ALLA RISCOSSA
tratto da di venerdì 21 ottobre 1994

EGREGIO DIRETTORE del Minculpop
presso Presidenza del Consiglio - Arcore
Come cittadino, come intellettuale e come stipendiato Fininvest, sento il dovere di segnalare un esempio di denigrazione del nostro paese all'estero, a mio parere ancora più grave della Piovra, in quanto perdurante da maggior tempo. È stato infatti tradotto e diffuso in vari paesi europei ed extracomunitari un ignobile libello che traccia un ritratto fosco e pessimista dell'Italia, deturpandone ingiustamente l'immagine che milioni di lavoratori sereni ed entusiasti ogni giorno. Teatro dell'azione è la Lombardia, centro produttivo del nostro paese, qua trasformato in un Far-west caotico e mafioso dove imperversano sonde camorriste e un potente boss fa rapire una povera ragazza mentre il clero locale, codardo, non muove un dito. Il fidanzato della ragazza si reca subito a delegare il suo diritto a un giudice cialtrone e ambiguo (questa forse è la parte migliore) e si trova poi invischiato in una serie di disgustose avventure. Dapprima capita in un convento, vera fogna di vizi, dove le suore se la fanno coi signorotti locali, quindi partecipa a una manifestazione sindacale a Milano, si ubriaca, insulta il governo, viene arrestato e subito liberato da un aggressione leoncavallina alla polizia. Intanto la rapita è prigioniera di un misterioso mandante, di cui non si fa il nome, appartenente a chissà quale (scusi la parola) loggia. Tutt'intorno, le condizioni igieniche del paese, sempre secondo l'ignobile scribacchino, sono così disastrose che scoppia una epidemia di peste. Il fidanzato ritrova la giovane rapita la quale gli racconta che il Potente Senzanome l'ha lasciata andare senza nemmeno sfiorarla. Lo stolido giovanotto le crede, e un prete comunista benedice la sordida unione. In un ipocrita lieto fine, il Senzanome si pente del suo passato e si candida nelle file dei progressisti, mentre il giovane bandito e la finta verginella si sposano in barba a ogni decenza. Il titolo di questo libello, che scredita l'immagine dell'Italia e della Lombardia nel mondo, è I Promessi sposi e l'autore, tale Sandro Manzoni, è figlio di una relazione adulterina, educato in ambienti giacobini, di idee voltairiane tardivamente riciclate in un cattolicesimo da Prima Repubblica. Mi auguro che lei riferisca subito al presidente di questo sconcio, affinché libri simili non abbiano più a circolare né dentro né fuori d'Italia, in quanto non permetteremo che pochi scrittoruncoli come Manzoni abbiano a avvelenare la cultura del Buongiorno, dei Tatarella, dei D'Onofrio, dei Castagna.
Per un futuro sempre più imbecille!
Distinti saluti,
il segnalatore Minculpop numero 1812


Stefano Benni



Nota del WebMaster
UN «GRAZIE» PER QUESTO ARTICOLO VA A STEFANO GIANOLLA,
FORNITORE UFFICIALE DI MOLTE RARITÀ BENNIANE PRESENTI SU QUESTO SITO.