STRAVIDEO
SIGNORI, SI CHIUDE
tratto da Panorama di lunedì 9 luglio 1979

La notizia dell’improvvisa chiusura della Rai-Tv, delle 13 mila lettere di licenziamento e del blocco dei 1.165 nuovi assunti per la terza rete ci ha molto rattristato anche se, dobbiamo dirlo, ce lo aspettavamo. Era da un po’ che dal grande carrozzone di via Teulada venivano, uno dopo l’altro, i segnali di quello che stava per succedere. Era cominciata una discreta, ma affannosa fuga, e i più previdenti si stavano cercando un posto da mesi. Aveva cominciato Ruggero Orlando facendo finta di farsi trombare, in realtà per candidarsi con i socialisti. Poi, uno alla volta, se n’ erano andati a cercar fortuna in politica anche Fiori, Gawronsky, Cavallina, e per ultimo Selva che però come tutti i dc ha il sedere adesivo, come i ganci a muro e non riescono a scollarlo dalla poltrona del suo radiogiornale privato. Circolava un’aria di rinuncia e stanchezza, anzi diciamo pure di svacco. Era arrivato il caldo, le Br purtroppo per i Tg stavano buone, il papa faceva la rana e i partiti si studiavano. Ed lecco cominciare gli abbandoni e i nuovi lavori: l’Altra domenica non riprende più, e Andy fa quattro film in tre giorni. Corrado lascia Domenica in... e fa vedere però che tutte le vallette hanno trovato un’occupazione: una incide dischi, l’altra fa pubblicità.
Insomma tutti, chi più chi meno, si stanno sistemando. Baudo lavorerà alla sua casa discografica, Costanzo farà il giornale popolare, Tortora la sua Tv privata, Mike gli slalom con grappa, Bernacca tornerà a combattere, Zavoli farà il segretario di Martelli, Bubbico tornerà a fare l’avvocato, Pastore avrà l’ufficio stampa dei radicali. Tutti stavano mollando già da tempo, e lo si capiva. Gli show erano fatti mettendo insieme i copioni e le coreografie degli anni prima, negli studi si sbragava, si portavano via i portacenere e le sedie, in ogni trasmissione c’erano gli addii, con grandi baci tra regista e presentatore, e il comico ritrovava la sua prima soubrette, e la soubrette il regista del debutto, e il regista il suo caporale nei carristi, e al Giro d’Italia l’ex-ciclista, ora rotondo come un kraffen, abbracciava il vecchio giornalista dicendo gaio: «Credevo che fossi morto». E poi durante le dirette il giovane giornalista diventato direttore abbracciava il vecchio direttore diventato direttore editoriale che abbracciava il vecchio direttore editoriale diventato senatore, e insomma era tutta una festa dell’addio, con annunciatrici che piangevano, nostalgie e abbracci. Hanno fatto anche vicedirettore Fava, così, tanto per dargli una soddisfazione prima della chiusura. E con Mike che andava a scovare concorrenti nei musei egizi, tornavano anche le pecore dell’intervallo in un revival di Acquario (come ci mancava!) con Siciliano e Zeffirelli. Intanto i telegiornali parlavano più di premi letterari che del dibattito sull’amnistia, e siccome tutti erano in giro nelle sedi dei partiti per chiedere il posto, si ritiravano fuori i teleromanzi e le rimanenze dei telefilm americani.
Il sabato e la domenica poi, a via Teulada deserta rimanevano solo Minà e Mario Poltronieri. Minà serviva al bar e faceva il cameraman. Poltronieri commentava da Roma le gare motoristiche in Nuova Zelanda, perché là nessuno voleva andarci per non trovarsi a spasso al ritorno. Così per ore e ore il Mario doveva continuare a dire «da qua è molto difficile vedere cosa succede» e a tirarla in lungo per ore e ore, e quando vedeva un pilota caduto per terra dire «ecco, questo a Nielsen, così impara a rischiare, che tanto non è buono». Ogni tanto l’audio andava via e il Mario doveva fare anche il rumore con la bocca. Insomma, uno strazio che non poteva continuare. Per fortuna, da poco, la notizia definitiva. Anche Grassi, dopo essere riuscito a cambiare completamente la Rai-Tv da immobile a surgelata, lascia il suo posto. Ha avuto offerte dal Bolscioi, dal Corriere della sera e dalla Simmenthal ma forse farà il ministro dello Spettacolo.
Tutti gli studi verranno smantellati entro novembre (Selva verrà scalpellato via a mano). I più disperati sono le migliaia di giornalisti ed esperti che perderanno collaborazioni e consulenze. Pazienza. Certo, ci mancherà questa Tv, ci dispiacerà non poter più fare questa rubrica. Ma consoliamoci: ormai erano tutti così stanchi, così scontenti e così logorati dalle acrobazie dei partiti e dei loro centurioni, che è meglio così.


Stefano Benni



Nota del WebMaster
GRAZIE A LUCIO LAZZARUOLO PER QUESTO ARTICOLO.