XXI SECOLO
NON-LEADERS PER TEMPI DURI
tratto da di mercoledì 27 febbraio 2002

Chi pensava di essere a metà strada o in vista del traguardo si è sbagliato: siamo appena all'inizio e il difficile viene adesso. La sinistra si è svegliata e ha aperto un occhio, ma deve aprire gli altri novantanove. Il ministro Guardasilvi Castelli aveva già detto, dopo le manifestazioni di piazza, che temeva il peggio. Se è vero, come ha aggiunto l'ineffabile ministro, che la cultura della sinistra è Casino e Violenza, allora è anche vero che la cultura dei Castelli (e Scajola e Fini) è Minaccia e Servizi segreti. Perciò anche noi temiamo il peggio (a differenza del governo, senza voci dal cielo che ce lo annunciano).
Sappiamo da fonti segrete del Pentagono che Berlusconi e Scaiola hanno chiesto a Bush di lasciar trapelare la notizia che Bin Laden è in Italia. Ma Bush ha risposto che, dopo lo scandalo Enron, ogni Incarnazione del Male è merce preziosissima, e quindi non solo gli serve Bin Laden vivo, ma anche Saddam e il revival di Toro Seduto.
E' quindi un momento pieno di speranze e pericoli. Quale dirigenza della sinistra saprà gestirlo? Intanto, come modesto contributo, indichiamo quali nuovi leader non vorremmo, descrivendone cinque dei più pericolosi. Anche se un po' del loro spirito alberga in ciascuno di noi, non seguiamone l'esempio.

Il Minquadrano. Personalità della sinistra con impegno telecomandato, cioè che si accende di passione politica solo in presenza di telecamere e giornalisti. Le assemblee periferiche e le battaglie quotidiane lo vedono fiacco e pessimista, ma basta che gli si metta sotto il naso un microfono, e come annusasse un cocktail di aceto e adrenalina, eccolo riprendere colore e parlantina. Dai talk show a Teleclusone, dai brandelli di telegiornale alle trasmissioni di cucina, egli dispensa la sua fisionomia alle masse perché, come suole ripetere, è importante parlare a tutti, non quello di cui si parla.
Il Minquadrano ha lasciato l'arte della dialettica per l'avanspettacolo della laringolettica, o Sovrapposizione dialogica. Cioè quel costume televisivo che vede due o più avversari politici urlare contemporanemente, uno sopra l'altro, in duello non di argomenti, ma di laringi. Questo crea un bellissimo magma sonoro, ma dimostra tre brutte cose.
Uno, che a nessuno dei contendenti frega niente delle idee dell'altro. Due, che entrambi non hanno il minimo rispetto degli ascoltatori, che ovviamente non capiscono mezza parola. Tre, che l'unica cosa che interessa ai duellanti è di essere lì, non già per spiegarsi, ma per mostrarsi. Che qualcuno cominci a alzarsi e andarsene, oppure si prenda la responsabilità di una moderata, ma genuina zuffa, coinvolgendo anche il moderatore, che è quasi sempre un astuto aizzatore.
Terribile è il destino del Minquadrano quando decide di affidarsi a un guru americano del look telegenico. Studierà la gestualità kennediana e come si accavallano le gambe in Nebraska, imparerà come accattivarsi le simpatie degli elettori portoricani di Chicago per venire poi trombato alle amministrative di Velletri.
Consigliamo una serena diffidenza verso i Minquadrano. Soprattutto gli ex-presidenti della Rai che, il giorno dopo aver lasciato la poltrona, rivedono le telecamere e di colpo si scoprono tribuni megafonati, pieni di una passione rivoluzionaria che, ad eccezione di Berlusconi, nessuno aveva notato nei loro palinsesti.

Il Diociaiuti. Sinistro apocalittico, nostradamico ed esoterico, il quale spera che la caduta di Berlusconi non avvenga per scontro di idee, ma per qualche sortilegio cosmico, alchemico o nosocomiale. Potremmo definirlo un marxista-potterista. Questo personaggio non pone la sua fiducia nella serietà dell'opposizione o nell'evidente miseria della politica governativa, ma in sussurri riguardanti cartelle cliniche, corna e oroscopi.
Da un amico primario ha saputo che nell'ultima apparizione televisiva il Cavaliere e la Moratti si sono scambiati per errore i tre etti quotidiani di fard, con gravi conseguenze allergiche. Dal benzinaio di un giornalista ha saputo che esiste un film porno di Berlusconi, in cui il premier si accoppia con un pornoclone, un bambolotto gonfiabile che riproduce le sue stesse sembianze. Da una amica inglese ha saputo che Blair avrebbe detto, giocando a golf: «quando penso a Fini, sbaglio».
Il suo delirio può raggiungere vette satellitari. Ad esempio che gli alieni del pianeta Sirio, dotati di sette cervelli a maggioranza democratica, si sono stancati dei governi terrestri e hanno intenzione di far fuori Berlusconi e Bush con rasoiate laser interstellari. Oppure: che l'oroscopo astrale dell'onorevole Vito indica chiaramente che entro l'anno il parlamentare sarà colto da choc anafilattico leggendo un libro. Il Diociaiuti consuma così, in queste oscure fantasie, il novanta per cento delle sue energie politiche. Diocisalvi dal Diociaiuti.

Lo Scassoscappo. Ferocissimo esemplare che in salotti e tinelli invita alla pratica del bazooka e esalta i kamikaze ma appena le cose girano male si chiude in casa e nasconde in cantina tutte le annate del Manifesto e di Lotta Continua. Alle manifestazioni, da giovane, usava tirare sampietrini per poi nascondersi nel corteo. Ora che è adulto si limita a incitare Vissani a mettere più peperoncino. Nei momenti di maggior vena minaccia di andare a combattere in Afghanistan, ma poi opterà per un villaggio turistico a Sharm el Sheik.
Per nostra consolazione, infatti, difficilmente lo Scassoscappo passa all'azione pagando di persona, ma piuttosto si fa pagare lo stipendio passando nelle file avversarie. Il nuovo presidente della Rai Baldassarre, non è uno Scassoscappo, ma un incrocio tra un Quantomidate e un bipartisan con freccia a destra. Per fortuna, ha già trovato lavoro.

Il Bicamerale. Personaggio che spende tutto il suo tempo non già a ascoltare e discutere le idee di destra, ma a propagandarle e difenderle perché solo imitando la destra la sinistra potrà portare via voti alla destra. Eccolo quindi sprecare tesori di energie per dimostrare che Gasparri non è poi così male e attaccare con la bava alla bocca Cofferati perché è un signornò che ci porta allo scontro con la Confindustria, che invece è sana e composta in gran parte da manager che sbagliano.
E' molto attento ai livelli di censo e potere. Spietato moralista con Vanna Marchi, ma assai cauto con Previti. La sua tendenza al patteggiamento, al bicameralismo, alla spartizione, è irrefrenabile, ogni idea di sinistra che lo allontani da un bramato inciucio lo sfibra. Nel suo sforzo bicamerale, spesso è vittima di allucinazioni. Tutti i giudici sono santi, anche quelli di Marghera, o che hanno creduto a Marino. Com'erano belli gli anni novanta quando la Rai sembrava Woodstok. Come ci sapeva fare Andreotti con la mafia.
Alla fine del percorso, immancabilmente, egli perviene a una lieve, ma immancabile rivalutazione di Salò e a un evidente fastidio per argomenti quali Resistenza e Olocausto. Una volta il Bicamerale si infilava pari pari in una corrente democristiana e lì riposava in pace. Ma ora a destra c'è la caccia ai posti con ingorgo e dovremo tenercelo: non da leader, però.

Il Semprepeggio. Costui arriva la mattina al bar, vi si avvicina agitando il giornale come un vessillo e con gli occhi spiritati comincia a gridare: «andiamo sempre peggio, e nessuno fa niente». Mentre voi state cercando di bere il cappuccino, vi legge integralmente l'ultima dichiarazione di Scaiola e poi il resoconto del comizio di Borghezio. Vi racconta per filo e per segno tutto il Porta a Porta della sera prima, che ha visto integralmente pur schifato e nauseato, urlando «ma perchè la gente non spegne la televisione quando vede certe cose?». Poi vi manda di traverso la brioche con le cronache di guerra.
Quando vi vede irrimediabilmente depresso, lancia un ultimo «va sempre peggio, e nessuno fa niente» rivolto in tono di rimprovero un po' a voi e un po' ai presenti, cani compresi. Dopodichè esausto ma appagato, va al mare a far vela, o in tribunale a difendere un palazzinaro di An, o a piazzare un progetto a Mediaset. Perciò tutto ciò che lo indigna come notizia, gli scivola sopra quando è evento quotidiano.
Come difendersi da lui? Fatevi trovare una mattino, ben rasato,in giacca blu e con un distintivo di Forza Italia. Uscirà dal bar, per andare altrove a urlare «andiamo sempre peggio, stamattina ho visto un mio amico che...». Potrete far colazione in santa pace, tanto se va peggio riuscite a capirlo da solo, e intorno a voi c'è tanta gente intelligente e appassionata che si batte per il meglio, senza lamentarsi troppo. Buon cappuccino.


Stefano Benni