ESCALATION
tratto da di venerdì 16 aprile 1999


Ventiseiesimo giorno di guerra

Il generale della Nato Wesley Clark Kent sostiene che gli aiuti umanitari al Kosovo sono insufficienti. Ci vogliono altri trecento aerei. Ci tiene a ribadire che non ha paura di una terza guerra mondiale, perché la macchina da guerra americana è perfetta. Il treno serbo è stato bombardato perché non era in orario, il disguido è attribuibile al cattivo funzionamento delle ferrovie locali. Se abbiamo bombardato dei profughi ci scuseremo, ma non è un problema militare, è un problema di galateo. Intanto a Washington la segretaria di Stato Albright respinge le accuse di un'entrata in guerra superficiale e avventurista. Il presidente Clinton la difende dicendo "La Albright resta al suo posto, è assolutamente intoccabile e infatti è l'unica donna della Casa Bianca che non ho mai toccato". Il Pentagono mostra le foto di un importante obiettivo colpito: un garage dove vent'anni prima c'era una caserma dell'esercito serbo. Alla domanda: ma che senso ha bombardare un obiettivo vuoto da vent'anni, il Pentagono ha risposto che questa è la prova che bisognava intervenire prima. Ora è necessario colpire ancora più duro. Da Aviano gli aerei partono così fitti che si sono avuti già quattro tamponamenti. Tutte le portaerei americane si dirigono verso il mar Mediterraneo. D'Alema ripete che non crede in un allargamento del conflitto, anche se la sua barca è stata requisita. Blair si dice contrario all'invio di truppe di terra, ma forse l'atomica potrebbe spianare la via al dialogo.


Ventottesimo giorno

Le truppe serbe sconfinano a Trieste, dove entrano in un bar alla ricerca di guerriglieri dell'Uck. Milosevic nega l'accaduto e smentisce addirittura l'esistenza di truppe serbe, giurando di aver mandato tutti in licenza da un mese. Dichiara in televisione che il popolo serbo difenderà la sua terra. Poco dopo un portavoce del presidente precisa che il termine "sua" non va riferito al popolo, ma a Milosevic stesso. La moglie di Milosevic, intervistata da Marzullo, smentisce l'esistenza dei profughi kosovari e sostiene che è tutta una messa in scena della Nato, che ha trasportato sul confine albanese trecentomila comparse. A riprova del trucco mostra un filmato dove, nella fila dei profughi, si vede chiaramente Kirk Douglas. Nega che il filmato sia un vecchio film di guerra, nega di conoscere Milosevic e nega l'intenzione di invadere l'Albania, la Bulgaria sarebbe meglio.


Trentaseiesimo giorno

Il generale Clark annuncia gli ultimi successi strategici Nato. Distrutte cinquantasei antenne paraboliche e il telecomando di una caserma, con grave danno al morale delle truppe serbe. Colpiti due treni, ma solo i vagoni di seconda classe. Bombardati un centro commerciale che una volta era il ministero della marina e un appartamento del centro di Belgrado dove Milosevic giocava a poker quando era studente. Alla domanda se sono stati colpiti anche carri armati o blindati, il generale risponde che l'implacabile macchina da guerra americana sta cercando di capire dove sono nascosti, e i satelliti spia aspettano che i piloti escano per pisciare. Clinton invia altri seicento aerei e i suoi due cani da traccia. D'Alema non crede all'allargamento del conflitto, e sostiene che l'Italia non sta attaccando ma partecipando a azioni di difesa integrata contro obiettivi potenzialmente ostili, e se qualche serbo muore, è perché non ha capito lo spirito della nostra partecipazione. Clamorosa iniziativa diplomatica di Bossi che propone di risolvere il conflitto concedendo a Milosevic l'immunità parlamentare. Berlusconi istintivamente si dice d'accordo e ci vogliono parecchie ore perché i suoi riescano a convincerlo del contrario. Ventisei portaerei si mettono in fila dal porto di Brindisi e saltando da una all'altra, mancano soltanto cento metri alla costa jugoslava. Così nessuno potrà dire che mandiamo le truppe via terra, sostiene Scognamiglio. Altra figura di merda dell'Onu che si fa mettere da parte e lascia gestire alla Nato i campi profughi. Tutta l'Italia raccoglie soldi per i kosovari perché è un piacere vedere un popolo così calmo e remissivo, invece di quelle bande chiassose di albanesi che invadono le nostre città.


Cinquantesimo giorno

Il primo ministro russo Primakov ha un proficuo incontro con Kofi Annan, al termine del quale viene trovato l'accordo per non allargare il conflitto al di fuori del sistema solare. Il presidente russo Boris Eltsin, durante un'operazione a cuore aperto, reclama che sta ancora aspettando il milione di dollari e che quando ha sollecitato l'arrivo del pacco, alludeva ai soldi e non a Cossutta. Truppe serbe invadono il Lichtenstein. Milosevic nega l'esistenza di qualsiasi sconfinamento e appare in televisione insieme a Rugova, a Tito e a Roger Rabbit. Nega l'esistenza di un problema kosovaro. Nega l'esistenza di un'opposizione interna. Nega di conoscere questo Milosevic di cui si parla tanto e viene ricoverato in clinica in condizioni che sono definite "gravi, ma non eltsiniane".


Settantasettesimo giorno

Truppe di terra Nato invadono il Kosovo. Gli italiani partecipano solo come osservatori, ognuno a cavalluccio di un marine. Il ministro della difesa Scognamiglio giunge nella zona delle operazioni portando tutto il suo bagaglio di esperienza. Consigliato di indossare gli anfibi, appare con un gilet di rane. Imbarazzo degli alleati. L'Italia non ottiene il comando della missione ma ottiene che gli elicotteri Apache attacchino al suono di "Con te partirò". Gli elicotteri crivellano di missili i carri armati serbi, astutamente mimetizzati da mucche con vernice bianca e nera. Analizzando l'intenso odore di roast-beef, il Pentagono deduce che si trattava di mucche vere e che non c'è traccia dei carri armati. Qualcuno canta vittoria, ma il generale Clark non si fida e chiede l'invio di altri trecento aerei e seimila cani. Si apre la fase cinque, detta "fase Moon", che consiste nel rendere la Jugoslavia simile alla superficie lunare. Da Aviano gli aerei partono due alla volta e i piloti sgommano e fanno le gare di ripresa. Clinton discute con Annan e Zeman la possibilità di usare l'atomica come arma di difesa integrata. D'Alema a questo punto prende una posizione del tutto autonoma nascondendosi sotto la scrivania. Ma Berlusconi lo accusa di stalinismo veterowoytilista e gli dice che se l'America non avesse usato l'atomica in Giappone, ora metà dei ristoranti italiani servirebbero pesce crudo, e inoltre che in guerra non ci vogliono i pentiti e figuriamoci in pace e che l'unico modo di evitare che torni il muro di Berlino è di ricostruirlo noi per primi. Colpito dalla serietà delle argomentazioni di Berlusconi, D'Alema si riallinea.


Centesimo giorno

Una clamorosa notizia rivela dov'è finito l'esercito serbo. Aerei e carri armati serbi, regolarmente imbarcati su navi di linea, sbarcano sulle coste del Maryland. L'America è completamente sguarnita, non c'è più una nave né un aereo. Clinton denuncia l'aggressione, mentre scappa dalla Casa Bianca sotto una gragnuola d'artiglieria. Le truppe serbe conquistano Pittsburgh. Lunghe file di auto in fuga intasano le autostrade americane. Bombardato il ponte di Brooklyn. Alla televisione italiana scoppia una rissa per decidere se i soldi raccolti per i kosovari devono essere trasferiti ai profughi americani. Eltsin chiede subito un prestito in dollari a Milosevic.


Centoventesimo giorno

La Serbia, spianata dall'atomica, viene invasa da truppe e profughi americani, Un ponte aereo porta un milione di cittadini di Chicago a Novi Sad. Le basi di Aviano e Gioia del Colle vengono ampliate per accogliere questa invasione. Agli italiani restano Roma e il ducato di Parma. "Ci siamo imbarcati in un'avventura improvvisata - dichiara improvvisamente D'Alema - dovevamo capire che la grande macchina da guerra americana è guidata da somari invasati, che hanno attaccato senza rendersi conto dei rischi che facevano correre ai kosovari e a tutta l'Europa. Abbiamo delegato metà politica all'economia e l'altra metà alla guerra. Ci siamo inchinati alle peggiori parole della destra. Siamo scivolati giorno per giorno in una guerra in cui non solo non sappiamo cosa succederà, ma neanche cosa succede ogni giorno. Comunque vada a finire, un mondo guidato dallo strapotere americano sarà un mondo dove una guerra seguirà all'altra". Viene subito ricoverato in una clinica psichiatrica dove le sue condizioni vengono considerate "gravi ma non veltroniane".


Centocinquantesimo giorno di guerra

I serbi occupano parte dell'America. Milosevic nega che ci siano stati sconfinamenti, tutt'al più una gita. Viene creata l'unione delle Repubbliche Socialiste di Nebraskja e Alabamskaja. Milosevic diventa una star della televisione. Verrà fatto un film sulla sua vita. Gli americani decidono che è inutile ritrasferire gli aerei e le navi in patria e dichiarano l'Europa base Nato. Si continua a bombardare il Kosovo. Vengono pubblicate le prime stime: mezzo milione di morti sui due fronti. Per la nuova sede del Pentagono, situata ad Arcore, è un danno collaterale necessario al nuovo equilibrio mondiale. Da Arcore gli Usa lanciano un severo monito alla Cina e al Tibet. Bruno Vespa prende la cittadinanza americana e ribattezza la sua trasmissione Door to Door. Il titolo della prima puntata è "Morire per il Dalai Lama?". Prodi torna imperiosamente in scena e dichiara che secondo lui la porta della diplomazia è ancora aperta, ma il sergente americano gli dice di non sparare cazzate e di tenere la testa bassa. Il generale Wesley Clark dice che non ha paura della quarta guerra mondiale e si scusa per il bombardamento di Macomer. "Ci sembrava un nome serbo", spiega. La Nato prende provvedimenti contro i frequenti errori nei bombardamenti. Su tutti gli aerei viene dipinta la scritta "Pardon". E' bello sapere che non siamo in mano a gente cattiva.


Stefano Benni