MAGALOOT NEL CASTELLO DI FIRMATHUS
tratto da il manifesto di giovedì 1 febbraio 2007

Anche la seconda puntata del «racconto con ricatto» di Stefano Benni ha prodotto un buon afflusso di abbonamenti (415 in una settimana, ma il numero totale dei rinnovi è ancora insoddisfacente) pubblichiamo oggi la terza puntata. Per leggere la quarta parte del racconto dovrete mantenere la media e inviarci almeno altri 350 abbonamenti. Sennò che ricatto sarebbe?

Smerdatosi, Magaloot attraversò il bosco di Myrmecoin, cibandosi di bacche radici e fette di sughero, finché sbucò in un vasto altopiano. Da lì si scorgeva la valle di Satin, e in fondo, lo sfavillante castello di cristallo del re Firmathus, mago e stilista. Man mano che procedeva, si rendeva conto di quanto quei luoghi erano ameni e esclusivi. L’erba pareva velluto, gli alberi erano potati in fantasiose acconciature, i funghi brillavano di lustrini e persino gli uccelli avevano piume e colori mai visti. Magaloot incontrò una decina di nani taglialegna che non indossavano i rozzi abiti della loro etnia, ma eleganti cardigan e kilt scozzesi. Tra gli alberi saltellavano ninfe in abiti di seta e satiri in trench.
Quando fu a breve distanza dal castello, Magaloot vide attraverso i muri trasparenti un gran numero di elegantissime dame e sciccosi cavalieri, e tessuti di ogni foggia, e un gran fervore di sarti, e nastri e gale volteggiare nell’aria, e telai ronzare e aghi lampeggiare. Si fermò sulla riva di un laghetto, a contemplare quello spettacolo: in quel castello nascevano le magie e le mode che poi contagiavano i territori dell’Occidente.
Così sedeva pensoso su un tronco, quando gli si avvicinò uno gnomo particolarmente elegante, con la barba di cachemire. Lo guardò con aria spaventata e disse:
— O straniero, non so cosa ti porta qui. Ma sei in pericolo! Firmathus non ama la gente malvestita e tu, davvero, sembri uno spaventapasseri.
Magaloot stava per rispondere piccato che lui era un principe vestito dalla sartoria reale di Pigrum, ma si diede un’occhiata di controllo e capì che lo gnomo aveva ragione. I lunghi giorni di viaggio avevano ridotto il suo bel completo da caccia a un cencio, gli stivali erano sformati e fangosi, il cappello piumato era ricoperto di guano e foglie.
— Accidenti — disse — Hai ragione, sono proprio grossier. Dove posso trovare dei vestiti nuovi?
— Troppo tardi, cavaliere — disse lo gnomo — la squadraccia dei Fascionisti t’ha visto e sta piombando su di te.
Infatti Magaloot vide arrivare dal castello un drappello di soldati con attillate divise nere, occhiali neri e stivali di coccodrillo. Li guidava un capitano in tailleur.
— O straniero volgare e inelegante — urlò il capitano — pagherai cara l’offesa di aver deturpato l’elegantissimo regno di Firmathus.
— Morte al lungagnone buzzurro — gridarono i fascionisti, puntando verso Magaloot alabarde di cristallo Swarowsky.
Magaloot comprese che era il momento di infilarsi l’anello magico al dito. Lo fece, sentì il botto magico con fumo e capì che si era trasformato. I soldati si arrestarono di colpo.
— Sono diventato invisibile — pensò Magaloot — l’incantesimo ha funzionato.
Subito, però, si accorse che il capitano Tailleur si avvicinava, con l’aria di vederlo benissimo. Ma non aveva più lo sguardo truce di prima, anzi sembrava pieno di benevolenza.
— Affè mia, cavaliere — disse con un inchino — i miei occhi non sono più quelli di una volta! Da lontano avrei giurato che eravate di taglia offensivamente abnorme e assai malvestito. Vedo invece che siete un vero damerino. E’ un onore per noi avervi in visita nel nostro regno.
Magaloot non capì. Buttò un’occhiata nell’acqua del laghetto, e si vide specchiato. L’anello non l’aveva reso invisibile. Semplicemente ora era alto un metro e cinquanta, con una parrucca bionda cotonata, occhiali da diva e un completo tutto rosa, compresi gli stivali.
Si accorse parimenti che anche il capitano e i soldati fascionisti erano alti non più di un metro e mezzo.
— Vi scorteremo al castello — disse il capitano — stasera ci sarà grande festa. Non potete mancare. Avete uno scudiero?
— Io sarei onorato di esserlo — disse lo gnomo.
— Il vostro nome, signore?
— Balenciago Betonius Barattolino Parvusculus Gnombus IV della Pigna Suadente, sarto e parrucchiere nel bosco Alto. Tra i miei clienti il conte Charles, il re degli Elfi Loobus, la Volpe Sofronia, e ...
— Va bene, va bene — disse il capitano, dopo aver consultato un quaderno — scusate se ho controllato, ma ci sono tanti ribelli in giro.
— Cialtroni sovversivi, invidiosi della bellezza e dell’eleganza del nostro re — disse lo gnomo inchinandosi.
— Ben detto — disse il capitano — Orsù andiamo.
Così si diressero verso il magico castello. E durante il tragitto, parlando in disparte con lo gnomo, Magaloot capi meglio la situazione.
— Vedete, cavaliere dai poteri stregoneschi — gli sussurrò Balenciago — Firmathus è un re mago potentissimo e assai crudele. E’ brutto, basso e pelato, perciò non tollera che nel suo regno entri qualcuno più alto di un metro e mezzo, che non sia calvo e imparruccato, e naturalmente che non si conformi alla sua idea di eleganza.
— L’anello magico mi ha agghindato e accorciato — disse Magaloot. Ma a mezzanotte il suo effetto cesserà.
— Non temete — disse Balenciago — sarò al vostro fianco. Faccio parte della Lega, Lega emancipazione gnomi anarchici. Anche io voglio vendicarmi di Firmathus, egli fece uccidere mio padre, Faruf il lungo, perché era uno e cinquantadue.
— Ma come fate a fidarvi di me?
— Fanfal mi ha avvertito — disse Balenciago sorridendo sotto la barba, o almeno così Magaloot immaginò.
E insieme entrarono nel castello di cristallo. E sapete cosa videro?

Se volete saperlo...


Stefano Benni