CARO AMICO, TI SCRIVO...
Gli auguri di Benni al Re di tutte le scene
Lettera di Stefano Benni a Dario Fo,
in occasione della vittoria del Nobel.

tratto da di venerdì 10 ottobre 1997

Caro Dario, l'ultima volta che ho scritto di te su questo giornale era per augurarti di superare una malattia. L'hai appena superata, ed ecco che si abbatte su di te nientemeno che un Nobel. So che scriveranno molte cose su di te, ma so anche che leggerai queste righe con speciale attenzione, perché speciale è la nostra amicizia. Che farai adesso, volerai verso l'Olimpo dei monumenti e le vette della Storia? Ci lascerai quaggiù alle prese con la politica misera della sinistra, coi suoi ricatti, con la sua rissosità da condominio davanti ai sofferenti della terra, con le sue adunate oceaniche e i sofà televisivi? No, sono pronto a scommettere che resterai con noi. È una grande gioia sapere che hai vinto un premio che onora te, le tue lotte, e tutti coloro che hanno partecipato al tuo cammino, da Franca ai tuoi attori, al tuo pubblico. Ma è ancora più bello avere la certezza che non cambierai. Che sarai ancora l'amico premuroso con cui ho lavorato, che mi ha incoraggiato nei momenti dffficili, con cui ho litigato e discusso. So che baratteresti, certamente, questo Nobel, con una sinistra più viva, più solidale, più anticonformista, una sinistra con cui abbiamo diviso vittorie e entusiasmi ma anche contraddizioni e momenti di stanchezza e ripetizione. Quello che ho da dirti non è molto diverso dal solito, Dario. Ho sempre saputo che alcuni di noi hanno lavorato "insieme", in modi diversi e con diversa generalità, fatica e successo in nome di qualcosa che non importa neanche più discutere. Sono gli altri che ossessivamente lo dileggiano o lo insultano, perché lo temono. Io lo chiamo un profondo rispetto del proprio lavoro e della responsabilità di quello che si dice, e del legame che si ha col proprio pubblico, con le sue speranze, col suo desiderio di cambiamento, col suo bisogno di credere nella "serietà" di un artista. In tutti questi anni siamo stati uniti da questa amicizia e da questa speranza comune. La gioia che tu provi, certo temperata da ironia, è una festa per tutti noi, intellettualoidi, operai, leoni, clowns e acrobati. II Re del circo, per una volta è anche Re su tutte le scene.
Quando il clamore si sarà placato, e tu sarai un po'stanco per tutte le chiacchiere e le polemiche che seguiranno, ci rivedremo e ricominceremo a fare le cose di sempre. Tu mi darai i tuoi consigli e mi leggerai i tuoi testi, ansioso e frenetico come un esordiente. Io continuerò a studiare il tuo genio scenico, e a chiedere entusiasmo a te, che hai qualche anno più di me, ma ancora sai darmi la carica.
Questa amicizia, che hai donato a me e ad altre persone, questo esempio di generosità intellettuale, mai accademico e vanitoso, vale tutti i tuoi libri e le regie e la tua opera teatrale unica, originale, ancora misteriosa nella sua complessità. Il monumento te lo meriti Dario, più per le cose che nascondi che per quelle che la gente conosce. Per il coraggio con cui hai scalato certe montagne.
Io, che ho avuto la fortuna di starti vicino, il Nobel te l'avevo già dato da un pezzo.
E adesso basta, di nuovo tutti in scena. Anzi, come mi ha suggerito Franca al telefono "scrivi che invece di menarla tanto vengano al teatro Carcano, che non abbiamo abbastanza spettatori". Vivi serenamente questa gioia Dario, sghignazzaci su un pochino, ma non troppo. Te lo meriti davvero.


Stefano Benni