VIRTUAL ATTACK
ESERCITAZIONI E VIDEOGIOCHI
tratto da il manifesto di giovedì 6 ottobre 2005

Avete tutti visto «Virtual Attack», l’esercitazione di Milano e Roma, dove è stato messo in scena un possibile attacco terrorista, in modo che tutti (specialmente i terroristi) possano studiare bene cosa non ha funzionato.
Se fosse una normale procedura di protezione civile, poco male. Ma sospettiamo che per il nostro governo abbia ben altro significato. Cioè la resa della politica alla logica militare, con un pizzico di nostrano terrorismo propagandistico. Meglio rassegnarsi al peggio che cercare di evitarlo, meglio la paura che il dialogo.
Ma poiché tutti si sono divertiti un sacco (meno i cittadini) sono pronte altre esercitazioni e videogiochi ispirati alla realtà.

Rapinator numero due
La prima mossa virtuale di questa esercitazione è simulare che un cretino incompetente che ha già distrutto una volta l’economia italiana, possa tornare a guidarla. Questa sciagura riciclata, che chiameremo Tremont, allestisce una legge finanziaria che come al solito non tocca il patrimonio del capo e della gang, ma taglia le spese ai comuni, alle regioni, alla cultura, lascia crescere le bollette e debordare i falsi in bilancio.
In questa esercitazione l’obiettivo primario è togliere le auto blu ai sindaci, mentre per dare il buon esempio il presidente del consiglio non userà più le auto blu, ma le farà tingere in fucsia.

Rome against rapinator
Anche la sinistra ufficiale fa la sua esercitazione, riunendo tutti a Roma contro la finanziaria e simulando che andare in piazza sia un diritto democratico. Il popolo di sinistra, stupito perché le chiedono di mobilitarsi anche senza Elton John, ci va volentieri. Ma qualcuno si chiede come mai in tutto questo tempo chiunque andava in piazza si sentiva dare del newglobal o del metalmekkanik. E se manifestare contro un governo che è il primo motore di illegalità, sia un problema di legalità, di decenza, o di sopravvivenza. Se insomma, la parola «legalità» sia un po’ più complicata delle semplificazioni fatte anche da sinistra.
L’esercitazione comunque ci sarà, anche se sarebbe stato meglio farne una al giorno in tutte le città e i paesi, fino alla scadenza elettorale. Ma si sa, a Roma c’è la copertura televisiva.

Save the president
Un premier vede i suoi amici e collaboratori finire uno per uno in galera o rischiare di andarci. Ha due opzioni: uno, dimettersi, ammettendo che ha violato le leggi e si è circondato di disonesti, oppure, due, cercare di truffare con leggi speciali. Purtroppo il tasto del videogioco che comanda l’opzione uno è bloccato e si può usare solo il tasto due.
Nel videogioco (ovviamente ciò non può accadere nella realtà!) il premier, una legge per volta, riesce a depenalizzare o a mandare in prescrizione i suoi reati e quelli degli amici.
Ma gli resta il labirinto col boss finale: Caesar Previti. Costui ne ha combinate tante che è difficile evitargli la condanna. La legge Salvacesare è difficile, e sulla sua strada ci sono mostri orribili come le togherosse, e guerrieri integerrimi come Follini, Casini, e anche un tale Toto Riina che dice: «allora anch’ io».
Riuscirà il presidente a salvare se stesso e i suoi amici? Comprate il gioco in tutti i negozi Fininvest.

Tiraemolla
Esercitazione di recitazione e simulazione politica. Un gruppo di ex-democristiani, portaborse e poltronofili, simula per un breve periodo di essere un gruppo politico autonomo, dotato di etica ferrea e capace di svincolarsi dal potere del malvagio Silvio. Parlano, gridano, giurano che mai e poi mai si piegheranno ai suoi diktat: poi l’esercitazione finisce, e il gruppo torna uggiolando a obbedire e incassare posti. Però è stato bellissimo: sai che brivido, per Follini parlare davanti a cinquanta microfoni, quando per registrare le sue balle basterebbe il verbale di un vigile?

Primarium certamen
Esercitazione-torneo nel quale la sinistra sceglie il campione che dovrà sfidare il campione avversario. Tutti sono a cavallo, meno Prodi che combatte sopra un Tir.

Kal Derool
Il barbaro Kal-Derool, il dentista di Dio, è l’eroe di un videogioco per palati forti e dentature sane. Aiutato da una tigre dipinta di verde che teneva nel giardino di casa, vaga per le lande di Padhania alla ricerca di mostri nemici quali islamici, culattoni e cittadini alfabetizzati. A colpi di mazza e trapano da dentista ne uccide a migliaia per arrivare fino alla Città Eterna e impossessarsi di Devolution, la spada che ha il potere di non far pagare più tasse. Kal-Derool entra nel palazzo reale, ma prima della stanza di Devolution e del boss Silvio, deve affrontare il mago Letta. Letta lo stordisce, gli offre un posto da ministro, un mazzo di sottosegretariati e un piatto di rigatoni con la pajata. Il terribile Kal-Derool, rivestito in un fracchettino verde, si rimangia tutto quello che ha detto. Resterà a Roma, a imparare il galateo di corte.

Uragano
Si simula con effetti speciali che un uragano distrugga una città americana. Il gioco consiste nel salvare tutti gli ospiti degli alberghi di lusso e lasciare a mollo i poveracci.

Virtual victory
Il wargame del momento. In una lontana terra mediorientale, si simula un bombardamento cosmico e si dichiara di avere vinto. Ma il paese precipita in un nuovo baratro, si continua a morire, e nessuno ha il controllo del territorio.
L’esercitazione cercherà di far credere all’opinione pubblica, ai propri soldati e soprattutto agli iracheni che muoiono, che la vittoria c’è effettivamente stata, e che quella è la pace.

Intimidation
Gioco assai semplice e infantile ma di sicuro effetto. A ogni critica o rilievo rispondere «non ci lasceremo intimidire». Ultimamente l’hanno ripetuta tutti da Al Qaeda a Bush, da Berlusconi a Casini, da Castelli a Rutelli, da Luciano Moggi al cardinal Ruini.
Vince chi riesce a dire tutto di un fiato: non ci lasceremo intimidire da quelli che non si lasciano intimidire da quelli che non si lasciano intimidire.

Sacrifice
Esercitazione in cui un commando di patrioti italiani entra nelle ville di Silvio ad Arcore e in Sardegna e gli porta via tutto. Il finto Partenone, i bronzi di Riace leopardati, i trecento water, le confezioni di pelo di orango e la scorta di orologi d’oro da regalare a Bush. E soprattutto, il libretto di assegni dei conti italiani e esteri triplicati. Così almeno ci rimette qualcosa anche lui.


Stefano Benni