate allo sbando.
— Bene. E lei crede veritiero che tre regioni italiane siano in mano alla mafia?
— Assolutamente no.
— Bravo! Infatti sono undici. Mi dica ancora: lei ha cugini, cognati, nuore amanti di socialisti?
— No.
— Andiamo male. Non ha neanche mai baciato un socialdemocratico?
— No, che ricordi.
— La sua situazione è disperata. Cosa ne pensa della libertà di stampa?
— Ce n’è troppa. E’ in corso un massaggio denigratorio contro il Nostro Glorioso Presidente. Il Presidente sta esprimendo dei pareri, e può avere ragione o torto. Se gli si dà ragione, sono pareri da semplice cittadino. Se gli si dà torto, si tratta di un complotto contro il Ns. Glorioso Presidente.
— Perfetto. E chi guida questo complotto?
— I negri, i marocchini, i pacifisti, i parenti delle vittime, i comunisti, le lobbies demoplutogiudaiche e filoirachene...
— Basta, basta. Lei ha molta buona volontà, ma le mancano i meriti. Ha combattuto in Iraq, magari anche un solo giorno? Ha mai sparato a uno zingaro?
— Sì, ma l’ho mancato.
— E’ già qualcosa. Ora risponda a questa domanda: perché il Presidente Cossiga dice che viene da una terra dove il miele è amaro?
— Perché già fin da piccolo i compagni di asilo sovversivi gli spalmavano il purgante dentro il panino.
— Perfetto. Vorrei aiutarla: lei ha mai conosciuto Gelli? E non risponda “no” come fanno tutti.
— Ahimè, io sono uno dei pochi che non l’ha conosciuto davvero.
— Allora mi dispiace, non c’è niente da fare.
— Un momento. Sono stato nelle Brigate Rosse...
— Uhm...
— Ci pensi: eravamo segreti! E credevamo in uno Stato migliore. Si ricorda? «Colpire il cuore dello Stato!». Ricordi il favore che vi abbiamo fatto con Moro...
— Ma eravate comunisti!
— Ma via! E’ ora di abbattere il muro di Berlino. Tenga, gliene regalo un pezzo. Lo danno alla Standa ogni centomila lire di acquisti.
— Non posso fidarmi. E poi, perché porta quel cappuccio in testa?
— A questo punto le dirò la verità. Sono la tessera Pi due numero 1454, nonché gladiatore con nome segreto “Ursus”, nonché agente parallelo K124 del Sisde, e inoltre sono il pedicure segreto di Craxi, collaboro alla falange razzista “Wotan” e nella Camorra mi chiamano “Scarrafone”.
— Adesso sì che ci siamo. Ma perché non me l’ha detto subito?
— Perché sono cosi segreto che a volte mi ci vuole del tempo per riconoscermi.
— Lei è un vero cittadino modello per la Nuova Patria. Mi dica: quale lavoro le piacerebbe fare?
— Vorrei insegnare educazione civica.
— Mi dispiace. C’è solo un posto di spacciatore di crack davanti alle scuole medie.
— Accetto. In fondo siamo sempre in ambito scolastico...
— Benissimo. Firmi qui. E si levi il cappuccio. Ma lei è... ma tu sei... mamma!
— Figlio mio... ho mentito... ma abbiamo tanto bisogno di soldi... l’ho fatto per te (si abbracciano, piangendo).


Stefano Benni