ANALOGIE
I DUE GEMELLI BUSH E SADDAM
tratto da il manifesto di sabato 15 febbraio 2003

La notizia è clamorosa, ma getta un raggio di luce su una delle questioni più scottanti del momento: perché George Bush e Saddam Hussein sembrano ossessionati dal desiderio di fare la guerra? Perché i due sono in realtà fratelli, anzi gemelli monocoriali monozigoti. Questa è la testimonianza del dottore che li ha avuti in cura anni fa per comunicazione paranoica interfamiliare con misconoscimento delirante genealogico.

Nell’immediato dopoguerra l’industriale William W. Bushstein, re dell’accendino da tasca, si reca a Bagdad per trattare una partita di petrolio per i suoi famosi zippi. Lì incontra una giovane e affascinante interprete, Fatima. La fiamma scocca con la potenza di diecimila accendini e il concerto del loro cuore si illumina. L’industriale torna in America deciso a divorziare dalla moglie e a sposare la bella Fatima, ma purtroppo l’aereo cade.
Fatima nove mesi dopo dà alla luce due gemelli amero-iracheni: Alì George e Alì Sam. Sono identici, ma già da piccoli iniziano a non andare d’accordo. George invidia l’abilità di Sam nell’impiccare i gatti. Sam è invidioso perché George può bruciare i soldatini pellerossa e lui non ha ancora i soldatini kurdi. George preferisce la cerbottana e Saddam la fionda, ma tutti e due sono tonti. George invece di soffiare aspira e ogni giorno ingoia chili di freccette di carta. Sam si tira sempre il sasso sui denti, e comincia a farsi crescere i baffoni per attenuare la botta. Tutti e due amano il petrolio e i derivati, George lo ruba dalle macchine, Sam lo sniffa dalle lampade.
A sedici anni i due si odiano a morte e fanno di tutto per differenziarsi. Sam mangia e ingrassa, George beve e ingrigisce. A scuola sono un disastro e le loro pagelle sembrano schedine del totocalcio.
Ma ecco la crudele svolta. Mamma Fatima, consumata dalla cattiveria dei terribili gemelli, muore. I due vengono affidati a un orfanotrofio Onu, da cui scappano. George raggiunge l’America e Sam l’Inghilterra. Alì George vive di espedienti, rapine a benzinai e spaccio di azioni Enron, finché ha un colpo di fortuna. Una notte, mentre barcolla ubriaco per le strade del Texas, viene investito dalla Cadillac ghepardata del senatore Bush senior. Hanno un breve alterco, ma in poco tempo simpatizzano. Il senatore dice: ho sempre sognato un figlio intelligente come me, ma finora non l’avevo mai trovato. Ecco finalmente il cretino che sognavo.
Alì Sam invece è sempre triste perché vuole fare il dittatore e nella liberale Inghilterra questo non è apprezzato. Passa ore e ore davanti a Buckingham Palace, sognando di diventare re. Scrive lettere d’amore alla regina Elisabetta, che non gli risponde, fomentando il suo odio per l’Occidente. Essendo sempre ingrugnato, lo chiamano Sad Sam, Sam il cupo, da cui il nuovo nome Sad-dam. Torna in Iraq come clandestino travestito da hostess, ed entra nella casa di una famiglia di trentasei fratelli. Nessuno se ne accorge che ce n’è uno in più. Saddam vive lì per parecchi anni ed elimina i fratelli uno a uno.
Gli anni passano e i gemelli fanno una rapida carriera politica, sostenuti uno dai petrolieri texani l’altro dai petrolieri arabi. Seguono a distanza i rispettivi successi e il loro odio aumenta. Il loro legame segreto è conosciuto solo dalla Cia e dalla Carrà che tentano invano di riconciliarli.
Le prove della gemellarità, oltre che nella foto Vauro che pubblichiamo, è nelle somiglianze di carattere davvero impressionanti.

Tutti e due amano vestirsi da militari.
Tutti e due amano minacciare stragi contro il popolo dell’altro: uno promette tremila bombe, l’altro un milione di morti. Questa è un residuo evidente di quando, da bambini, giocavano in cortile a «chi ce l’ha più lungo ».
Ambedue hanno gravi problemi sessuali. Bush riesce a avere un’erezione solo se ha il fallo sostenuto da una rampa e se la partner scandisce il conto alla rovescia. Saddam riesce a avere rapporti con una donna solo mediante sosia.
Hanno (notatelo) la stessa medesima gestualità, testa alta, assoluta rigidità nucale, dito che minaccia e leggera contrazione della mandibola.
Tutti e due si fanno scrivere i discorsi.
Tutti e due non capiscono i discorsi che leggono.
Tutti e due hanno avuto e hanno tuttora un rapporto ambiguo con Osama bin Laden.
Tutti e due sono azionisti di aziende petrolifere, multinazionali di armi e fabbriche chimiche.
Tutti e due si sono già fatti la guerra ma fingono di non ricordarselo.
Tutti e due non ridono mai, perché da piccoli facevano a gara a chi rideva prima, e ancora nessuno dei due ha ceduto.
Tutti e due se ne fregano di quello che può accadere ai loro governati.
Tutti e due hanno odiato l’Iran e poi hanno cambiato idea.
Tutti e due non si fidano di Putin.
Tutti e due hanno l’ossessione di essere spiati.
Tutti e due sembrano pettinati da un geometra e non hanno mai un capello fuori posto.
Tutti e due hanno la mania dai tappeti. Quando Saddam scende dall’aereo, vuole sempre un tappeto antico ai suoi piedi. Quando Bush scende dalla scaletta, vuole sempre che gli stendano Berlusconi.
Tutti e due parlano in nome di Dio.
Tutti e due sanno benissimo che senza il ricatto della paura e senza un nemico apparirebbe sfolgorante la loro mediocrità politica e umana.

L’unico modo per impedire questa guerra è quindi fare sì che si incontrino viso a viso.
Possono esserci tre possibilità.
Uno: soluzione Carrà-De Filippi.
Si incontrano, si riconoscono, si abbracciano, piangono, la telecamera ruota intorno a loro, pubblicità.
Due: soluzione Processo del lunedì.
Si incontrano e cominciano a litigare per giorni, mesi, anni e intanto la guerra è sospesa.
Tre: soluzione finale.
Si incontrano e si ammazzano di botte.
E’ la soluzione più triste, ma almeno muoiono solo in due.


Stefano Benni