CANZONE PER DYLAN
tratto da di domenica 1 giugno 1997

Woody Guthrie prese un treno dall'Oklahoma
insieme a un povero bianco del Missouri
che voleva inventare macchine agricole
e insieme si chiesero: perché andiamo?
Andiamo perché siamo vivi, e per vedere
dov'è il futuro dell'America

Whitman incontrò Ginsberg su un ottovolante a Long Island
benché vecchio, saltò giù al volo
e lo seguì, per strade che non aveva mai visto
senza chiedersi dove andavano
l'importante era essere vivi
per vedere il futuro dell'America

Robert Zimmermann Dylan partì da solo
dalla riva di un grande lago
e incontrò gli altri un bar (impossibile dire
in quale città, quale Stato e quale sogno)
sapevano soltanto di essere vivi
e benché preoccupati del futuro dell'America
continuarono a suonare tutta la notte
e quella notte sta risuonando ancora

Canto per te Bob, l'ultimo della band
perché sei vivo e vivo resterai
perché con te i tempi sono cambiati
perché sono stanco di poster e anniversari
e di lavare magliette con i miei morti preferiti

Tu che hai la chitarra scassata di Guthrie
la lingua feroce di Whitman, la malinconia di Ginsberg
tu che sai cantare le tue canzoni
ogni volta come fosse la prima volta
tu, che il tempo ha trasformato in un vecchio uccello
di cui nessuno conosce il nido né l'età
resta sul ramo più alto, nel buio della notte

Ci sono canzoni che finiscono in un attimo
moritat per rassegnati al lume di accendini
grandi schermi per far sembrare enorme il nulla
parole che restano sulle piazze come lattine vuote
ma ci sono canzoni che ti accompagnano su ogni strada
corde che vibrano per notti e giorni e notti
e ci stupisce che quelle note ci seguano
come quando ascoltiamo il nostro respiro al buio

Non voglio scrivere il tuo nome sui muri, Dylan
voglio vederti, vecchio, accordare la chitarra
e scordare le parole di una tua vecchia ballata
voglio vederti secco, rugoso, irritabile
fermare il tremito per artigliare un accordo
come fanno i vecchi col bicchiere di vino

Canto per te che sei vivo, Bob Dylan
perché se tu ci sei tutti siamo più vivi
e cambierei una sola ora della tua vita futura
con mille giorni di ricordi e monumenti
E' vero i tempi stanno cambiando
ma non sempre cambiano come speravamo
Perciò abbiamo bisogno di tutti i suonatori stonati
perciò io guardo fuori, questa notte
e aspetto che sul palco della mia finestra vuota
entri da un'autoradio lontana la tua nuova canzone
l'ultima e la più bella, Robert Zimmermann Dylan.

Stefano Benni


Nota del WebMaster
GRAZIE A PIETRO MARMO PER LA MACCHINA FOTOGRAFICA DIGITALE,
E A TUTTO IL PERSONALE DELL'EMEROTECA TUCCI DI NAPOLI