ULTIMATUM
tratto da il manifesto di martedì 11 marzo 2003

Ps. Al momento di andare in stampa, riceviamo questa dichiarazione a lei diretta. Lasciaci fuori dalle tue beghe, stronzo. Firmato Osso w. Bingo, presidente del miliardo di cani contrari alla guerra. Bau.

Al presidente George W. Bush
Casa Bianca
Washington (Usa)

Gentile signor Bush,
questa lettera è idealmente firmata dalla stragrande maggioranza degli abitanti del pianeta che per noi si chiama Terra, per lei Teatro delle Operazioni. Sappiamo che lei, come molti liberisti, dice di essere maggioranza anche quando non lo è, o lo è per un pugno di schede elettorali truccate. Ma le assicuro che siamo più del novanta per cento, tutti contrari alla guerra. Perciò le consegnamo questo ultimatum in 15 domande. Ha una settimana di tempo per rispondere, dopodiché la nostra reazione sarà ferma e immediata.
  1. Ci dica i veri motivi per i quali lei vuole a tutti i costi questa guerra, e soprattutto chi le dà ordini. La Cia? Le sette sorelle petroliofaghe? Gli undici Skulls superfinanzieri? Cosa Nostra, il generale Jack Daniels, il suo papà, il suo commercialista? Oppure lei è solo un servo e un fantoccio nelle mani di Berlusconi e Previti?
  2. Lei non accetta veti Onu, rapporti di ispettori, anatemi papali e proteste di pacifisti, e sforna in continuazione dossier taroccati. Insomma, se ha già deciso di attaccare, perché questa commedia? Lei è ipocrita, sadico, o solamente confuso?
  3. La sua Cia ha recentemente annunciato di aver visto da un satellite Bin Laden che scappava a cavallo. Saddam viene intervistato ormai anche da Sorrisi e Canzoni. Come mai soltanto i vostri agenti segreti non riescono a avvicinarsi ai vostri nemici? Questione di timidezza?
  4. Ci dia l’elenco dei prossimi paesi i cui armamenti la turbano preventivamente. La Corea, la Cina, Cuba, le Dolomiti? Ce lo dica adesso, così noi prenotiamo la vacanza.
  5. Ci spieghi, nel trentennale del golpe in Cile, la differenza tra un tiranno armato pericoloso e un tiranno armato innocuo.
  6. Ultimatum è una parola di derivazione latina, come più o meno latini sono i suoi alleati Aznar e Berlusconi. Le uniche azioni operative che hanno intrapreso insieme sono state la fuga dai giudici e il matrimonio miliardario di Aznar junior, ovvero l’Oscar della burineria del secolo. Come parteciperanno allo sforzo bellico? Li obbligherà a fare sul serio? Regaleranno orologi d’oro a ogni marine che ammazza dieci nemici? Bombarderanno Baghdad di bomboniere?
  7. E’ vero che ha promesso un quarto del petrolio iracheno a Tony W. Blair? Ed è vero che ha anche promesso a Berlusconi un milione di galloni e lui le ha risposto che preferiva dei tacchini?
  8. I presidenti Usa troppo intraprendenti o che possono disturbare le manovre della Cia, vengono ammazzati dalla Cia stessa. Lei è il vero capo della Cia o quelli della Cia la considerano troppo cretino per disturbarli?
  9. Il suo esercito è cento volte più forte di quello di Saddam. Sarebbe così pettinato e arrogante se i vostri eserciti fossero pari? Lei ha parlato ultimamente dello spirito del West. Ma i pistoleri si affrontavano almeno uno contro uno, in fessissimi duelli. Lei assomiglia al latifondista che assolda cento pistoleri per far fuori un solo fetentissimo bandito. Il western non le insegna che il fetentissimo bandito alla fine può farci una figura migliore?
  10. Lei è un depresso megalomane alcolista. Queste persone meritano normalmente tutto l’aiuto possibile. Ma lei è un depresso megalomane alcolista con in mano la valigetta della distruzione nucleare. Essendo il suo caso anomalo e delicato, perché non si fa curare da uno psichiatra, magari su un lettino radioattivo?
  11. Lei ha dichiarato che prima di prendere una decisione importante sulla guerra, va a spasso col suo cane e si chiarisce le idee. Lo fa:
    1. perché tanto il suo cane non la ascolta?
    2. perché lei non ha un cane che la ascolti?
  12. Lei ha recentemente redarguito alcuni intellettuali americani che le avevano attribuito la sindrome di Hitler. Non siamo d’accordo con loro. La Polonia era vicina, l’Iraq è lontano. Lei spende sicuramente di più. Quanto?
  13. Lei ammazzerà come al solito un mucchio di civili, ma è già lì che eufemizza e minimizza, parla di armi superintelligenti, nuovi sistemi di puntamento e soprattutto di armi nucleari «limitate». Ci spiega cosa sono queste nuove atomiche a gittata federalista e regionale? A cosa somigliano? A uno scaldabagno di Bergamo? A Borghezio caricato a lenticchie e purganti?
  14. Dov’è finita la storia dell’antrace? E le navi irachene piene di armi chimiche in giro per i mari? E il mullah Omar? E la plastica facciale di Bin Laden? E le torture ai prigionieri? E lo scandalo Henron? E le sue società a metà con gli arabi? E i rapporti Cia prima dell’undici settembre? E i rialzi in borsa pilotati? E cosa ha chiesto davvero all’Italia? E dov’è finita la sua cravatta rosa dopo che il manifesto ne ha parlato?
  15. E’ vero che l’ultima volta che si è confessato il reverendo Bill Hook, un prete nero di cento chili, l’ha centrato con un diretto destro attraverso la grata?
Caro presidente, ha una settimana per rispondere. Allo scadere dell’ultimatum non bombarderemo né cancelleremo lei o il suo popolo. Sappiamo che questo per lei è bizzarro e incomprensibile, ma è così. Non tema il nostro odio e disprezzo, reazioni possibili ma sterili. Tema l’impegno e la promessa che noi ricorderemo per lungo, lunghissimo tempo, ogni inutile e evitabile sofferenza che lei avrà inferto al mondo. Questo vale anche per il suo detestabile nemico, ma cento volte di più per lei perché lei è cento volte più potente e avrebbe cento strade diverse da prendere. Questo impegno e giuramento di non dimenticare, ha cambiato e può cambiare la storia esattamente come le sue armi.
Non aspettiamo una sua risposta scritta, ma le sue azioni.
Cordiali saluti, gli abitanti del Teatro delle Operazioni.


Stefano Benni