STRAVIDEO
C’È UN GELATO CHE VI AMA
tratto da Panorama di martedì 15 agosto 1978

Vi siete accorti di quanto siete amati? Basta aprire la televisione e guardare qualcuno dei duecento short pubblicitari settimanali. Scoprirete che le cucine «vi pensano», le benzine «hanno cura» del vostro motore, i dentifrici «vi salvano», i deodoranti «non piantano in asso», c’è un sapone che «vuole abbracciarvi», uno shampoo che «vuole bene» ai vostri capelli e un gelato, spudorato che dice proprio che «vi ama».
Conosco una signora che ha dovuto vendere il frigorifero perché tutte le volte che lo apriva quello le faceva un complimento pesante. Tutti ci adorano e si danno da fare per assicurarci una vita migliore. Per la quale vale il principio della sostituzione del bisogno: tu hai voglia di aria non inquinata, ma dato che non ce n’è, devi desiderare un bagno di schiuma fresco ed ecologico.
Ora c’è addirittura una multinazionale, la Esso, che ci presenta un programma, L’Italia vista dal cielo, figurando come benefattrice delle nostre bellezze naturali. Già da tempo, se ricordate, la Esso si è mostrata interessata alle nostre bellezze naturali, finanziando a tutto spiano i nostri uomini politici, in modo che non si sciupassero. Ora ci regala questo programma, nato dodici anni fa, ai tempi di Cazzaniga, e ora richiesto dalla Rai. Chissà se questa Esso ecologa è la stessa che, con la sua raffineria da 5.900 tonnellate di greggio, ha contribuito a trasformare la costa di Augusta, in Sicilia, in una fogna di catrame? Impossibile. Ci vuole troppo bene.
C’è un questionario illuminante, che la ditta inglese di marketing Marplan fa per conto di alcune ditte italiane. Dentro, ci sono domande come queste: «Che significato ha per lei vivere bene?» «Per quali aspetti pensa che suo figlio avrà una vita migliore della sua?» «È vero che la persona tipo è seriamente interessata ai problemi degli altri?» «È vero che la maggior parte delle persone pensa solo a se stessa?». E quando uno è già lì commosso che pensa: ma guarda quanto si interessano a me, zac, gli viene messa sotto il naso una serie di fotografie e gli chiedono di dare il voto ad alcune pubblicità di fette biscottate e di dentifrici, e se non sta attento si trova fidanzato con un tostapane.
Capito? È un amore a cui non si può sfuggire. Perché la pubblicità ci vorrebbe diversi, migliori. E noi, ogni volta la deludiamo. Non ci spunta il fiore in bocca, ma ci spariamo indecorosamente in faccia zaffate di grappa al Nord e di aglio al Sud. Le nostre nonne non cantano brani lirici mentre assaggiano il brodo: anzi la mia si bruciava regolarmente e diceva «boia la gallina» e altre cose che avrebbero fatto piangere di raccapriccio ogni pubblicitario di buon cuore. I nostri bambini, tornando dai giochi, dopo che con gaio pasticcio hanno infangato il salotto, invano protendono le manine implorando «mamma, per fortuna c’è Solidor la cera che risolve tutto». Macché: giù sberloni in testa.
Beviamo gli aperitivi col carciofo e restiamo incazzati come prima. Beviamo acqua Fiuggi e ci inchiodiamo giocando a ping-pong. E come si fa a bere brandy e a creare un’atmosfera se invece del fuoco nel camino e di uno snello levriero abbiamo la stufa a cherosene e un bastardone che sembra un dugongo? E dire che adesso, visto che non ce la facciamo, ci lasciano anche parlare in dialetto. Quando il Corrado o il Mike arriva al paese, a sconvolgere la signora che ha sbagliato tutto nella vita, e la convince pistola alla mano a provare il suo bianco, quella cosa fa? Dopo un po’ recita la formuletta «aveva ragione, sa, è proprio vero...» con accento toscano, emiliano, siciliano, sardo. Così la pubblicità fa capire che ci ama anche così, genuini, come siamo.
Non succede mai che la massaia dica: caro il mio bel presentatore, a me del suo fustino non me ne frega niente, e se ci prova un’altra volta a macchiarmi apposta il lenzuolo per farmi vedere che non esiste lo sporco impossibile, le do un pugno che le faccio un occhio nero che più nero non si può. Ma non sarebbe giusto verso tutte queste ditte innamorate, né verso la Rai, né verso la Sipra, 100% di proprietà Rai, padrona del mercato pubblicitario.
Ma state tranquilli. Se siete ancora convinti di avere bisogno di aria pulita e non di deodoranti, di stare con gli altri e non di un dentifricio, di una casa e non di una cera, di vera allegria e non di un gelato, di un lavoro e non di un motorino, non avete gusti sbagliati. Continuate a chiedere questi prodotti anche se, chissà perché, quasi nessuno li reclamizza.


Stefano Benni



Nota del WebMaster
GRAZIE A LAURA E PIERPAOLO PER AVERMI PERMESSO DI RECUPERARE QUESTO ARTICOLO.