ISPETTORI
tratto da di venerdì 20 settembre 2002

Scena prima. Baghdad, il bunker di Saddam. Entra un uomo in trench, alto e elegante.

— Mi chiamo Philip Marlowe. Il governo degli Stati uniti mi ha mandato qui per un’ispezione. Lei è Saddam o uno dei suoi sosia?
— Sono il vero Saddam, ci mancherebbe altro. Ma prego, si accomodi. Sono pronto a implementare ogni sua indagine. Un tè alla menta? Un whisky? Un cuba libre? Come lei sa, l’embargo danneggia il popolo, ma a noi capi non manca niente.
— Non faccia il furbo con me, mister Saddam. Ho ispezionato i suoi bunker. Cosa costruisce lì dentro?
— Medicine, chinotto, grappa, roba genuina e di prima qualità.
— Ho trovato tracce di iprite e gas nervini.
— Ogni tanto disinfestiamo contro i pidocchi.
— Ah si? E cosa mi dice di questa foto? Cosa sono questi missili bianchi accatastati in un capannone?
— Sono supposte. Supposte giganti di grande efficacia terapeutica ma con qualche piccola controindicazione.
— E questa lettera, non l’ha forse scritta lei? «Caro Osama, ti spedisco i dieci chili di uranio che mi hai richiesto, più il giaccone da motociclista degli Hell’s Angels per il Mullah Omar e quattordici tuoi sosia. Il manuale che desideravi tanto “Come si guida un aereo americano”, è esaurito in tutte le edicole. Perciò ti invio due copie di “Come diventare hostess in tre settimane”. Spero che vada bene lo stesso».
— Certo, caro Marlowe, la lettera è mia: ma l’ho scritta nel periodo che Osama era grande amico degli Usa e combatteva contro i russi. Anche voi gli mandavate soldi e armi a tutto spiano.
— Va bene, ras del cazzo, basta con questa commedia. Tanto Bush me lo ha detto chiaramente: l’America vuole fare la guerra e basta, ispezioni o non ispezioni. Lo vogliono la Cia e i mercanti di armi, e inoltre bisogna far dimenticare la crisi economica e gli scandali. Perciò non ci sarà nessun bastardo ispettore Onunista, o fottuto antiamericano tipo Annan o Mandela a fermarci. Da bravo, Saddy, fatti fare una foto con una bomba atomica in mano, io la porto in Usa e radiamo al suolo l’Iraq. Tanto sai benissimo che morirà soltanto la tua gente e tu te la caverai, proprio come l’altra volta.
— Mi meraviglio di te Marlowe, proprio tu che eri un investigatore incorruttibile e democratico ti comporti così? (Marlowe si deforma, si mixa e si ricompone prima con le sembianze di Mickey Mouse, poi di un gigantesco hot dog e infine col volto di Kissinger)
— Sono un ologramma telecomandato. Bush ha il terrore della cultura americana infestata da artisti comunisti. E adesso fatti fotografare con l’atomica o ti elimino, sono più armato di Lara Croft.
— Mi dispiace, Philip Mouse Hot Dog Kissinger. Mica penserai che sia così facile parlare col vero Saddam. Anch’io sono un ologramma, mi hanno costruito a Napoli clonando una cassetta di Terminator due.
— E si, e allora?
— Allora adesso mi dissolvo e scappo (si trasforma in Nino d’Angelo su una motocicletta) salutame a’soreta, guaglio’.
Scappa rombando, lasciando Kissinger con un palmo di olonaso.


Scena due. Washington, la Casa bianca. Entra un uomo con cappello e pipa.

— Buongiorno, presidente Bush. Sono l’ispettore Maigret e vengo a ispezionarla per conto dell’Onu.
— Spenga la pipa. Odio gli odori forti, meno quello del napalm alla mattina presto e la cipria al salmone che mi ha regalato Berlusconi.
— Non faccia il gradasso, mister Bush. L’ispezione nel suo paese ha rivelato aspetti inquietanti. Lei è il principe dei terroristi, i suoi agenti segreti da anni uccidono in tutte le zone del mondo, fomentano rivolte e colpi di stato, torturano i prigionieri e armano i peggiori criminali, compreso il vostro ex-amico Bin Laden.
— Lo facciamo per difendere la democrazia.
— Stranamente, per difenderla, non fate che sostenere o instaurare regimi antidemocratici. Inoltre possedete il novanta per cento delle armi nucleari e chimiche del mondo, bombardate a vostro piacimento e non volete essere giudicati da nessun tribunale internazionale. Lei personalmente è coinvolto in una serie di scandali clamorosi, dall’Henron all’Helliburton. Non è riuscito neanche a far pulizia nella Cia dopo l’undici settembre. Lei è una minaccia alla pace mondiale.
— Tutte menzogne, messe in giro dalla cricca filoaraba e dai comunisti come Annan e Mandela. E anche il vostro Chirac è un mollaccione pacifista. Non è affatto vero che i nostri metodi siano sbrigativi. Posso farle una domanda?
— Prego.
— Lei è un sosia o un ologramma?
— No, sono proprio io, in carne e ossa.
— Benissimo (estrae una pistola e fredda Maigret). Avanti un altro.
— Buongiorno presidente Bush. Sono Hercules Poirot e vengo dal parte dell’Onu per un’ispezione...


Scenario tre. La villa di Arcore. Entra un uomo di statura media, piuttosto rotondo nella persona o forse un po’ tozzo, di capelli neri e folti e cresputi.

— Buongiorno cavalier Berlusconi. Sono il commissario Ingravallo. Conosce Gadda?
— Certo, bellissimo lago. Ci sono stato a fare una gita in motoscafo...
— Lasciamo perdere. Cavaliere. Sto ispezionando l’Italia per conto di Amnesty international e andiamo malissimo. Qui lei è vergognosamente padrone di tutto, edilizia, pubblicità, assicurazioni, informazione, un conflitto di interessi da record mondiale. In confronto a lei Ceasescu e Bokassa erano dei dilettanti. Lei fa licenziare i giornalisti, commissiona falsi sondaggi, requisisce televisioni e giornali. Fa leggi per arricchirsi e per salvarsi dai processi. Spara falsità in continuazione e si circonda di persone con un passato da brividi, e per di più totalmente incapaci. Nelle sue mani l’economia sta colando a picco.
— Piano piano. Tremonti ha già pronto il nuovo piano di economia creativa contro l’inflazione. Cambieremo il sistema dei pesi e delle misure, dividendo tutto per dieci. Così quando il cittadino chiederà un chilo di pane il negoziante glie ne venderà un etto e così pagherà di meno, un litro di birra costerà come un decilitro e così via. Non è geniale?
— Insiste a dire cazzate? Lei non ha mantenuto una sola promessa, per non dire dei suoi collaboratori razzisti, litigiosi e incompetenti.
— Sono bravissimi. Il ministro degli esteri è persona onesta e preparata. Bossi è un genio della storia e dopo Napoleone mi ha svelato la verità su Annibale. Un cialtrone negro che in realtà non valicò le Alpi, ma fece paracadutare gli elefanti. Abbiamo scoperto i buchi degli atterraggi. Castelli è un ministro della giustizia equilibrato ed equo, che finalmente ha rispolverato il reato di opposizione governativa cancellato dalla magistratura rossa ispirata dai Beccaria e dai Cavour, a loro volta ispiratori del complotto antiliberale bolscevico guidato da Annan, Mandela, Woytila e naturalmente Cofferati e Saddam.
— Mi sembra che lei faccia un gran polverone.
— Bisogna alzare dei tornadi di polvere per nascondere i disastri che abbiamo combinato in un solo anno. Io non so più cosa fare, la mia popolarità barcolla e corre addirittura voce che porto sfiga. Mediaset precipita e resterò senza una lira. E soprattutto tutti dicono che con i problemi che ci sono al mondo, le guerre, le catastrofi climatiche e l’economia allo sbando, dovrei smetterla di avere come principale obbiettivo politico il salvare me, i miei avvocati e i miei maggiordomi.
— Alt. Un momento. (Ingravallo si toglie la maschera e appare Cesare Previti) Non mi piace quello che hai appena detto. Puoi pure fregartene delle ispezioni di Amnesty, dell’Onu e dell’economia in crisi, ma non puoi disinteressarti della sorte degli amici....
— Scusa Cesare, ma se mi consenti...
— Non ti consento niente. Fai passare le leggi che ti ho messo per iscritto, o vuoto il sacco.
— Ti prego. Bossi mi ha appena dato l’ultimatum sul federalismo. Fini sta preparando l’ultimatum sulla Rai. Bush mi sta martellando con l’ultimatum per l’Iraq. Sono bombardato, circondato, assediato da ultimatum, sto peggio di Saddam.
— Saddam chi?
— Non sai chi è?
— Non lo so, è una sigla di una società estera? E’ un conto corrente segreto? Una nuova password della loggia?
— Cesare, per la tua competenza in politica internazionale, ti nomino seduta stante ministro degli esteri. Congratulazioni. Posso farti una domanda?
— Prego ma in fretta, ho da fare.
— Cosa mi manca per essere un grande statista?
— Ti manca un sosia. Tutti i grandi della terra, per motivi di sicurezza, hanno un sosia. Bush ce l’ha, Saddam ce li ha, Osama ne ha sedici. E tu niente. Telefona ai tuoi collaboratori più intelligenti e provvedi.
— Subito. (Prende il telefono) Passatemi sulla stessa linea Pera e Gasparri. Pronto? Ho bisogno di sosia. Dieci, venti sosia. Me li mandate subito? Meraviglioso.
— Allora?
— Lo vedi, Cesare, che siamo un grande e previdente governo? Li avevano già pronti da tempo, aspettavano solo la mia richiesta. Stanno per arrivare qui cinque sosia di Elvis Presley, due di Celentano, uno di Buffalo Bill, uno di Fabrizio Frizzi, due della Zanicchi... Cesare, perché piangi?

Stefano Benni