NATALE A MONTE CANDIDO
tratto da la Repubblica di mercoledì 20 dicembre 2000

Via, via da questo triste Natale, pensiamo, mentre la nostra auto lascia la città e appaiono le prime cime innevate. Via dall'eterna oscurità di bombe e servizi segreti. Via dalla televisione più falsa e ripetitiva d'Europa, sequestrata da una ristretta gang di politici e reggicoda, affaristi e pubblicitari. Via dai giornali servi sciocchi della televisione. Via dalle divette che sbavano per una copertina e dagli scrittoroni scodinzolanti per un premio. Via dai sondaggi ammaestrati e dai rockettari cortigiani. Via dalla catastrofe climatica e dalla new avidity. Via dall'arroganza dei Formigoni e dei Berlusconi al di sopra di ogni legge, via dal gastrocentrismo rutelliano dove più della base conta la maionese.
Puntiamo verso Monte Candido, sperduto paesino alpestre dove speriamo di ritrovare i valori del Natale di una volta. La strada si inerpica verso le vette solitarie e ossigenate, tiriamo una gran boccata d'aria e anche se siamo bloccati in una fila di venti chilometri sentiamo la differenza. E' inquinata uguale, ma è più fredda, come una bella granita alla merda.
Al bivio per la Val Candida, ecco i primi impianti accogliere la gaia invasione degli sciatori. Un'ovovia trasporta tremila persone all'ora, così appena arrivati in cima, si è già nella fila per risalire, si chiama procession sky, è l'ultimo grido dello sci estremo, si scende a passo d'uomo e si cade tutti insieme come birilli.

Subito dopo ci appare il ridente paesino di Siamo di Sotto, che deve il suo nome al fatto che è stato costruito su un frana e da trent'anni continua a scivolare a valle.
Qui c'è il bivio per Monte Candido. Saliamo lentamente per gli stretti tornanti incorniciati da abeti centenari e manifesti di Berlusconi ventenne, ed eccoci alla Baita Candida, dove vive la famiglia Tronchi, erede e continuatrice del genuino Natale di una volta.
Il capofamiglia Olmo Tronchi ci viene incontro sulla antica slitta di legno trainata da due cavalli a dondolo e ci accoglie nella sua casa. E' una bellissima genuina baita dove arde un tipico camino dentro al quale bolle una incontaminata polenta dentro alla quale è caduta la rustica pipa del nonno Tarlo Tronchi facendolo genuinamente bestemmiare nell'antico dialetto Candù, che si parla solo su queste montagne.
Qui ci informiamo su come la famiglia Tronchi si prepara a passare il Natale. Babbo Olmo spiega che lui tiene dietro alle bestie, anzi alla bestia, la mucca Betulla che da sola produce sessanta litri di genuino latte alpestre, da cui si ricavano leggendari formaggi quali il puzzone di fossa e il tremmendhal.
La moglie Scorza Tronchi, una robusta montanara dal volto rubicondo, va in giro a raccogliere legna, castagne e soprattutto funghi pregiati, di cui la montagna è ricca. Il più famoso è il porcino Golia, che può raggiungere i settanta chili e può essere usato sia in cucina come condimento, sia in salotto come divano. Uno di questi esemplari giganti è in bella mostra sul tetto della baita.
Poi ci sono i due figli, Truciolo e Pialla Tronchi. Truciolo a soli dieci anni è abilissimo nei lavori di falegnameria, costruisce orologi a cucù e si è anche fatto una playstation in legno.
Pialla invece sciolina la casa e va a tartufi col cane Trifolino, un vero segugio. Trifolino, dice la leggenda, è dotato di odorato così acuto che riesce a sentire un tartufo molti chilometri sotto terra: l'anno scorso ne ha individuato uno grossissimo in Nuova Zelanda e se l'è fatto spedire per posta.
Ma il vero custode della tradizione è nonno Tarlo, novantadue anni, robusto come una quercia. Egli ci racconta la storia della Val Candida. Una volta lì abitavano ben trentadue persone e due yeti, ma il fascino della metropoli e le valanghe li hanno ridotti a trenta, compreso il leggendario bisnonno Carbonio che vive in una capanna in cima alla montagna.
A Natale in Val Candida si rinnovano due antichissimi riti: il Tiralabete e il Presepe Dormiente. Il primo fa parte di una rude tradizione montanara. I maschi della valle vanno nel bosco a prendere un grosso abete e poi non attaccano le palle all'albero, ma viceversa. Chi riesce con virile sofferenza a trainarlo per primo a casa, ha vinto. In quanto al Presepe Dormiente, si svolge in una grotta di ghiaccio. Per resistere al freddo Giuseppe, Maria e i visitatori si scambiano una o più bottiglie di grappa, e anche il Bambin Gesù viene biberonato a vin brulé. Il risultato è che, dopo mezzanotte, tutti crollano sbronzi e addormentati. Nonno Tarlo è una vera miniera di antiche tradizioni moncandidesi. Ci spiega ad esempio la tipica ricetta della zuppa d'Orszo. Si porta nel bosco un grosso paiolo di minestrone d'orzo, si aspetta l'orso e mentre mangia la zuppa, lo si spinge dentro. E' una zuppa molto pericolosa. Restiamo tutta sera davanti al camino, ascoltando le leggende della valle e mangiando polenta con funghi. Poi, dopo aver cantato in candù e aver visto nonno Tarlo scolpire abilmente nel ghiaccio una simpatica svastica, ce ne andiamo felici. Esiste ancora, grazie a Dio, un posto incontaminato, non ferito dall'arroganza dei media e dell'affarismo imperante!
Purtroppo alla prima curva la macchina sbanda sulla neve e finiamo in un fosso. Torniamo alla baita per chiedere aiuto e: orrore! La scena è assai cambiata.
Nonno Tarlo, in divisa da SS, sta scolpendo un ritratto di Haider in grandezza naturale.
Mamma Scorza sta inscatolando la marmellata di castagne Monte Candido allungandola con lucido da scarpe marron, e vende muschio per presepe via Internet.
Truciolo costruisce dei pornocucù da cui sbuca di tutto.
Pialla guarda Baywatch in edizione originale (il megafungo sul tetto è in realtà una parabola).
Babbo Olmo, alla guida di una ruspa, stermina stambecchi e estirpa decine di abeti per costruire Moncandido Due, residence con annessa seggiovia e supermarket.

Trifolino, uggiolando, ci porta nella stalla per mostrarci una intera cambusa di polenta surgelata e latte in polvere. La mucca Betulla è morta l'anno scorso, centrata da un jet americano in volo d'addestramento.
Inoltre, sgasando sui tornanti con gipponi e motoslitte, sta arrivando una comitiva di Vip che trascorrerà Capodanno nella baita, un milione a testa cenone compreso.
Ci allontaniamo delusi e pensosi. Esiste ancora qualcosa di genuinamente natalizio in cui credere? Ci addentriamo nel bosco, ed ecco che mettiamo i piedi in una genuina tagliola di una volta. Nonostante il dolore, siamo felici. E improvvisamente ci appare, in cima alla montagna, la capanna di bisnonno Carbonio. Un filo di fumo riga il cielo stellato, un albero di Natale con genuine candeline di cera riluce sulla neve. Ecco lassù il vero spirito della Festa, la povertà e la semplicità che stiamo perdendo, travolti dalla tecnologia e dai falsi bisogni consumistici. Zoppicando, ci inerpichiamo. Purtroppo, a pochi metri dalla cima, ci accorgiamo che lassù il telefonino non ha segnale. Siamo costretti a tornare giù. Addio Monte Candido, ti porteremo sempre nel cuore.


Stefano Benni