IL PERSONAGGIO
tratto da L’ORTO dell’aprile 2004 (n. 7)

Il celebre scrittore Z., una mattina, accingendosi a iniziare un nuovo romanzo, si accorse di aver finito i personaggi. Cercò in ogni parte della casa uno spunto, una vecchia fotografia, un ritaglio di giornale, un quadro. Niente. Si sdraiò a letto al buio, e si abbandonò alla sua immaginazione. Vide paesaggi, colori, nuvole indistinte, sentì musiche e suoni, provò vertigini e stordimenti, ma non vide apparire alcun volto, alcuna figura, nulla che potesse meritare il nome di personaggio.
Telefonò allora al collega B., noto per farcire i suoi romanzi di personaggi, a grappoli, a mandrie, a legioni, tanto da non poter più dipanare la trama per perdersi in un labirinto di deviazioni, confondendo i nomi e creando alla fine un gran pasticcio incomprensibile. Il collega B. fu sorpreso della telefonata e ancora più del tono amichevole, quasi seduttivo, con cui il celebre scrittore Z. gli chiedeva di parlargli del suo ultimo romanzo.
Il mio romanzo, disse B., sarà diverso dai precedenti. Sono stanco di essere chiamato lo scrittore magazziniere, che affolla e stipa le sue trame di personaggi. Scriverò un libro su un solo personaggio: una mucca.
Una mucca, meglio di niente, disse Z. appena conclusa la telefonata. Col mio talento, ne ricaverò una trama giocosa e tragica. L’infanzia nella baita di montagna, la scoperta del sesso su un alpeggio, le riflessioni filosofiche al passare del treno. Si, ce n’è abbastanza.
Si mise alla scrivania. Aveva appena scritto la prima riga: “Un raggio di sole penetrò la finestra della stalla” quando suonarono alla porta. Era il postino, con un pacco contenente un libro omaggio. Lo scartò. Era di T., mediocre scrittore, habitué di premi letterari. Il titolo era, ahimè: “Rosetta, una stalla per cielo”. Sottotitolo. Nel racconto della vita di una mucca del Nord Italia, una acuta riflessione culturale e politica sul nostro paese.
Qualcuno gli aveva rubato l’idea! Irosamente scagliò il libro fuori dalla finestra. Poi ebbe un’intuizione. Fuori dalla finestra, certamente, c’era il mondo. Bastava uscire e nutrirsene.
Così fece. Nelle strade non c’era nessuno, era agosto, tutti erano in vacanza. Non vide che cartelloni pubblicitari ma così fasulli e vuoti nella loro allegria plastificata, da non suggerirgli alcun personaggio.
Entrò in un cinema. Il film era una successione di effetti speciali, auto che esplodevano, sparatorie, deflagrazioni, ma non vide alcun personaggio, solo corpi che schizzavano in aria.
Tornò a casa. Consultò la biblioteca, ma ogni personaggio librario gli sembrava detto e ridetto, logorato dall’uso, sottile come un foglio. Come farne un libro?
Allora accese la televisione. Su tutti i canali c’era praticamente lo stesso programma, la storia di una famiglia ricca, ma i personaggi si confondevano tra loro fino a sovrapporsi e diventare evanescenti, non si comprendevano né i nomi, né i vincoli di parentela, né le motivazioni del loro agire, li si vedeva piangere e accoppiarsi e arrabbiarsi senza capire perché, non avevano nulla che potesse farli definire personaggi, erano parole al vento, che si agitavano a caso tra uno spot e l’altro.
Lo scrittore si mise la testa tra le mani e aspettò l’estro. L’aspettò un giorno e una notte, poi vinto dalla fame, si riempì di spaghetti al burro e si addormentò.
Sognò molti personaggi ma non ne ricordò, al risveglio, nessuno.
Allora, quando la disperazione era al culmine, un’illuminazione lo folgorò.
Ecco! disse con un sorriso diabolico, ecco il mio romanzo: la crisi di uno scrittore che si accinge a scrivere un libro e non trova i personaggi.
Si sedette al computer e scrisse la prima frase:
Per quanto si sforzasse, quel giorno, il celebre scrittore non riusciva a trovare alcun personaggio. Il solo personaggio che aveva in testa era, pensate un po’, sé stesso.
Ebbe un leggero capogiro. Chinò la testa sulla scrivania e si sentì leggero come vapore. La pagina appena scritta gli apparve come una nuvola bianca, pronta ad avvolgerlo. Chiuse gli occhi.
La mattina la donna delle pulizie trovò la casa dello scrittore Z. vuota. Non un biglietto, la traccia di una valigia fatta, un qualsiasi indizio del motivo di una partenza. Grande fu lo stupore nel paese, e fu mobilitata la polizia. Lo cercarono per mesi e mesi, ma non ne trovarono traccia. E un giorno smisero di cercarlo.
Qualcuno parlò di suicidio, altri di una crisi mistica, altri di una fuga amorosa. L’unica cosa certa, scrissero i giornali, era che era sempre stato un personaggio strano.


Stefano Benni