STRAVIDEO
MA FONZIE È ALTERNATIVO?
tratto da Panorama di martedì 20 febbraio 1979

Prima storia: entriamo in una casa di riposo. Sono le due del pomeriggio: vecchiette e vecchietti sonnecchiano spersi qua e là sulle poltrone come gatti. Sono in cinque, impavidi, stanno seduti davanti al televisore. Sullo schermo sfilano immagini coloratissime di un gentile commesso che mostra un campionario di stoffe a due signorine: ma dal televisore non giunge alcun dialogo, solo un sottofondo di violini. Stiamo per chiedere: ma perché non c’è l’audio? Forse per non svegliare i gattoni ottuagenari appisolati nei dintorni? Ma ecco che dallo schermo una voce stentorea annuncia: prove tecniche di trasmissione.
In un successivo colloquio, appuriamo la verità: sono proprio le prove di colore della Rai. Guardiamo sempre questa trasmissione, dice l’Alda, anni 77, è la nostra preferita. Bella musica riposante, belle scene, bei colori, soprattutto niente parole. Così uno può immaginare la storia e indovinare quello che si dicono.
A me, dice l’Antonio, anni 80, piace moltissimo la scena dove c’è una signorina che prepara la cena e si vedono per dieci minuti dei bei peperoni gialli e verdi, carote sfavillanti, un bel melone che sembra Galloni quando è in forma. Poi frutta fresca mista, un pezzo di ciccia rosso sangue, e a uno gli vien subito l’appetito.
Un’altra signora ci dice che a lei piace molto la prova tecnica detta «i foulard della giapponese», dove una giapponesina si prova uno dietro l’altro nove foulard di diverso colore e poi non ne compra nessuno. E il commesso sorride e boccheggia qualcosa. E il bello è che non si sa se è «si figuri, nessun disturbo» o «sa che lei è una bella rompiballe?».
Sì, la guardiamo sempre, aggiunge una signora, perché non c’è quasi mai niente in televisione che vada bene per noi. Siamo così bombardati di parole, di canzoni, di balletti, di telefilm, che ci gira la testa. Un altro signore aggiunge: e dica a quelli che hanno fatto quella scemata di Dottori in allegria dove i vecchi malati sono tutti o moribondi o rompicoglioni, che noi gli auguriamo un canchero a puntata. Riferiamo.
Ciò detto, il gruppo si rimette a vedere la prova tecnica dal titolo Dando l’acqua ai fiori su musica di Ponchielli. Si possono fare a questo punto molte variazioni ironiche, o analisi serie. Citare Baudrillard e la fine del senso, decidere se quello che fanno i vecchietti è una ribellione alla società dello spettacolo o la definitiva resa: la vittoria dell’ipnotismo televisivo, o la rivincita della fantasia. Fate voi.
Seconda storia: nel solito bar osserviamo il grande entusiasmo di una intera classe mista di liceo a una puntata di Happy days, con l’ormai leggendario Fonzie. Si scatena la polemica tra compagni. Uno dice che ha trovato scritto «viva Fonzie» in uno dei circoli giovanili milanesi più combattivi. Un altro che per lui Happy days è Cuore degli anni Ottanta.
In effetti la storia che vediamo è un bel condensato di buoni sentimenti. I genitori sono un po’ fessi ma tanto affiatati, i ragazzi un po’ fessi ma tanto rispettosi, le ragazze non pensano addirittura e buonanotte. C’è anche una bella casa accogliente che ogni tanto viene ripresa dall’esterno per dare l’idea dell’intimità.
Poi c’è Fonzie, meccanico-playboy-bullo che è un teppista tanto per bene, minaccia, ma non picchia mai. Adotta i cagnolini. E quando gli scappa la protesta, salta i bidoni con la moto. Però, dice uno degli entusiasti, è contro. Contro la tecnologia: invece di andare a fare il pieno di gettoni fa partire il juke-box con un pugno.
È maschilista, ma tanto maschilista che alla fine non lo è (?). È contro il senso comune. All’amico che gli dice: tra cinquant’anni tutti dobbiamo morire, risponde: «Tu morirai, io vado in California». Sarà una battuta alternativa, ma sembra detta da Crociani.
Nella rissa tra fonzisti e antifonzisti, richiesto di un parere, fuggo. Come spiegare perché questa roba piace tanto? Perché la nuova sinistra ci ha perso la testa e non frega più niente a nessuno di cosa succederà tra poco alle radio libere? È più alternativo Fonzie, l’Ayatollah o Gianni Boncompagni?
Le domande premono. Dobbiamo resistere o ritirarci nel privato, a guardare la televisione e sculacciarci l’un l’altro fino alla pace dei sensi? E inoltre: è vero che una sberla in faccia ad Andreotti verrà considerata a tutti gli effetti sculacciata, o no? Lo sapevo: a forza di guardare gli show alla televisione, il mio umorismo si è raffinato. Perdono.


Stefano Benni



Nota del WebMaster
GRAZIE A ELENA E A BEPPE PER QUESTO ARTICOLO E PER MOLTE ALTRE RARITÀ BENNIANE
E GRAZIE A LORENZA POZZI PER LA TRASCRIZIONE.