STRAVIDEO
ARRAMPICATI SUL MURO
tratto da Panorama di martedì 27 giugno 1978

Che spettacolo, le interviste ai democristiani. Oggi più che mai il collegamento con piazza del Gesù costituisce un piatto forte della recita televisiva. Ultimamente abbiamo conosciuto due dc nuovi (nella Dc si definisce «nuovo» chi non ha ancora fatto tre volte il ministro delle Poste). Il primo si chiama Bernardo D’Arezzo. È molto simile a Fanfani, piccolo e baffuto, anche se dell’onorevole aretino non ha l’humour da pappagallo parlante.
Intervistato a botta calda dopo il referendum, Bernardo è andato avanti a minimizzare, a dire di non farci caso, di non esagerare, e più l’intervistatore insisteva «va be’, ma qualcosa vorranno pur dire questi voti», più Bernardo diceva di non ingigantire, in fondo era solo un referendum da dimenticare presto, e faceva capire che cosa se ne farà il suo partito dell’indicazione di questo voto: un bel baffo. Alla fine Bernardo ha concluso che tanto tutti quei «sì» non contano perché sono dettati «dall’emotività».
Che strano. Quando arrivano i voti per la tragedia Moro, si chiama «coscienza civile», quando il Sud fa capire chiaramente di non poterne più di demagogia, di separatezza, di furti, di scandali, allora si chiama «emotività». Quindi quando scarcerano i Lefèbvre, quando il presidente della Repubblica dichiara otto milioni di reddito e ha una villa da due miliardi, e voi non avete neanche l’acqua in casa, non lasciatevi trascinare dal vostro caratteraccio qualunquista. Non siate emotivi. Abbiate fiducia. Passerà. (Con Bernardo e compagni, che resteranno nei secoli). Passerà l’arrabbiatura.
L’altro dc di scena e stato Galloni, questa bella carpa occhialuta che va tanto di moda in Tv. L’intervista è stata a inseguimento. L’intervistatore stava a quattro metri, e per quanto allungasse disperatamente il microfono, non riusciva a catturare l’onorevole, che, sospettoso come tutte le carpe, indietreggiava e non abboccava alle domande.
A un certo momento, incalzato, ha anche cercato di arrampicarsi su per il muro. Il giornalista, invece di provare col granturco, di cui sono ghiotte le carpe, o col grano, di cui sono ghiotte le carpe dc, ha insistito a cercare di catturare Galloni con domande tipo «cosa cambierà adesso?». La carpa, diceva «sì, sì, terremo nel debito conto questo voto» con tanta sincerità e convinzione, che il microfono si squagliava dalle risate come un mottarello.
Insomma, due nuovi artisti del «non ti dico», della grande scuola teatrale di Forlani, di Pandolfi, di Piccoli e del maestro Andreotti, di cui ricordiamo ancora una conferenza stampa tv in cui a malapena ammise di chiamarsi Giulio e di avere un impiego statale.
Per i comunisti, il dopo-referendum era invece affidato a Pavolini, che ha letto una dichiarazione di Berlinguer, il quale non si è presentato davanti ai teleschermi perché ormai gli riesce meglio tutto per lettera. Alla domanda «perché tanti sì?», Pavolini ha risposto che questo non deve preoccupare loro, ma «alcuni partiti» che avevano in passato fatto qualche errore nel governare. La stessa frase «alcuni partiti» veniva ripetuta dal rappresentante pci a un sonnolento Studio aperto.
Comprendiamo il riserbo comunista. Già da tempo, infatti, c’è il sospetto che «alcuni partiti» abbiano mal governato in Italia. Si tratta per ora solo di voci, ma gli inquirenti non tralasciano alcuna pista. Data la delicatezza del caso, non si hanno nomi certi, ma si parla di un giro di tangenti di miliardi dall’America alla Casa dello studente di Casalbertone. Meno male che s’era detto di cambiare la Tv e il suo linguaggio.
Tanto in Rai alcuni partiti da alcuni anni al governo fanno alcuni vertici in cui con alcune manovre cercano di piazzare alcuni giornalisti in alcuni posti chiave e scambiare alcune poltrone, e alcuni miliardi (solo seicento, più delle spese per la magistratura) vengono spesi ogni anno e alcuno sa come. Chi? Non possiamo fare nomi. La Tv è il regno della prudenza. Tutto è segreto, sotterraneo: le manovre, i bilanci, le lottizzazioni e le interviste. Non per niente è il regno del quiz. Grassi è il presidente, ma il cervello è di Bongiorno. Certo, sarebbe ora che la gente si stufasse. Ah, se Bearzot in un’intervista si provasse a fare il furbo, a dire «cambierò alcuni giocalori, ho una rosa di nomi, ho allo studio alcune iniziative, forse farò qualche sostituzione». Verrebbe giù il mondo. Questo è controllo popolare! Vogliamo la formazione della Tv!


Stefano Benni



Nota del WebMaster
GRAZIE A LUCIO LAZZARUOLO PER QUESTO ARTICOLO.