ANNO 2194, IL CAVALIERE SVANITO NEL FUTURO
tratto da la Repubblica di martedì 12 marzo 2002

Scena: una città italiana del futuro, anno 2194. Una grande biblioteca universitaria. Uno studente si avvicina al bancone informazioni, dove un clonato con la faccia di Leonardo da Vinci legge la Gazzetta dello sport.

— Operatore Leonardus 34 a sua disposizione, cittadino studente, cosa le serve?
— Vorrei visitare l’archivio di Storia patria, anno Duemila.
L’operatore fa risuonare un petofischio, caratteristica risata dei clonati.
— Ma sono anni che nessuno chiede notizie di quel tempo remoto e leggendario. È sicuro di volerlo fare?
— Sì. Vorrei consultare il ventennio dal Duemila al Duemilaventi per la mia tesi di laurea.
— Contento lei — sospira Leonardus 34 — terza sala a sinistra, terminale 1452.

Lo studente raggiunge la porta del salone. La apre, scostando un velario di ragnatele. L’ambiente è semibuio: in mezzo troneggia un Vesuvio di lustrini, insieme a un Colosseo di cozze e una torre di Pisa cangiante rosa e azzurra, simile alle statuine barometriche. Lo studente riconosce lo stile neosanremese-zeffirellico tipico dell’epoca. Alle pareti ritratti e foto di italiani illustri. Individua Caravaggio e Baggio, Raffaello e Raffaella, Totò e Totò Riina, nonché una foto a colori di Giotto e Cimabue che non lo convince.
Con stupore, si accorge che mancano i politici. Si siede al terminale 1452, uno schermo di computer ovale con fregi liberty.

— Benvenuto cittadino studente. Cosa desidera? Chattare con studentesse disponibili? Un bel videoporno? Abbiamo delle piccanti novità: preferisce un’orgia di beneficenza o un sadomaso tra crostacei?
— No, io... vorrei consultare l’archivio storico del primo ventennio Duemila.
— Mi scusi, ma nessuno vuole più ricordare quei tristi anni; pensavo che la sua richiesta fosse una copertura per qualche extra. Va bene, che argomento la interessa? Gossip, calcio, moda?
— No, politica; &mdash sussurra lo studente — il titolo della mia tesi è: “Il conflitto di interessi nel medioevo silvico”. Vorrei sapere tutto su Silvio Berlusconi.
— Berlusconi, vediamo... uhm ber, berl, berm... no, nessuna traccia di questo nome.
— È impossibile. Era il padrone assoluto dell’Italia a quei tempi.
— Può darsi che ci sia un buco nella mia memoria, abbiamo degli sbalzi di corrente oggi. Faccia un altro nome.
— Bossi.
— Ce l’ho! Bossi Umberto. Ministro all’epoca triadica, famoso per aver inventato l’arte legaysta, con grandi cartelloni e poster di maschioni virilissimi. Dopo aver scritto il primo vocabolario padano-ciociaro, parte con mille camicie verdi alla conquista di Strasburgo, ma viene fermato dall’esercito svizzero. Torna in patria dove le mollezze romano-ministeriali deteriorano il suo celodurismo. Inizia il suo declino, viene dapprima ricoverato per un’overdose di matriciana, poi viene arrestato al confine sloveno per traffico di Viagra. Conclude la sua carriera gestendo con fortuna il ristorante “Da Umbè er padano” sui colli romani.
— Accidenti. E Castelli?
— “Salvasilvio” Castelli, ministro della Giustizia al tempo della triade. Dopo esser rimasto senza lavoro mise a frutto il suo dono di saper prevedere bombe, alluvioni e eventi catastrofici. Col nome di “mago Chateau” aprì 12 studi in diverse città d’Italia. Ma i giudici si vendicarono di lui: non solo lo arrestarono per truffa, ma lo misero in cella con Vanna Marchi che lo violentò ripetutamente. Non si riprese mai piu.
— Lunardi?
— “Trapano” Lunardi, ingegnere costruttore e intestatore. Progettò il ponte di Messina. Quando il ponte crollò perché i piloni si sciolsero si difese asserendo: “Dovevate dirmelo che c’era tutta quell’acqua in mezzo”.
— Previti.
— Dopo aver spostato il suo processo in 16 posti diversi e aver sempre ricusato i giudici, per clima sfavorevole, venne processato nel deserto australiano ma incredibilmente condannato da Di Pietro travestito da aborigeno.
— Moratti Letizia.
— Dopo aver privatizzato la scuola italiana, la vende nel 2016 agli americani. Ma gli studenti, stanchi di andare ogni mattina a Chicago in aereo e rintronati dal fuso orario, si ribellano e la destituiscono. Indignata, lascia l’Italia e apre un negozio di parrucchiera per alieni su Plutone.
— Fini.
— Giancarlo Fini, inventore del manuale Fini, che sostituì negli anni 2000 il Cencelli. Di lui non si ricorda altro.
— Casini.
— “Polipartisan” Casini. Dopo essere stato ministro triadico, si fa una plastica facciale, rinnova il guardaroba ed è ministro, insieme a Forlani e Intini, nel primo governo di centro-sinistra del 2005 guidato da Romano Prodi ed Emanuele Filiberto di Savoia.
— Ciampi.
— Carlo Azeglio Ciampi, vice presidente della Repubblica negli anni duemila, doveva garantire la Costituzione ma dal momento che la Costituzione non contava più molto, oziò serenamente. Lo si ricorda per aver dato origine ad alcuni neologismi. Ciampare: “Fare finta di niente”. Del conflitto di interessi me ne ciampo. Sei un bel ciampo, non fare il ciampo, cioè “Non fare finta di niente, che quello che sta succedendo lo vedi benissimo”.
— D’Alema.
— Dopo una carriera politica alterna, trova la sua strada nella vela. Medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Porto Alegre del 2012, classe soling.
— Fassino.
— Medaglia di bronzo alle Olimpiadi di bocce della terza età a Rogoredo.
— Rutelli.
— In controtendenza rispetto ai tempi, dalla politica si dà allo spettacolo. Si clona in cinque copie e fonda la “old-boy band Centerfold”, che fa impazzire le fan moderate di tutto il mondo.
— Berlusconi.
— Vediamo... Berio, Bertoli, Berardi, Beruschi, Bertinotti, Bertolino, Bernacca, ma continuo a non vedere niente.
— È impossibile, controlli meglio.
— Guardiamo nei rimandi. Ah ecco, Berlusconi: vedi Ceaucescu. Ecco qua: Nicolai Ceaucescu. Tiranno rumeno che faceva coincidere la ricchezza personale con la ricchezza della nazione. Controllava la televisione, e capo di un clan di fedelissimi era solito promulgare leggi a proprio tornaconto, attaccare la stampa estera e ripetere ai suoi critici interni: chi non è con me è un antipatriota. Questo impressionante accumulo di potere finanziario e politico in una sola persona ha ben pochi altri esempi. Tra i rari imitatori Amin Dada, tiranno dell’Uganda, e Silvio Berlusconi, industriale italiano che accumulò in breve tempo una fortuna notevolissima cui seguì una folgorante carriera politica. Col cinquantun per cento dei voti, governava come se avesse il novantanove, ma che quando crollò e fuggì in moto nelle isole Cayman, non si trovò più nessuno disposto a dire di averlo votato o conosciuto. Per questo le notizie su di lui sono andate completamente disperse. Si favoleggia di una biografia in milioni di copie, di cui nulla resta. Gli italiani non la lessero, ma ne fecero vari usi igienici, involucranti, riscaldanti.
— Tutto qui. Una biografia da imitatore ?
— Tutto qui. Sic transit gloria mundi.
— Prego?
— È latino. Lingua arcaica che venne abolita quando l’inglese divenne la lingua ufficiale del nostro paese, decreto Tremonti-Schwarzenegger del 2012...
— Posso fare un’ultima domanda ?
— Faccia pure.
— È vero che il nuovo presidente della Repubblica, Agnoberlo terzo, sarebbe in realtà una clonazione di vecchi potenti di quel periodo?
— Mi consenta, ma non posso risponderle. In fondo sono solo un vecchio computer Fiatinvest 343.
— Capisco — sospira lo studente — per concludere, che consiglio mi dà sulla tesi?
— Parli pure di quegli anni, ma scelga un argomento politico meno scottante.
— Ad esempio?
— Lo scudetto del Campobasso nel 2009 dopo la Grande Bancarotta delle Grandi Squadre.
— Seguirò il suo consiglio, grazie.

Lo studente esce. Nel cielo della città, un grande ingorgo di autovolanti. Dal 2040 è proibito suonare il clacson, e tutti hanno dentro la macchina un’arpa, che percuotono furiosamente. Il rumore è celestiale. Lo studente indossa casco e maschera antigas, avvia il motorino e schizza in aria, zig-zagando.


Stefano Benni