PUNTI DI PARTENZA
Riflessioni a botta calda sul 13 maggio.
Ai dirigenti della sinistra: lasciate Vespa e i guru, tornate nelle città e nei paesi.
A noi stessi: non arrendiamoci e non deprimiamoci, lavoriamo insieme.
E mandiamolo a Saint Helene
tratto da di sabato 19 maggio 2001

Cara Rossana e cari compagni, avrei preferito aspettare un po' per questo intervento, credo più ai tempi lunghi della scrittura che a quelli affannosi della videochiacchiera, ma le molte sollecitazioni non mi permettono di riflettere ulteriormente, e forse ragionare «a caldo» può far perdere in precisione ma guadagnare in passione.
Qualche compagno mi guarda stupito perché sono incazzato ma non depresso, e mi dichiaro pieno di idee e iniziative. Inebriamento da opposizione? reazione isterica? incoscienza senile? Intendiamoci, non sottovaluto cos'è accaduto, ma vorrei spiegare perché, insieme al male della ferita, sento la naturalezza e la libertà di guarire.
Dico subito che comprendo le polemiche, e trovo necessario e fisiologico che volino parole grosse. Ritengo che Nanni Moretti abbia tutte le ragioni di esprimere la sua rabbia, perché nel suo impegno politico è stato coerente almeno quanto Bertinotti, in questi anni difficili. Anni, non dimentichiamolo, durante i quali la sinistruzia non ha certo creato un paradiso da cui ora siamo scacciati.
Trovo misteriosa la critica che gli si muove di «parlare dal festival di Cannes». Da dove dovrebbe parlare, da un comitato centrale? Unico dubbio che gli insinuo: forse guardando «Sconfitta rossa» stavolta è entrato in ritardo e ha visto solo gli ultimi dieci minuti del film.

In quanto a Bertinotti, sicuramente è ingiusto e cieco dare a lui tutta la colpa di una sconfitta che non è maturata il tredici maggio. In questi ultimi anni e anche prima, la sinistruzia ha coltivato, tenuto in vita, ossigenato Berlusconi, senza mai avere il coraggio di sfidarlo davvero. Un mese di campagna elettorale in cui Berlusconi è stato descritto per quello che è veramente è, non cancella anni di patteggiamenti, compromessi, omissis e salvataggi in extremis.
A Bertinotti, amichevolmente, un solo appunto. Lasci per qualche mese i salotti televisivi che ama e dove è tanto amato, e venga a discutere delle sue scelte con la gente. Troverà qualche critica in più, ma una situazione più vera, e anche vera solidarietà.

Alla centro-sinistruzia, cosa posso dire? Non sono un politico, l'opposizione non mi spaventa e non confondo il perdentismo masochista con la difesa di idee non maggioritarie. Trovo che la giustizia di un'idea, non la sua vendibilità, sia il motore di qualsiasi trasformazione. Ma dato che la sinistruzia delle grandi strategie ha perso, dilapidando il voto di metà del paese, provo a dare qualche modesto consiglio. Gli do del tu, perché ieri mi è arrivato a casa, in ritardo, un depliant con scritto «tu, elettore di sinistra» e ricambio.
Il primo: tu, dirigente di sinistra, non provare a riabilitare Berlusconi per legittimare un'opposizione comoda. Hai già fatto molto per lui, non esagerare.
Il secondo, ingeneroso ma non troppo: alcuni dirigenti dell'Ulivo farebbero bene a tornarsene a casa, o in barca. Sarebbe dignitoso. Ma forse chiedo troppo, in un paese dove Dell'Utri è deputato e Agnelli indossa la livrea da chaffeur da un giorno all'altro.
Il terzo. Mettetevi a dieta di televisione. La televisione è depressa e depressiva, abbassa le speranze, i desideri, le differenze fertili della società e affidare a lei il novanta per cento della discussione politica significa perdere oggi e domani. Il mio anticatodismo sarà forse un'ossessione, ma la vostra dipendenza dal video è anche più patologica e dannosa. Credo non sia un caso che la sinistruzia, talvolta la sinistra, abbia vinto dove ci sono più luoghi di discussione comune, meno vippismo teleromanista o milanocentrico. La Casa delle assoluzioni (giuridiche e confessionali) ha un padrone, la sinistruzia ha una decina di padroncini, e insieme occupano il novanta per cento della cosiddetta infosfera. Adesso basta, carissima sinistruzia, ritorna a discutere paese per paese e città per città e riduci il consumo di dibattiti televisivi, da quaranta al giorno a tre dopo i pasti. Siete intossicati di Vespa, uscite dal tunnel. E smettetela anche coi consiglieri di immagine che vi mollano alla prima sconfitta, e coi guru americani. Per evitare la figura che avete fatto, non era necessario un look-maker Usa, bastava uno psicologo Usl. Imparate dal cavaliere che ha vinto con pochissimi mezzi: dieci chili di fard, qualche migliaio di miliardi di promotion e la Zanicchi.
Quarta cosa: vogliamo ridiscutere della guerra e di Mani Pulite, vogliamo discutere dell'ambiente e del terzo mondo, vogliamo discutere della scuola, di aborto, di eutanasia. Organizzate in ogni città, non per un solo giorno, ma per mesi, dei forum aperti ai cittadini su questi temi. La gente verrà. Non radunate gli elettori solo per i concertoni. Imparate dai centri sociali, che sono molto più seri e politicamente complessi di voi.

Ai compagni che non si riconoscono nella sinistruzia: fate lo stesso, organizzate nuovi luoghi di dibattito comune, di incontro, di scontro. Sarebbe bello che nessuno dovesse più dire: vorrei dividere il mio disagio, vorrei discutere e impegnarmi su queste cose, ma non so dove e con chi. Prima di duellare col nemico, e ce ne sarà l'occasione, bisogna ricominciare a essere vicini e lavorare insieme, non basta più commentare insieme la televisione e i giornali del giorno dopo. Se l'Italia diventerà un'azienda, creiamo dei bei dopolavori e nuovi luoghi di crumiraggio, resistenza, fratellanza. Ce ne sono, ma non abbastanza. Se dentro questi luoghi si litigherà molto, tanto meglio.

A me stesso, cosa posso dire? Anzitutto che non vedo perché dovrei partecipare a una fustigazione collettiva. Ho la coscienza abbastanza tranquilla come l'hanno migliaia di compagni. Il fatto che questo non sia bastato, non mi toglie le ragioni passate, le battaglie giuste che sento di aver fatto, le grida inascoltate che si sono rivelate vere. Ma una coscienza quasi tranquilla, di questi tempi, è un lusso che può creare una beata paralisi, perciò mi regalerò dei consigli e delle autocritiche, notoriamente più moderate delle critiche.
Primo: confesso che non sono mai andato ai raduni della sinistruzia, ho fatto male, mi sarei rotto le palle ma avrei potuto farmi ascoltare di più, è un peccato di pigrizia e snobismo che cercherò di correggere. Ma intendiamoci, mi interessano le riunioni serie e non le recite catodiche o i buffet di rappresentanza.
Secondo: per amore di bandiera non ho mai spiegato fino in fondo le insoddisfazioni e i disagi che mi hanno talvolta allontanato dal manifesto. D'ora in avanti lo farò.
Terzo: ho criticato spesso gli artisti e gli intellettuali di sinistra perché stavano zitti, perché mi sembravamo trasformati in caricature di fiacchissimo impegno. Alcuni hanno continuato a nascondersi sotto il divano, ma altri si sono schierati con decisione. Continuo a ritenere mortale l'abuso di telepolitica e non ritiro, ad esempio, le vecchie critiche a Benigni a Santoro, ma proprio perché li ho criticati, ora aggiungo la mia sincera solidarietà per quello che hanno fatto, e li difenderò a spada tratta dalle vendette del nuovo Minculpop.
Quarto: non ho ancora imparato a mandare bene le e-mail.
Quinto: il due maggio ho consegnato a un amico un foglietto con una previsione sulle votazioni del senato. Diceva: Casa delle Assoluzioni quarantaquattro, Ulivo quarantuno, Rifondazione quattro e mezzo. Se mi volete credere, bene, se no ciccia. Ma se avete creduto all'Abacus, potreste credere anche a me. Quindi la colpa è mia: se avessi telefonato a Bertinotti chiedendogli un' ultima, disperata desistenza forse avrebbe ceduto e avremmo pareggiato al novantesimo.

E poichè ho azzeccato la mia ennesima profezia e i guru vanno di moda, mi spingo a un'altra previsione.
Berlusconi non passerà un anno e mezzo di legislatura, forse meno. Intendiamoci, niente di violento, anzi, una volta finito il Berlusconi due, vivrà felice a Saint Helene, un'isola delle Cayman dove ha riprodotto Arcore pezzo per pezzo, compresa la nebbia artificiale e lo smog. Starà sdraiato al sole, con Fede coperto di miele che gli tiene lontano le vespe, Agnelli che lo sventola e Bossi che sbraita chiedendo la separazione dalla zona sud dell'isola. Ovvio che con questa profezia mi espongo a una figuraccia, ma mi prendo tutta la responsabilità.
Ed ecco invece le cose che farò, senza firmare contratti e senza giurare sugli innocenti. Tenterò di scrivere con cadenza settimanale, su Repubblica e il manifesto. Proseguiranno i seminari di Bologna insieme a Libero Mancuso e tanti altri amici, ne terremo dieci tra questa fine anno e il duemiladue, il gruppo Lupo continuerà a funzionare a pieno ritmo, tra un mese circa troverete allegato al manifesto il video di «Blues in sedici» a sostegno del giornale, girerò per le librerie, i teatri, i vicoli e i centri sociali, imparerò a usare bene Internet.
Ultima cosa, cercherò di essere riconoscente. Avere speranza nei momenti difficili è forse il primo motore non solo di un'anima di sinistra, ma di chiunque non consegni la sua vita a un padrone. Io, tutti noi, dobbiamo la nostra libertà a persone che hanno avuto speranza in momenti difficili. Ecco il momento per esprimere la nostra riconoscenza a chi ci permette oggi di iniziare una battaglia politica che non è persa in partenza e in cui noi abbiamo ancora tutte, dico tutte le armi per mantenere la democrazia in Italia.

Così, cara Rossana, ho scritto prima di avere le idee chiare, ma con qualche idea chiarissima. Soprattutto una: in questo paese non mi sento rassegnato, solo e straniero, e vorrei aiutare e scuotere chi si sente in questo modo. Non mi arrendo: lo dico senza sentirmi assediato, e senza bisogno di odiare il nemico, ma desiderando un paese profondamente diverso da quello che ho vissuto finora e da quello che sembra prepararsi. E questo paese, lo sai bene, galleggia dentro un mondo ancora più sofferente e minacciato di lui.
Tutto qui. La mia analisi forse è semplice, ma non nasce da suggestioni televisive o dalle rassegne stampa. Nasce da quello che ho visto e sentito intorno a me, in questi anni e in questi giorni.
La storia giudicherà il cavaliere, ma giudicherà anche noi. Tra settant'anni, quando ci ritroveremo a lanciare l'ennesima colletta per il manifesto, non vorrei leggere che la sinistra italiana finì la sua lunga marcia il tredici maggio duemilauno. Credo che nel 2435, quando gli abitanti di Sirio scenderanno sul nostro pianeta arrostito, tra Gramsci e Buttiglione, troveranno tracce del primo.

Concludo, cara Rossana. Siamo ancora liberi, in un mondo dove due terzi delle persone non possono permettersi i nostri sogni e i nostri discorsi, e molti di noi dovrebbero rendersi conto di essere fortunati e privilegiati. Che non vada persa nessuna riflessione su questa dura, tristissima sconfitta, ma anche nessuna goccia di durissima, appassionata resistenza. Lo dobbiamo a chi si è battuto e si batte soffrendo più di noi, con meno speranze e più pericoli. Ti abbraccio insieme a tutti i compagni del giornale, ti aspetto al seminario e se vuoi un libro che parli della tua vita da distribuire in ventisei milioni di copie agli italiani, sono pronto a scriverlo.


Stefano Benni