RICETTE PER UN ANNO
tratto da il manifesto di sabato 3 febbraio 1996

Semipresidenzialismo alla francese

Fate una frittata di cinquanta milioni di uova. Metteteci dentro: un grand commis, cinque logge massoniche, tutti i presidenti del consiglio del dopoguerra, una ventina di dirigenti Fiat, Gramsci, Costanzo, Priebke e Anna Frank, una microspia, qualche foglio di dossier segreto, una spruzzata di Sondage, il profumo che deodora le idee, una videocassetta omaggio, Valeria Marini e un'intervista a Fini che va sempre bene. Aggiungete dodicimila ore di dibattiti televisivi finemente tritati fino a che il loro contenuto proteico non sarà ridotto alle dimensioni di una noce moscata, chiudete la frittata e l'inchesta di Mani Pulite e mettete tutto in una teglia, avendo cura (all'ultimo momento, quando nessuno vi vede) di infilarci anche Craxi. Mettete la teglia su uno yacht di media grandezza al largo del mare Jonio, e tirate una semibomba seminucleare con semieffetti semidevastanti.
Lasciate la teglia a rosolare al calore radioattivo finché la lira non avrà raggiunto i 1.025 gradi rispetto al marco. Quando l'omelette avrà preso un bel colore dorato e indistinto, servitela omaggio, ben calda, a ogni italiano che acquisterà allo stand di Canale Cinque del festival dell'Unità un'automobile Fiat-An con bazooka-optional anti-extracomunitari.


Semipresidenzialismo all'amatriciana

Prendete quattro comunisti pentiti, dodici democristiani restaurati, sei nazi-chic riciclati, un cespuglio di basilico, sei chili di trippa, qualche quintale di telegiornalisti e presentatori e vip assortiti e metteteli tutti al tavolo di un locale notturno romano insieme a Valeria Marini che balla su un tavolo rinforzato, Fini che si intervista da solo, D'Alema che parla soltanto col condizionatore d'aria e De Michelis travestito da sigaraia.
Dategli da bere e da mangiare e fateli cantare «Fatece largo che passamo noi» finché le voci non formino un mugolio indistinto. A questo punto portate in tavola le riforme.


Semipresidenzialismo qualunquista

Prendete la politica italiana e tagliatela in due. Da una parte la lotta per il potere, lo spionaggio di tutti contro tutti, l'insabbiamento dei delitti, il razzismo per legge, i sondaggi sulla pena di morte, i salotti televisivi, il rispetto della cultura solo davsanti alle macerie, il marco come unica misura della coscienza civile del paese, il sogno di un'azienda Italia ricca e indifferente.
Dall'altra parte mettete i sindaci onesti, i giudici contro la mafia, i gruppi di volontariato, il progetto della Banca Etica, il commercio equo e solidale, i centri sociali, i disoccupati impazienti, gli operai massimalisti, i sindacalisti avidi, gli insegnanti fuori tema, le donne che non stanno al loro posto, i bambini troppo vivaci, i vecchi che respirano, i negri i froci, i marocchini e il sogno di un'Italia ricca e leader mondiale nella lotta alla fame e allo squilibrio.
Il neo-presidente di una misera politica qualunque, cioè aziendal-spettacolar-catodico-qualunquista, si occuperà della prima parte. Voi occupatevi della seconda parte, che merita molto di più il nome di politica.


Semipresidenzialismo alla Frankenstein

Prendete sessanta chili di Prodi, metteteli sott'olio e chiudetelo in frigo fino a nuovo ordine. Dopodiché prendete un Berlusconi, lavatelo dal fard, dividetelo a metà per il lungo (si fa per dire), ripulitelo accuratamente di ogni capo d'accusa e lasciatelo frollare in una piscina a ventotto gradi. A parte prendete D'Alema e dividetelo in due, stando attenti a togliere la vescichetta biliare che contiene ancora lievi tracce di sinistra. Fategli vedere delle copie del manifesto per farlo spurgare. Preparate della colla strizzando per bene i capelli di Letta e incollate i due mezzi leader lungo la linea tratteggiata da Scalfaro. Prendete il Silviema (o l'Alemoni) così ottenuto, caricatelo su un'auto Fiat con Valeria Marini aggrappata sul tetto e correte da Kohl a chedere la fiducia.


Semipresidenzialismo alla Houdini

Prendete metà dei giornalisti Fininvest e versateli nella Rai e viceversa. Scambiate i marchi dei partiti, i cellulari dei giudici, le inchieste tra le procure e le maglie del Milan con quelle della Juventus, fate intervistare la Marini da Fini e Mina da Ferrini. Mandate in onda, la mattina dopo, Andreotti che legge il telegiornale coi capelli ossigenati. Nessuno si stupirà.


Stefano Benni



Nota del WebMaster
UN «GRAZIE» PER QUESTO ARTICOLO VA A STEFANO GIANOLLA,
FORNITORE UFFICIALE DI MOLTE RARITÀ BENNIANE PRESENTI SU QUESTO SITO.