CUORE D'APACHE
tratto da di domenica 9 maggio 1999


Di tutte le balle che abbiamo inventato, la più riuscita è «La pace è solo nelle mani di Milosevic» (Bill «Lockeed» Clinton ai suoi compagni di golf).

La terribile scoperta che i kosovari sono albanesi ha gettato nella costernazione gli interventisti italiani. «Qualcuno doveva dirci che stavamo difendendo la Colombia dell'Est, coltivatrice di marijuana e spacciatrice di microcriminalità», ha detto l'onorevole Gasparri. Forza Italia ha subito indetto il convegno «Morire per una canna?». Il generale Wesley Smith ha rassicurato tutti spiegando che tra gli obiettivi di Determined Force c'è anche la distruzione di tutte le coltivazioni di cannabis. Si è incerti se bombardare a tappeto o paracadutare sul posto cinquemila freaks di San Francisco.
In quanto ai problemi d'igiene, mentre i kosovari la devono fare all'aperto, la Brown&Root trasporta migliaia di cessi per i marines. Purtroppo, essendo i cessi dipinti in tinte mimetiche, i marines non li trovano e devono andare a cagare coi radar.
Alla frontiera si accalcano ancora profughi. Fino a centomila era un «drammatico esodo», dopo i trecentomila «una massa disperata», oltre i cinquecentomila cominciano a essere definiti «fiumana incontrollabile» e «grave problema per i paesi ospitanti». Intanto alcune famiglie kosovare sono state trasferite in Australia. Il portavoce della Nato, Xavier Solana Ogni Giorno Una Panzana, ha dichiarato che potranno ritornare al paese di origine quando vorranno. Non gli è stato assicurato un biglietto di ritorno, ma una cartina col percorso segnato.

Un miliardo di cinesi armato di uova marce ognuna con la scritta «scusa un cazzo» è in marcia verso obiettivi americani.

Ci si interroga vivamente su quale sarà la composizione delle «presenze civili e di sicurezza, sostenute e sotto l'egidia delle nazioni Unite» che secondo il G8 potrebbero garantire la pace in Kosovo.
Secondo Cernomyrdin dovrebbe essere un contingente guidato dai russi con sole armi di autodifesa.
Secondo Milosevic l'unico contingente che risponde a queste esigenze sono le guardie svizzere.
Secondo Bossi, la guardia padana potrebbe andare benissimo, però prima dovete spiegargli cos'è l'egida.
Secondo D'Alema la formulazione è chiara se si fa rientrare nel quadro più ampio di difesa integrata nonché di ingerenza umanitaria e di bombardamento costruttivo, e dato che l'Italia non è mai stata in guerra ma in guerra si usano le armi ci vuole ovviamente una forza civile con compiti militari che sappia essere civilmilitarmente efficace ad esempio un carro armato che venda anche piadine e insomma se la spiegazione non è chiara chiedete a Minniti o Fassino che diranno le stesse cose, perché anche come dibattito interno e ricchezza di posizioni siamo uguali a Forza Italia.
Secondo Dini bisognerebbe far organizzare tutto a sua moglie.
Secondo Berlusconi andrebbe bene il clan Provenzano.
Secondo Blair deve essere una forza civile ma coi denti, ad esempio diecimila vecchiette ognuna con un rottweiler.
Secondo Lockeed Clinton ci vogliono delle truppe Nato sotto l'ombrello Onu, cioè i marines sparano e i funzionari Onu stanno in piscina sotto l'ombrellone.
Secondo Wesley Clark ci vogliono truppe nato con armi di autodifesa come ad esempio dei biglietti da visita con le scuse.
Secondo Agnelli va tutto bene basta che costruiscano in fretta una fabbrica Fiat.

L'associazione mondiale sciamani (vedi articoli precedenti) per bocca del suo portavoce Manaloa ha chiesto scusa per il tornado che ha colpito l'Oklahoma. «Non era quello il nostro obiettivo - ha detto il capo-sciamano - i tornadi sono facili da evocare, ma difficili da controllare. Ci riproveremo e questa volta speriamo di centrare la Casa Bianca».

Ma la grande notizia, quella che ha commosso tutti, è l'ennesimo suicidio di un Apache. L'elicottero, dopo aver sputato fuori il seggiolino coi piloti si è lanciato dentro un lago al grido di «Geronimo». Prima di morire ha lasciato la seguente lettera:
«Gli americani ci hanno chiamato col nome di un popolo distrutto e sterminato da loro stessi.
Hanno detto che la sconfitta in Vietnam è colpa nostra.
Ci tocca andare a ammazzare la gente al suono di Wagner e coi fianchi dipinti di aquile, cobra e serpenti, sembriamo l'incrocio tra un calabrone e un hell's angel. Il mio pilota fa lo slalom tra i fili della luce, mi attacca le gomme americane sul cruscotto ed è l'unico che quando attacca mette su una cassetta di Julio Iglesias.
Il Pentagono ci ha messo a riposo ventiquattr'ore dicendo che abbiamo «limiti di adattabilità al territorio», e questo in gergo aziendale-militare vuole dire che ormai siamo superati, la Lockeed, la Boeing e le altre ditte americane di armi hanno già prodotto il nuovo modello che ci sostituirà.
Ho visto nell'hangar il nuovo modello. Si chiama Pardon 104, lancia sessanta missili al minuto e sa chiedere scusa in ventiquattro lingue. Mi ha guardato e ha detto «Ehi vecchio, come vanno i reumatismi»?
Questo è troppo. Non posso più andare avanti. Meglio morire così che venire rottamati, o finire in qualche museo.
Ho visto cose che voi umani nemmeno immaginate.
Ho visto albe al napalm illuminare la foresta tropicale.
Ho visto i paracadute aprirsi come fiori mostruosi nella magica notte irachena.
Ho visto le stagiste lanciarsi col paracadute dall'aereo presidenziale di Clinton per mettersi in salvo.
Ho visto il generale Shzwarkopf mettere il ketchup sul sigaro.
Ho visto attaccare ospedali, autobus, mercati, ambasciate e poi dire che ci eravamo sbagliati stappando champagne.
Ho visto Bill Clinton travestito da vero soldato col vero giaccone di cuoio dell'aviazione chiedere se quella cosa con le pale sopra la mia cabina di guida era un ventilatore.
Ho visto Rosa Russo Jervolino.
Non voglio più combattere una guerra contro una Serbia ormai a pezzi, una guerra le cui ragioni umanitarie sono false come il più falso tracciato radar di Ustica, la più falsa sentenza del Cermis, la più falsa scusa del Pentagono, la più falsa solidarietà di politici pronti a tornare razzisti in un attimo.
Smettetela con questa balla della pace nelle mani di Milosevic, se l'Italia avesse veramente a cuore i kosovari e non gli americani, dovrebbe e potrebbe dire basta ai bombardamenti da oggi, e aprire la trattativa. Questo è l'unico modo di vincere questa guerra.
Ho un solo rimpianto: la mia morte farà guadagnare un altro miliardo di dollari agli avvoltoi della Lockeed. Ma sarò vendicato.
Lascio questa guerra di militari vigliacchi e civili massacrati.
Lascio tutti i miei averi a mia moglie che fa la giostra nell'Arkansas, e il contachilometri a mio figlio che fa il frisbee in un giardino pubblico.
Sono vecchio e stanco, ma porto ancora il nome del glorioso popolo Apache.
Viva la pace, gli elicotteri-ambulanza e Leonardo Da Vinci.
A Wesley Smith e alla banda di criminali di guerra che trama all'ombra della Nato, auguro tante scuse.
Geronimo!


Stefano Benni