L'EUROPA UNITA
tratto da di giovedì 3 ottobre 1996

L'Europa unita - 1

Jacques Chirac

Caro Helmut,

Parigi è bellissima in autunno.
Dalla mia finestra guardo la Senna e penso a te e al nostro futuro. Sì, Helmut, tra poco entreremo insieme in Europa. L'Europa, madre della civiltà, dove antichi e nobili popoli, uniti nella solidarietà e comunanza di interessi, potranno costruire insieme una grande superpotenza in grado di combattere il colosso americano e le rampanti tecnocrazie orientali. Dove cesseranno le liti e le concorrenze, dove il camembert francese convivrà con il gorgonzola italiano, la feta greca e lo stilton inglese, peccato che i formaggi spagnoli facciano schifo, ma questo è un ostacolo che non deve fermarci.
Caro Helmut, il grande giorno è vicino, ieri mi sono misurato i parametri ed erano perfetti. Anche gli altri paesi sembrano pronti e combattivi. Sono commosso da come, ad esempio, i poveri italiani arrancano con la loro liretta e il loro fardello di disoccupati. Romano Prodi, con quell'aria da commesso al reparto paté della Fauchon, e Walter Veltroni, quello che cerca sempre di baciare Jack Lang, hanno detto che ci faranno vedere i sorci verdi. Come sai, noi non abbiamo questa sordida locuzione, in francese. Noi diciamo: "Ve ne faremo vedere de toutes les couleurs", perché noi non abbiamo topi a Parigi, mentre a Roma, mi dicono, galleggiano nei cappuccini dei bar.
Sì, toutes le couleurs, noi siamo la patria dei colori! I nostri tessuti sono migliori, e noi abbiamo dei veri stilisti, non degli imbottitori di giacche o dei cialtroni senza idee che copiano i nostri quadri del Louvre, come gli italiani.
Non vorrei guastare il clima fraterno con cui stiamo per entrare in Europa, ma veramente non capisco a cosa mi serva tenere un ministro degli interni paranazista che spazza via i sans-papiers, se poi infiliamo in Europa quei pezzenti terroni degli italiani con la loro lira barcollante, i loro tessuti da froci e quel campionato di calcio noioso che sarebbe nulla senza i nostri Djorkaeff, Bravo e Karembeu (e non chiamarmi sciovinista!).
Capisco che è inutile chiedere agli inglesi di essere alla moda, è già tanto se hanno i soldi per mettersi le pezze al culo. In quanto a Aznar, credo che anche tu abbia capito che tutt'al più potrebbe dirigere una boutique, è un managerino prestato alla politica e ringhia come un botolo perché i turisti preferiscono Saint-Tropez agli alveari grossolani della Costa Brava, dove ormai vanno solo dei poveracci come i belgi pedofili e gli ubriaconi irlandesi. Aznar è invidioso perché le nostre corride di Arles sono molto meglio delle corride spagnole, e i nostri tori sono i migliori, anche se le sordide mucche albioniche cercano di infettarli. Basta, non vorrei sembrarti antieuropeo, del resto lo spirito europeo è qualcosa che si ha o non si ha, proprio come i parametri. Io e te li abbiamo, mon cher Helmut, gli altri no.
Ti allego un regalo, le madeleines di Proust, che tu ami tanto, anche se l'ultima volta mi hai chiesto quanti Giri di Francia aveva vinto Proust. Viva l'Europa, e congratulazioni ai ragazzi di Potsdam che hanno pestato gli immigrati italiani.

Auf révoir

Chiracchino tuo




L'Europa unita - 2

Jose' Maria Aznar

Caro Helmut,

como te vas? Barcellona è bellissima in autunno. Camminavo sulle Ramblas con due pupe andaluse e pensavo all'Europa. Sarà splendido entrare in Europa tutti insieme, mediterranei e teutoni, sud e nord, senza preclusione alcuna, senza differenze, odi e divisioni, per costruire una grande Invincibile Armada che affonderà le corazzate americane e giapponesi. Oh, io sogno il giorno in cui noi europei tutti insieme (magari senza i baschi) siederemo a un grande tavolo e tu troneggerai maestoso, e alzando il calice pieno di profumato Malaga dirai: "Finalmente un buon vino, dopo quelle schifezze al metanolo degli italiani e gli champenois insapori dei francesi".
Caro Helmut, mentre allo specchio mi guardo i parametri, devo confessarti che il mio spirito europeista è sempre vivo, ma è dura per me pensare che in Europa entreranno anche i francesi, con la loro arroganza, una situazione sociale esplosiva e una nazionale di calcio al settanta per cento di negri. Tu sai che sono furenti con noi perché i turisti francesi fuggono da quel troiaio di Saint-Tropez per venire nella nostra accogliente Costa Brava.
Addirittura il loro mito Brigitte Bardot ha detto che si vuole stabilire in Italia. Credo che lo faccia perché ama gli animali (capisci la battuta?).
E qua è il secondo punto dolente: l'Italia è una vera catastrofe, fanno le finanziarie tirando i dadi la notte, i politici hanno cinquanta avvisi di garanzia a testa, non hanno una vera politica sugli immigrati, anche se cominciano ad ammazzarne qualcuno nelle carceri. Io capisco che c'è posto per tutti, anche per i greci e gli albanesi, ma gli italiani sono un rischio! Tra un anno ci sarà un nuovo inciucio e magari torna su quel Berlusconi che da qui l'abbiamo cacciato via a calci in culo insieme a Bernard Tapie. Cerca di capirmi: il nostro eroe nazionale è Don Chisciotte, e quindi quel Sancho Panza di Prodi ha tutta la mia simpatia, ma noi non abbiamo bisogno di professorini, abbiamo bisogno di uomini coi coglioni da veri matador, e non mi immagino proprio Prodi vestito da torero, spaccherebbe i calzoni al primo giro di muleta. Comunque, viva l'Europa unita, anche se avrei qualcosa da obiettare sulla moralità inglese, con quelle Diane e quei Carli che hanno dei palchi di corna che non li aveva neanche el Murillo, il più virile e nobile toro spagnolo, prima che una maledetta mucca di Liverpool lo contagiasse, riducendolo alle dimensioni di un barboncino.
Caro Helmut, mi sembra chiaro che gli unici ad avere i parametri siamo io e te, l'asse Spagna-Germania è ben saldo fin dai tempi di Franco, e insieme entreremo in Europa da dominatori. Ti mando un piccolo regalo: è una scatola di coglioni di toro secchi, glassati alla nutella. Con la birra cono eccezionali. La birra tedesca, naturalmente, mica una Peroni, una Lutèce o una Guinness.

Viva l'Europa!

Aznaruccio Maria



L'Europa unita - 3

Romano Prodi

Caro Helmut,

sono salito in bicicletta su a Montecavolo, là dove i partigiani hanno fatto la Resistenza, e mi sono detto: ma quanta acqua è passata sotto i ponti! Una volta eravamo alleati, poi nemici e ora, di nuovo alleati, entriamo a braccetto nella nuova Europa. Sono sceso di bicicletta, ho consumato il frugale spuntino del ciclista, una bottiglia di Gatorade e un cesto di mortadella da mezzo chilo, e ho pensato che l'Europa è come una grande famiglia, una casa dove tutti insieme vivremo come fratelli, davanti al camino delle acciaierie Krupp, senza più concorrenze né divisioni. Tu sarai il babbo, Helmut, io la mamma, e avremo due figli scemi che ci daranno un sacco di problemi, Chirac e Aznar, ma con pazienza li risolveremo.
Vedi Helmut, non vorrei sembrare quello che semina la zizzania (in Germania ce l'avete la zizzania?). Però quell'Aznar, scusa se te lo dico, di economia ne capisce più o meno come Bertinotti, è un fighetto che va bene a amministrare un condominio, ma il grande capitale è una cosa diversa, io ho fatto conferenze in tutto il mondo e ti dico che a Princeton quando dico "Aznar" ridono tutti (non ti dico quando poi dico "Ciampi").
E poi quel Chirac! E' dieci volte che ha provato a diventare presidente, quasi peggio di Berlusconi, è un bombarolo da atolli, vuol far De Gaulle e sembra Bossi, c'ha una politica anti-immigrati che al confronto Previti è filo-maghrebino. E vuoi mettere la riviera adriatica, col suo bel mare pulito e le piadine, rispetto a Saint-Tropez e la Camargue, dove il bagno si fa con gli stivali, e la Costa Brava, che, scusa se te lo dico, hanno visto in acqua degli stronzi che sembravano dei cabinati. Ma io ce l'ho detto a Aznar, io ti faccio vedere i sorci verdi perché io sono buono e caro e mite e gentile e cristiano e di centro e democratico e tutto quel che volete basta che mi votate. Ma se mi rompono i parametri metto su il rapporto da salita e stacco tutti, perché noi italiani abbiamo una marcia in più (e non dire la solita battura che abbiamo anche del marcio in più). I processi li finiremo tutti entro il 2040, poi faremo altre due finanziarie, una a Natale e una a Carnevale, e faremo un gratta-e-vinci super-rischio che invece di vincere si perde e bisogna pagare una multa, e poi il festival di Venezia otto volte l'anno così Veltroni va sempre lì e non fa danni. Bertinotti lo faccio addetto culturale all'Avana, Berlusconi lo coopto al governo et voilà, con una ultima manovrina da 345.000 miliardi siamo pronti a entrare in Europa, snelli come acciughe.
Ma tu Helmut mi devi aiutare, non devi flirtare con quel fighetto di Aznar e quella carampana riciclata di Chirac, il nuovo siamo noi, come dice sempre Enzo Siciliano quando vuol far ridere. Se vuoi la Grande Europa, la puoi fare solo con noi, mi ci gioco l'Olivetti (bella forza, dirai...).
Ti mando un regalo: è una salama da sugo ferrarese, genuina, non velenosa come la mucca inglese o adulterata come il vino spagnolo o scotta come la pasta francese, è un piattino leggero che va abbinato con una maionese di lardo, un po' di krauti e molto pepe e poi giù scoregge, come dice sempre il mio amico Dini che nell'intimità è un gran burlone. E bevici su della birra tedesca, che è la migliore del mondo insieme alla Biondaroli di Castel San Pietro.

Ti saluto, fisicone mio! Viva l'Europa!

Romanino tuo



Stefano Benni