VOTO. MALGRADO TUTTO
tratto da di sabato 28 aprile 2001

Cara Rossana, rispondo al tuo invito.
Andrò a votare perché credo che gran parte del popolo di sinistra sia immensamente migliore di chi lo rappresenta. Nei confronti di queste persone, con cui ho lavorato e lottato in questi anni, sento fratellanza e responsabilità e condivido le loro preoccupazioni.
Votando, non sento di separarmi da coloro che non voteranno, ma lottano e "votano" ogni giorno e in questa occasione la pensano diversamente da me. Credo che li troverò spesso, in futuro, al mio fianco. Mi sento profondamente separato, invece, da chi vota, firma appelli e scopre la responsabilità politica soltanto in occasione delle elezioni, e da chi non vota e continua a lamentarsi senza muovere un dito.
Andrò a votare perché ho un'ultima, residua speranza, e perciò preziosa. Che guardando dentro l'abisso su cui l'Italia è allegramente sospesa, la sinistruzia, ovvero sinistra istituzionale ricominci ad ascoltare la voce della sua parte migliore. Che capisca di aver dilapidato un tesoro di intelligenza e coraggio, inchinandosi ai patteggiamenti, alle bicamerali, ai salvataggi di corrotti, alla guerre fintamente pulite, alla cultura videocentrica, alle lotte di potere.
Andrò a votare perché non è in gioco il destino dell'Italia, ma di tutta la terra, aggredita da un potere nuovo, da un new capitalismo da cavernicoli, da un'avidità economica senza più freni e controlli, di cui Berlusconi è il fedele, ma non unico rappresentante. Anche se è difficile crederlo, al mondo ci sono affaristi e logge peggiori di questo piccolo paranoico.
Se avverrà il miracolo, cioè la vittoria dell'Ulivo, facciamo un giuramento, lasciando da parte, per favore, i figli. Giuriamo sui debiti del manifesto che ci opporremo ancor più fortemente al tradimento, già avvenuto una volta, di questo voto. Che non si sogni l'Ulivo di chiamare a raccolta il popolo della sinistra e poi relegarlo a comparsa per ascoltare i diktat Nato e Nasdaq e Audience. Una volta basta, e una nuova furberia significherebbe totale complicità e corruzione.
Se vincerà la destra, ebbene sarò triste, arrabbiato ma non depresso. Il governo della sinistruzia a me, a te, a tanti non ha dato privilegi e cariche, ma scontri e magoni. L'opposizione non è, come qualche dissennato ulivista ha già sussurrato, un ripiego e un degrado della vera politica. Ne è una delle necessarie forze vitali, è una delle sue anime, un'anima a cui la sinistra ha dato grandi esempi e grandi sacrifici.
Meglio vincere. Ma se si perde, la democrazia non diventa di Berlusconi, non si aggiunge alle sue numerose proprietà, palesi o mascherate, anzi, incappucciate. La democrazia resta di tutti. Chi vorrà avvelenarla avrà una risposta decisa, chi vorrà cancellarla avrà la risposta che la storia ha spesso riservato ai tiranni. Su questo punto non mi è chiaro cosa pensa Rutelli ma mi è chiaro cosa pensa Gianni Usai.
Quindi niente valigie per l'esilio, e mi scuso se questa volta non sono stato abbastanza spiritoso, ma sono spiritoso tutti i giorni, e di questi tempi, qualche volta mi pesa. Vorrei andare a queste elezioni in un clima diverso, con partiti diversi e speranze diverse.
Ma questa speranza che mi rimane, lo ripeto, è preziosa e non ci rinuncio. Perciò voto e invito calorosamente a votare. Resterò amico dei compagni che non votano, che non ho convinto e che non mi hanno convinto. E voto.
Con grande affetto, stima e fertile rabbia, tutte cose, te lo prometto, che non cambieranno il quattordici maggio.


Stefano Benni