QUESTIONE MORALE
DROGA DI CASANOSTRA
tratto da di mercoledì 31 ottobre 2001

Noi di Casanostra delle Libertà, visto il miserevole stato in cui il paese versa per l'abuso di droghe e di crimini ad esse connesse, proponiamo il seguente disegno di legge.

Comma uno Da oggi le droghe leggere sono equiparate alle droghe pesanti, poiché un etto di marijuana non solo pesa quanto un etto di eroina, ma, occupando più spazio, risulta molto più pericoloso.
Chi verrà perciò trovato in possesso di qualsivoglia droga, nonché di qualsifumi, qualsisiniffi e qualsinietti droga, verrà punito con la reclusione da quattro a quarant'anni.
Da questa pena sono esentati:
a) i cocainomani con reddito superiore ai dieci miliardi.
b) coloro che venissero trovati in possesso di droga a un party a cui siano presenti esponenti della maggioranza, per evitare speculazioni giornalistiche.
c) coloro che pur possedendo tutti i sintomi della tossicodipendenza (agitazione psicomotoria, tendenza a contraddirsi, scatti di aggressività e delirio persecutorio) non siano immediatamente diagnosticabili entro tossicosi standard, ovvero tutti i casi in cui sia impossibile risalire alla droga scatenante. In questa lista, detta della «tossicorogatoria», sono compresi oltre al presidente del consiglio, gli onorevoli Bossi, Fini, Buttiglione, Vito, Pera, Storace, Gasparri, Castelli e quanti altri riterremo opportuno.

Comma due La legge non perseguirà i mafiosi spacciatori di droga in quanto preferiamo avere a che fare con persone che conosciamo bene piuttosto che con nuovi inaffidabili spacciatori quali i venditori di oppio talebano, la triade cinese, e la mafia russa.

Comma tre Verrà istituita una commissione di controllo etico che punirà severamente chiunque faccia pubblicità alle droghe o inciti al loro uso. Detta commissione sarà guidata da persone altamente competenti nel settore, quali il ministro Lunardi, esperto in buchi, il ministro Sirchia, esperto in sovradosaggio di lassativi e l'onorevole De Michelis, ex-rasta.
Non verranno censurati solo i testi giornalistici o teatrali, ma soprattutto i testi scolastici, intossicati da anni di droga culturale marxista. A tal proposito abbiamo già scoperto e espulso dai programmi i seguenti testi:
Alighieri Dante, la cui «Divina Commedia» inizia con i versi «Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura». Evidente riferimento al viaggio di un tossicomane nel tunnel della droga, non per nulla chiamato inizialmente «inferno» e alla fine «paradiso».
Manzoni Alessandro (che Storace ci segnala come figlio illegittimo) il quale nel suo romanzo «I promessi sposi» esordisce con le parole «quel ramo del lago di Como», chiarissimo invito alla coltivazione di marijuana in ambiente lacustre.
Grazia Deledda, altro Nobel mal attribuito come quello di Fo, autrice di un ambiguo «Canne al Vento».
Giovanni Pascoli (che Storace ci segnala come sospetto omosessuale) che in una lettera asserisce «nulla rimpiango della mia terra natìa, quanto la piadina con le erbe».
Giacomo Leopardi, che nel brano rock «L'Infinito» descrive sensazioni da assunzione di Lsd.

Comma quattro Questo codice di comportamento verrà applicato con particolare severità al servizio pubblico televisivo. E' sospeso da subito il programma dal titolo ammiccante «Il fatto di Enzo Biagi». L'annunciatrice Maria Giovanna Elmi dovrà cambiare il nome in Aspirina Elmi. Per analoghe motivazioni è sospesa ogni trasmissione di Michele Santoro, in quanto il conduttore usa spesso la locuzione «mi faccio carico», espressione gergale e coatta la quale, come ci ha spiegato l'onorevole Dell'Utri, significa «drogarsi molto, caricarsi di forti quantità di droga». Essendo dotate di meccanismi etici autocorrettivi, da questo decreto verranno escluse le reti Mediaset che potranno tranquillamente trasmettere film come Pulp Fiction, a patto di sottotitolarli con la frase «non è vero niente».

Comma cinque Per impedire i ben noti abusi commessi dagli spacciatori di Metadone, il servizio antidroga verrà nazionalizzato. Verranno create case di disintossicazione Finivest, con rette accessibili a tutti, personale qualificato e la possibilità di trasmettere la vita dei tossicodipendenti in diretta (il programma si chiamerà «Il Grande Spinello») garantendo loro un avvenire nello show.

Con questi provedimenti pensiamo di aver inferto un durissimo colpo al mercato della droga, senza minimamente favorire gli interessi di qualcuno. Abbiamo altresì risposto a tutte le domande che turbavano gli italiani, meno che a una: dove finiscono i milioni di miliardi dell'industria della droga, in quali attività, in quali banche, in quali affari «puliti» si riciclano? Ma a questo non possiamo rispondere, perché quando l'eroina diventa danaro si redime, si nobilita, e i drogati diventiamo noi: non ne possiamo più fare a meno.


Stefano Benni