PIAGHE
CI SCRIVONO DA LASSÙ
tratto da il manifesto di giovedì 28 novembre 2002

Gentile direttore;
le invio questa lettera in quanto responsabile dell’Ufficio stampa di Dio. Mi conceda per favore di non rivelare quale dio, o dea, o cooperativa divina, per evitare delusioni, scismi, roghi e derive integraliste. Soprattutto vorrei evitare al mio datore di lavoro, per l’ennesima volta, di essere arruolato e militarizzato in qualche guerra in nome del Bene.
Il Dio per cui lavoro da secoli (prima facevo parte dell’Ufficio Martiri, poi di quello Comunione e Inquisizione, quindi sono passato al Marketing) non discute mai di Bene o Male, piuttosto di Ancora, cioè se vale ancora la pena di mantenere ancora in vita la razza umana e soprattutto se a voi interessa ancora sopravvivere.
Ho riletto i pezzi che un vostro giornalista invasato, uno tra i mille, scriveva qualche anno fa sui disastri ecologici e climatici, su alluvioni e frane. Diceva, allora, che non si sarebbe mai più potuto parlare di anormalità, che bisognava fronteggiare un clima nuovo, e che non preparare un piano di difesa idrogeologica, una nuova protezione civile, un elenco di tutte le situazioni a rischio, equivaleva a un crimine contro il paese. Ed è così: non potete più dire piove — governo ladro, ma piove — governo incapace, indifferente, corrotto.
Come altrimenti definire il comportamento del vostro tirannello omertoso, che sproloquia di ponti sullo stretto e guerre coloniali mentre mezza Italia trema e sprofonda sott’acqua? Un ometto che per preparare un canotto di salvataggio a un suo amico ha speso cento volte più energie che per proteggere milioni di persone da questa minacciosa, annunciata emergenza climatica.
Un premieruzzo più impegnato dall’occupazione della Rai che dalla disoccupazione della Fiat. Perché l’Italia peggiora a vista d’occhio? Ora possiamo dirlo ufficialmente.
Berlusconi porta sfiga.
Porta sfiga perché la sua incapacità, la sua ipocrisia, la sua avidità, lo portano a considerare danni solo quelli al patrimonio personale e alla tenuta della maggioranza, e a ritenere fastidiosi inconvenienti e sfighe tutto il resto.
Silvio porta sfiga nel senso che non la evita, la suscita, la coltiva, la porta e la distribuisce nel paese. E’ un new menagram, versione imprenditoriale e micidiale del vecchio, innocuo iettatore di paese.
Se non ve siete accorti, il vostro paese è già stato colpito da tre piaghe bibliche, o coraniche o vendette di Kali o frecce di Manitù, vi resti il dubbio.
La prima è il diluvio. Ennesimo, atteso, annunciato, e che ha trovato tutti criminalmente impreparati. Il ministro Bossi giustamente è più preoccupato di preparare il suo feudo, coi suoi alabardieri personali e l’evasione fiscale decentrata. Non ha tempo per proteggere i padani dalle acque. Avrà finalmente il suo regno, un castello su un’isola del Mar Orobico, che unirà Adriatico e Tirreno, schifando lo Ionio.
La seconda piaga è l’Etna. Il nostro ministro alle Grandi Opere Sotterranee, onorevole Luciferi, assai meno pericoloso di Lunardi, ha annunciato ai giornalisti l’apertura entro l’anno di tre nuovi grandi crateri. Uno a Enna, uno in Puglia e il terzo a Arcore.
La terza piaga è Tremonti. Eravamo incerti tra lui e lo sciame di locuste, abbiamo preferito lui perché si riproduce di meno.
Ma altre sono in arrivo.
La quarta piaga sarà l’Avvocato Sterminatore. Scendendo dai Paradisi Fiscali Cesare Previti, il Beato Ciramato dopo essersi salvato cento volte e centouno volte processato, aprirà i suoi dossier e parlerà.
Quinta piaga: un’epidemia di raspa, doloroso eczema essudativo, infiammerà i marroni dei giocatori del Milan, rendendo il loro gioco lento e sofferto.
Sesta piaga: quando l’acqua avrà coperto tutto il nord-Italia, la solita petroliera impazzita risucchiata dalla marea si spezzerà all’altezza delle secche di Mestre. Venezia diventerà nera di petrolio e l’onda nera e indelebile scenderà fino a Milano zona Montenapoleone, creando una nuova linea di moda dark, incatramando barboncini bianchi e trasformando Borghezio in un obeso camerunese per tutta la vita. Infine invaderà Arcore dove unendosi alla lava dell’Etna, murerà per sempre i beni dell’omertoso in una piramide naturale.
Settima piaga. Un angelo baffuto scenderà dal cielo e dirà: visto che l’omertoso tirannello non ne viene fuori e riempie della sua sfiga tutta l’Italia, salviamolo con un esorcismo, exterior subsidium, gubernissimus o inciucium et implicatio.
Appurato quindi che Berlusconi porta sfiga, a sé agli amici e al paese, quale consiglio possiamo darvi? Naturalmente, munitevi di un amuleto.
Il primo amuleto è lottare, tener duro e non perdere mai la speranza che qualcosa possa cambiare, tra dieci anni o tra un giorno. Questo amuleto ha già distrutto decine di tiranni di varie misure, e non ha mai fallito.
Secondo amuleto: un elegante Dio-kit con acqua benedetta, ciocca di capelli, mazzetta di santini e ossicino del metacarpo mummificato, un regalo natalizio assai utile e personale. Comprandone due avrete in regalo il calendario contenete ricette di cucina, proverbi e foto di Miss Urania (ebbene sì, anche da noi).
Terzo amuleto: un abbonamento al manifesto. il manifesto è sempre stato un giornale religioso: continua da anni a credere che esista qualcosa migliore di questa politica, pratica il francescanesimo degli stipendi ed è politeista: adora Che Guevara e Clint Eastwood, la Cgil e la Microsoft, Lula e Batistuta. Non paga mai l’affitto, proprio come il Papa. Il direttore Barenghi ha impersonato Barabba in vari kolossal americani, e il suo commentatore satirico Vauro invoca ogni giorno le divinità di vari culti, abbinate a aggettivi e sostantivi della sua bella lingua toscana. Per finire, il manifesto crede laicamente nei suoi abbonati e i suoi abbonati credono laicamente nel manifesto.
il manifesto porta bene. Anche se, ahimè, vende di più quando succedono le sfighe. Abbonatevi, perdio.


Stefano Benni