MEMORIE DI UNA VACCA ITALIANA
tratto da la Repubblica di mercoledì 22 novembre 2000

Mi chiamo Isotta e modestamente sono una Vip, Vacca Italiana Pezzata. Vivo in un allevamento modello, con filodiffusione, mungitrice automatica «California Legend» e spazzabuazza a vapore. Nel mio box siamo in sette, molto amiche come usa tra noi mucche, e insieme parliamo dei nostri sogni e del nostro futuro, perché se gli umani ci hanno messe in un posto così bello, è certo per prepararci a qualcosa di grande e piacevole.
Vi presento le mie colleghe. C'è Genziana, che non è nata qui, è una vacca di alpeggio, ci racconta con nostalgia della sua stalla senza riscaldamento a Gressoney, e di quando la mamma la portava a veder passare il treno, e quanto è buona la macedonia di margherite condita col piscione caldo. Questo scandalizza un po' Samantha, che è una mucca assai snob di razza butirrifera Jersey, si crede irresistibile e racconta che una sua bisnonna fece da modella al pittore Segantini, anche se i maligni dicono che invece posò per Guernica di Picasso. Ha delle tette colossali siliconate, tanto che col suo latte, invece di mozzarelle, ci fanno le palle da tennis. Quando viene il veterinario a toccarla, fa delle roteate di coda e degli sbattimenti di ciglia che ti ammali dallo spiffero. Secondo Teresa è un po' vacca. Ma Teresa è una bovina molto puritana e mistica, ascolta solo musica sacra e il suo sogno è di lavorare in un presepe. Quando il veterinario le controlla le mammelle, diventa rossa e ripete «non lo fo per piacer mio ma per far piacere a Dio». Vicino a Teresa c'è Umbertina, vacca padana assai fiera delle sue origini. Suo padre si chiamava Eridano e sua madre Luganiga, ha un marchio verde sul cosciotto e tiene nel box il poster di Borghezio.
Poi c'è Cordelia, poetessa e intellettuale, ascolta solo muuuusica classica e il suo idolo è Riccardo Muuuuuti, una volta per scherzare le abbiamo fatto sentire all'altoparlante Laura Pausini e per lo choc ha fatto settanta chili di ricotta acida. Infine c'è Palmira, giovane e progressista, invece della radio ha voluto la televisione e guarda solo Mtv e le sfilate di moda, che poi è la stessa cosa, sta inchiodata allo schermo ruminando palinsesti ventiquattro ore al giorno perché dice che è moderno capire quello che non ti piace, anche se alla fine non capisci più quello che ti piace. Ha tatuato sul filetto la scritta No Future e fuma erba medica di nascosto.
La vita nell'allevamento scorre alquanto monotona, pasto, mungitura, altro pasto, rimungitura, non spengono mai le luci così dormiamo di meno e produciamo più latte. Gli unici nostri divertimenti sono i pettegolezzi e le gare di buazze. Cioè ci sfidiamo a chi fa la buazza più grossa e rotonda, io modestamente faccio delle robe che mi chiamano Giotto, ma la più brava è Genziana, una volta ne ha fatta una che sembrava un personaggio di Guerre Stellari, ogni notte nel silenzio si sente plof, ploffete, poi si misura, e chi ha fatto la merda più grossa vince. Questo gioco, su indicazione di Palmira, lo abbiamo chiamato «Auditel».
E così il tempo scorre placido, fino al brutto giorno in cui arrivano gli inservienti e portano via Genziana. Che bello, dice lei, tornerò a casa, riavrò il mio campanaccio. Arrotola il poster del Monte Rosa, e ci saluta contenta. Invece Palmira, che ha appena guardato il telegiornale, ci spiega che Genziana è spacciata. Siccome è per metà di sangue francese, si sospetta che possa essere portatrice di un morbo che si chiama encefalite spongiforme, e perciò verrà abbattuta. Ma io non ci credo. Tre giorni dopo, ci cambiano pastone, ci danno una roba con un sapore strano, che mi sembra di conoscere. Palmira, che ha imparato a leggere dal videotel e a parlare da Biscardi dice che secondo lei c'è qualcosa di anomalico che non vassi in quel cibbo e sarebbi meglio che controllessimo il sacco dal di quale proviene. Infatti lo troviamo è c'è scritto: «mangime contenente soia transgenica, moltiplicatori della lattazione, antibiotici e proteine di origine animale».
Ecco cos'era quel sapore, era piscione! Ci hanno dato da mangiare i resti di Genziana!
Io vomito tutta notte, Teresa ha un incubo tremendo nel quale viene munta da Michele Cucuzza, Cordelia ci invita a riflettere sulla caducità della vita bovina e compone la seguente poesia:
Cos'è la vita infine?
Oggi siam qui, domani scaloppine.
Ma il peggio deve ancora venire. Portano via Umbertina, e tremiamo per la sua sorte. Invece torna, tutta strana. Dice che è stata scelta per un corteo padano, l'hanno dipinta di verde e portata in città, ha dato la coda a Bossi e sente che la sua vita non sarà più la stessa. Mi chiede da dove vengo e le rispondo che sono toscana. La sento sibilare «terrona», e appartarsi. Durante la notte comincia a tremare e a urlare «Un impegno concreto! Aiutare chi sta dietro». Noi non capiamo se ha male alla coda o allude ai vitelli che stanno dietro al nostro box ma quelli stanno benissimo, anzi ci gridano: basta far casino, dormite, brutte vacche. Questi giovani! Il giorno dopo Genziana peggiora, comincia a dire che il suo latte non deve finire nelle scamorze del sud improduttivo, e quando viene il veterinario che è siciliano, aspetta che sia a tiro e poi lo scalcia, la portano via con la bava alla bocca, irriconoscibile, mentre lancia oscure minacce alla magistratura e agli gnu africani.
Palmira ci informa sulla gravità della situazione. Dice che c'è un epidemia detta «mucca pazza». Gli umani ci hanno contagiato col mangime cannibale e adesso noi contagiamo gli umani. Capito che ipocriti, non chiamano il morbo «allevatore pazzo», o «commerciante di mangimi stronzo», danno la colpa a noi! Come se gli umani non ingurgitassero ogni giorno alimenti avvelenati da loro: cibi transgenici, formaggi al polistirolo, vino all'antigelo, frutta al pesticida, pesce al mercurio, cavoli all'uranio impoverito. E le pazze saremmo noi? Mi arrabbio tanto che comincio a tremare e bisogna che mi calmi se no portan via anche me. Per fortuna arriva una buona notizia. Samantha è stata scelta per la monta, cioè conoscerà biblicamente un bellissimo toro. E' tutta eccitata, le acconciamo la coda con le treccine rasta e le lustriamo le corna col Sidol, è bellissima quando la portano via, come la invidiamo!
Ma ritorna appena due ore dopo, depressa. Racconta che le hanno messo delle grosse giarrettiere, poi è entrato il promesso sposo. Era un bellissimo toro spagnolo, Alonzo Miguel de Miura y Bocadillo, con muscoli da palestrato e un piercing sul naso. Ma non l'ha neanche potuto avvicinare, erano separati da uno steccato. Appena lui si è eccitato, gli hanno messo davanti una mucca di legno che all'interno aveva un inserviente con la provetta in mano. Alonzo ha trombato la similmucca e tutto il seme l'han tenuto per la fecondazione artificiale. Samantha ha muggito di dolore tutta notte, abbiam cercato di consolarla dicendo che avremmo scritto in Vaticano, Palmira poco psicologa le ha regalato un poster di una corrida e tutto è precipitato.
La mattina Palmira mi sveglia dicendo che c'è Samantha che balla il flamenco, ma non era flamenco, era il tremito del morbo, e poi la poverina ha cominciato a muggire «Alonzo Alonzo amore mio vengo da te» , è stramazzata e l'han portata via. E tre. Poi è toccato a Cordelia. I segni della pazzia sono stati subito evidenti. Ci siamo accorti che non ascoltava più Muti ma Marilyn Manson, ha rotto a calci la mungitrice automatica e ha iniziato a concionare: «Meglio morta che prigioniera, bovini bufalidi e bisonti, ribellatevi, cavie rompete i labirinti, ostriche mordete gli chef, morte a Buffalo Bill e alle pelliccerie». Poi ha sfondato la barriera del box e si è lanciata in strada, caricando un Tir che trasportava suini. Il Tir è uscito di strada, i maiali hanno conquistato la libertà, e Cordelia ha trovato un'eroica morte.
Così siamo rimaste in tre, ognuna spiando l'altra per paura del contagio. Teresa ci ha detto: confidiamo nel Signore. E il Signore sembra averla esaudita: è stata scelta per fare la parte del bue nel presepe vivente. L'hanno lavata e strigliata, ma già barcollava e spetazzava, le è venuto un alito che sembrava una cloaca, appena ha soffiato sul Bambin Gesù quello è svenuto, hanno portato via anche lei. Requiescat in pace.
Ora siamo qui, io e Palmira, da sole, la filodiffusione diffonde Blu Muuuuuuuuuun, la mia canzone preferita ma non ho voglia di cantare. Palmira mi guarda e dice: «Dobbiamo fuggire da qui, cambiare lavoro e diventare ricche, fuori c'e la new economy, la transgenetica, internet, un futuro radioso per noi quadrupedi. Guardando la televisione ho avuto una grande idea. Prendiamo dieci vitellini ambosessi, li proviniamo, li scegliamo bellini, fighetti e non troppo vivaci, che non esprimano critiche al sistema caseario. Facciamo un battage pubblicitario mai visto. Li chiudiamo in un allevamento modello tre mesi e poi riprendiamo tutte le stronzate che dicono, le ruminate, le buazze in diretta e vedrai che milioni di persone lo guarderanno, i giornali scriveranno fiumi di inchiostro e avremo fatto una vippicultura, i vitellini giovani diventeranno in breve tempo Vip adulti e noi li venderemo e faremo i soldi. Che te ne pare?»
Alla luce del neon, il suo muso trema, gli occhi brillano di una luce disumana e disbovina. Poverina, è diventata pazza! Ma come può pensare che gli umani siano tanto scemi da interessarsi a una roba così? Povera Palmira, anche tu, amica mia!


Stefano Benni