INCONVENIENTI
MIO CARO SUDDITO, TUO SILVIO
tratto da di venerdì 31 agosto 2001

Caro suddito.
Sono passati pochi mesi da quando mi hai eletto e sono costretto a darti un primo dolore. Tu lo sai bene, non ti ho mai detto la verità e forse proprio per questo mi hai votato, ma ora ti prego, leggi questa lettera come se fossi un altro, non più il tuo adorabile pataccaro miliardario, ma un uomo sincero, perso nei difficili meandri della politica (questa frase me l'ha scritta Pera).
In questi mesi ho fatto una scoperta assai deprimente. Ebbene sì, caro suddito, ho scoperto che il mondo è cattivo, aziendalmente disorganizzato e, se non temessi di offendere il Collega che lo ha creato, è un mondo tendenzialmente filo-comunista.
Tutto ciò che avviene in Italia e nel mondo va contro le mie intenzioni, le mie promesse, i miei hobby e i miei piani, e una lunga serie di inconvenienti si abbatte sul mio programma di governo.
Io non sapevo, ad esempio, quanto fossero diffusi inconvenienti come l'Aids, le carestie le guerre e soprattutto la fame nel mondo. Evidentemente c'è alla base di tutto un problema di scarsa educazione. Perché tre quarti del mondo ha fame e non fa nulla per ovviare a questo fastidio, ad esempio andare al supermarket, o al ristorante, o telefonare a un take-away di pizza? Perché se ne restano lì magri ed emaciati, creando imbarazzo e disturbo a coloro che fame non hanno? Io ho spesso avuto fame, in questi anni, ma non sono andato certo a chiedere vertici o provvedimenti, me la sono cavata da solo o tutt'al più con l'aiuto di un cuoco. Cosa c'è che rende così urgente questa storia della fame, quale particolare mi sfugge?
Ma non solo questo duolo mi travaglia (questa me l'ha scritta Urbani).
Un altro inconveniente che rovina la mia serenità politica è quello dei «vertici». Io conoscevo questa parola dai tempi della scuola, sapevo benissimo che il vertice è il punto del triangolo dove si radunano più soldi, il vertice Fiat, il vertice Mediaset eccetera. Ma adesso imparo che l'Italia deve ospitare un sacco di vertici in cui non si guadagna niente. Quello della Nato, che conosco bene, e quello di una certa Fao che credo sia una cosa mezza cinese. Ma io ne ho avuto abbastanza di Genova. Anche se vi posso assicurare che la prossima volta non ci saranno deputati di An nella sala operativa dei carabinieri, ma i carabinieri lavoreranno direttamente nella sede di An. E questo movimento no-global non è solo italiano, è un inconveniente mondiale, e mi sa che non molleranno neanche se inventiamo cento bombe e cento grandi vecchi, stavolta hanno capito il trucco. Perciò vertici non ne voglio più, se i potenti del mondo vogliono venire ad Arcore io gli apro la mia villa, feste da ballo sì, buffet bipartisan sì, Gasparri sul cubo sì, ma vertici no, costano troppo, i poliziotti si sbranano tra loro, si incazzano i cittadini e ci può essere anche il piccolo inconveniente di qualche morto. Se qualcuno mi parla ancora di vertici, io per legittima difesa gli scardino il cranio a manganellate (questa me l'ha scritta Fini).
E poi, caro suddito, c'è la mafia. La fastidiosa, dispettosa, persistente mafia. La mafia è come il Lipobay. Abbassa il tasso di disoccupazione ma provoca leggeri effetti collaterali come omicidi, grassazioni, tangenti e giudici che saltano in aria. Ma Lunardi ha ragione: bisogna conviverci, non bisogna esagerare, i capitali mafiosi sempre soldi sono, ed è inutile teorizzare se son puliti e sporchi, una legge dell'azienda dice: soldo guadagnato soldo lavato. Perciò io avevo deciso di accettare la proposta Lunardi in tre punti.
A) appalti a metà tra governo e mafia, magari con contabilità diverse e diversa applicazione del falso in bilancio. Ad esempio potremmo dividere il ponte di Messina in due tranche. I cantieri dello Stato partono dalla Calabria, la mafia dalla Sicilia, ci si incontra a metà, si scambiano i gagliardetti come all'inizio delle partite di calcio e poi ognuno per la sua strada.
B) affitto di tutti i piloni di cemento a Cosa Nostra per eventuale tumulazione di avversari.
C) nuovi cartelli all'inizio di ogni galleria autostradale: si prega di accendere i fari e di pagare il pedaggio ai due signori coi baffi che troverete a metà del tunnel.
Ma subito, sia nel mio governo sia all'opposizione, mi hanno detto che non si poteva fare. Cosa ci posso fare io se esiste un fenomeno endemico, una malattia territoriale, un inconveniente psicosociale come la mafia? Io ogni anno vado in vacanza al sud, precisamente alle isole Bermude, e lì nessuno lamenta della mafia. Allora, esiste davvero o mi state prendendo in giro? Perché D'Alema non mi ha avvertito? E perché Dell'Utri quando glielo chiedo si chiude in bagno? E' una congiura.
Comprendi il mio duolo, caro suddito elettore, questo è un mondo imperfetto, se fossi un demiurgo (questa è di Casini) licenzierei tutti. In quanto al conflitto di interessi, sono stufo di questa lagna. Si dice sempre: «è una persona con molti interessi» per indicare una persona attiva, culturalmente vivace. E allora perché questo non deve valere anche per me? Io giuro che non sapevo di avere tutte quelle televisioni, mio fratello Paolo non mi aveva detto niente. Cosa ci posso fare se a mia insaputa qualcuno compra la Mondadori? Che ne so io delle sale cinematografiche, io al cinema non ci vado mai, ho la sala in casa. Beh, sapete cosa vi dico? Non ho la minima intenzione di rinunciare a quei quattro soldini che ho messo da parte e del conflitto di interessi me ne frego. Io mollo tutto a Fini e Bossi, che per un posto in più ormai sono pronti a scambiarsi doppiopetti, canottiere e anche i rispettivi partiti. Quando ho firmato quel contratto, non sapevo che il mondo era un azienda piena di magagne. Voi mi avete truffato, non io. Perciò non vi abbasso le tasse e zitti.
Ma io sono generoso, modesto e trino. Perciò farò per voi qualcosa che non ho mai fatto prima. Vi aprirò la password del mio cuore, vi confesserò qualcosa che non direi a nessuna tonaca nera o toga rossa. Vi dirò, finalmente, come ho fatto i soldi.
Lavoravo come pianista e cantante su una nave da crociera. Ero giovane e ingenuo, cantavo anche canzoni comuniste come «Papaveri e papere», ma la mia preferita era «La vita è un paradiso di bugie».
Una sera che ero particolarmente stanco e triste, e il futuro mi appariva incerto, mi apparve un uomo elegantissimo e di venerabile aspetto. Era Licio Gelli. Mi diede un biglietto da visita a cui mi iscrissi, mi parlò del fastidioso inconveniente della democrazia e prima di andarsene mi consegnò la mappa di un tesoro sottomarino. Quella notte stessa mi buttai in mare trattenendo il fiato, scesi a settecento metri di profondità, trovai uno scrigno pieno di gioielli, combattei nell'ordine contro un sottomarino russo, un calamaro gigante e una cozza anomala e dopo circa mezz'ora di apnea risalii sulla nave e da lì cominciò la mia fortuna.
Ma già sento che non mi credete, anzi pensate che mi sia inventato tutto. O ipocriti lettori, sudditi di merda, comunisti! Ebbene volete sapere la verità? Analizzate bene il mio sorriso stereotipato, i miei fotomontaggi, il mio linguaggio e i miei scatti d'astio. Scoprirete il mio segreto. Io amo i miei dipendenti, i miei cortigiani, i miei elettori. Ma quando costoro perdono la peculiare qualità di servirmi, mi diventano indifferenti. Ebbene sì, non capisco, anzi disprezzo profondamente l'inconveniente del genere umano. La gente non mi piace, il mondo non mi piace, tutto ciò che non va a mio pro mi prostra. Non mi sentirete mai pronunciare con vera partecipazione o emozione la parola «dolore». Il resto è silenzio (non ricordo se è un verso di Shakespeare o un consiglio di Previti).


Stefano Benni