STRAVIDEO
CON LA MADONNA E I SANTI
tratto da Panorama di martedì 21 marzo 1978

La televisione, anche riformata, è pur sempre una fede. La vita è brutta, piena di insidie, di scandali e di disoccupati, ma esiste un altro mondo di canzoni celestiali, alito fresco e gettoni d’oro. Avete trenta secondi di tempo per redimervi. E così la Carrà si fa ritrarre, sulla copertina di un settimanale, vestita da Italia, con lustrini e paillettes, la Sardegna per borsetta, e ai piedi un cuscino, che è la Sicilia. Gli occhi le brillano vispi in provincia di Cuneo, e accenna, la maliarda, a muovere maliziosamente le Marche.
Ma chi è questa creatura bardata di gioielli finti, ori, ex voto e frattaglie d’argento, questa figura che balla sullo sfondo di scenografie gigantesche seminando lapislazzuli? Presto detto. E’ la madonna. Ingioiellata, ricca e troneggiante su una schiera di boys angelici. Presto, in Italia; inizieranno le sue apparizioni. La Carrà si mostrerà a un pastorello della Lucania, puro perché non ha il secondo canale. Con accompagnamento di musica celestiale, annuncerà che la fine del mondo è vicina, se l’umanità non si ravvede e non impara ad amarsi ballando il tuca-tuca.
E con la madonna televisiva, c’è tutta la schiera dei santi. Il più anziano è san Mike, protettore della vera grappa e dei fiumi della Bolivia, degli esperti di araldica e delle casalinghe d’una volta. Venne dall’America vent’anni fa e da allora non è cambiato di una virgola. Continua ad aprire buste con l’esperienza di un Tanassi e a dare consigli paterni alle vallette. Tutto nei suoi programmi è come venti anni fa: le domande, i discorsi, i concorrenti. Se durante il colloquio qualche concorrente gli dicesse «sono comunista» istintivamente direbbe «la risposta è sbagliata».
Una volta durante uno start pubblicitario rimase bloccato in cima al Cervino. Lo salvarono. Sarebbe stato bello lasciarlo lì, congelato, a braccia aperte, a benedire l’Italia intera, mentre l’ultimo «allegria» risuonava sinistramente nel fondo-valle e sotto una lapide. Qua, su una cima alpina di cui parla Carducci in una poesia, giace un famoso personaggio dello spettacolo italiano. Chi è questo personaggio e perché non è rimasto in America?
Poi c’è san Corrado, protettore delle mamme, dei minestroni e dei pavimenti puliti, nonché san Pippo, protettore delle manifestazioni democristiane, del patrimonio canoro e della barzelletta sui naufraghi. Eternamente sorridenti, eternamente bambinoni. Corrado è stato definito «il figlio ideale» delle mamme italiane. Pippo «il tipo che si vorrebbe sempre a capotavola». Date davvero due figli così a una mamma media italiana, metteteglieli in casa, ed entro due mesi li porterà indietro chiedendo se li può cambiare con un frullatore.
Poi c’è san Enzo resuscitato, protettore dei cuori solitari, degli inventori di imbuti e dei buoni sentimenti. Affiancato da un pappagallo che non parla, forse perché è l’unico che si vergogna, risolve i piccoli problemi degli italiani, perché non pensino ai grossi. Ristabilisce il vecchio principio democristiano della carità pubblica. Industriali, editori e ministri piombano come falchi sui suoi pensionati. Sembra così un eccezionale atto di benevolenza del regime dare la pensione a un poveretto che è senza da anni mentre si continua a rubarla ad altri centomila.
Ci sono poi nuovi popolarissimi santi, che però non riescono davvero a convincere di essere nuovi: segnaliamo comunque, tra le ultimissime leve, due fanatici giovani crociati di una trasmissione detta Piccolo slam, il cui compito è lanciare l’urlo «go» e fare ballare in continuazione alcuni giovani, finché stremati vedano Dio, o Donna Summer, e comunque non facciano più l’errore di pensare.
La religione televisiva, come si sa è largamente praticata. I dati di ascolto (anche se gonfiati), fanno pensare. Venti milioni di spettatori per ogni apparizione di nostra signora della spaccata, per ogni predica di san Mike, per ogni miracolo di san Enzo. Se qualcuno di questi personaggi ha, come si può credere, un po’ di intelligenza o sensibilità, avrà senz’altro fatto una riflessione sul suo lavoro, che non ha compreso solo il calcolo dell’indice di gradimento. Ma per questi santi, e per i dirigenti tv, l’indice di gradimento, come quello di Dio, indica alla fine la via da seguire, e a esso si deve sacrificare ogni possibilità critica, ogni aggancio ai problemi veri del paese, ogni deviazione dell’ideologia dello spettacolo.
E così si continuano a coltivare e creare i burattini e i teatrini di regime. Un paese cambiato, meriterebbe proposte diverse. Ma certo una televisione così, non servirebbe più alla Democrazia cristiana.


Stefano Benni



Nota del WebMaster
GRAZIE A LUCIO LAZZARUOLO PER QUESTO ARTICOLO.