MOSTRE
PIPPO E CARAVAGGIO NELLA GIUNGLA DI PAZ
tratto da di martedì 14 ottobre 1997

Se avete un giorno di tempo, venite a Bologna a vedere la mostra di Andrea Pazienza. E' come entrare nella giungla. In ogni tavola c'è qualcosa in agguato. In ogni quadro c'è una freccia insidiosa, una vampata di calore, un animale strano, un prodigio vegetale, una lingua sconosciuta, un Dio bizzarro, una mutazione, un divoramento.
Come nei sogni, non c'è gerarchia, una piccola parola inventata può valere più di un grande paesaggio, e non c'è nessuna possibilità di predisporre la vostra immaginazione, l'incontro tra le vostre aspettative e i quadri di Andrea sarà inatteso, e non potrete ordinare al sogno di allinearsi in una scansione storica, critica, estetica, generazionale, psicoanalitica o personal-intimistica. Vi travolgerà.
C'è odore di giungla, di vita e di oscurità. C'è la «fantasia esatta» dei disegni leonardeschi e l'onnipotenza plastica del fumetto. C'è Bosch in vaiggio con Carl Barks, c'è il progetto vertiginoso di un'opera unica, e le mille follie, deviazioni, ironie, di una genialità ambivalente, divertita, ferita.
E' la storia di una «passione» artistica bruciata non velocemente, ma in un tempo lunghissimo, perché è durato, e continua a provocarci e a sfidarci.
E' lo stupore di incontrare qualcosa che è unico, nutrito delle stesse luci e ombre di cui ci siamo nutriti. E' Pippo che ha studiato Carvaggio, o Caravaggio con l'album di Pippo sotto il letto.
Non è trash non è post-moderno, non è contaminazione, non è facile da dire, ma non si può non parlarne, e non delirarne. E' Paz, insomma.
Perciò ve lo ripeto: se avete un giorno di tempo, venite a Bologna.
E' difficile immaginare Paz in un museo, ma Palazzo Re Enzo è sfondato dalle liane.
Sarà molto difficile per voi dire che la mostra è «carina», consumarla e ripartire. Credo che vi resterà dentro, e vi inquieterà per parecchio tempo, e ne nasceranno altre giungle utili a voi e agli altri.
Credo che a Andrea farebbe piacere vedervi un po' storditi spaventati, e impauriti davanti al suo mistero, alla sua dolcezza, alla sua spietata lucidità.
Non è solo mettere un mito su una maglietta, non è solo il sorriso di Paz, ma è il suo lavoro che ci manca, ogni giorno di più. Questo è importante, anzi, quasi miracoloso, di questi tempi.

Stefano Benni


Nota del WebMaster
GRAZIE A PIETRO MARMO PER LA MACCHINA FOTOGRAFICA DIGITALE,
E A TUTTO IL PERSONALE DELL'EMEROTECA TUCCI DI NAPOLI