IO, PRESIDENTE TELECRONISTA
tratto da la Repubblica di domenica 9 giugno 2002

Cittadini ed elettori, indovinate chi è il nuovo telecronista Rai che dal Giappone vi racconterà Italia-Croazia? Ebbene sì, sono il vostro Silvio, il benito fardato, il piduista ridipinto, il saltaprocessi, lo sforabilanci ma soprattutto il bugiardo cronico, tutte qualità che mi fanno amare da voi. Ho normalizzato i grandi giornali del Nord, ho cancellato la satira dalle televisioni, la Rai è rasa al suolo e il tigiuno giovedì apriva con la scritta: per un guasto tecnico siamo costretti a mandare in onda solo immagini del presidente del consiglio. Un’idea del mio staff promozionale. Con tutto questo metà del paese mi odia, e nell’imminenza dei ballottaggi devo usare l’arma totale, cioè i mondiali di calcio e la popolarità che ne deriva. Perciò eccomi telecronista ad interim. Vi giuro che sarò, come sempre, assolutamente sportivo e disinteressato e non tenterò alcun imbonimento a favore del mio governo.
Vedete il meraviglioso stadio di Kashima, che contiene trentacinquemila spettatori, moltiplicateli per cinquanta e avrete l’idea di quanti posti di lavoro ci saranno in Italia entro pochi anni. E’ uno stadio modernissimo ma è niente in confronto al ponte di Messina, al quale sta già lavorando un pool composto da Lunardi, Miccichè e Totò o’squalo, che hanno già speso un milione di euro per fare la riga bianca in mezzo al mare. Ammirate il pubblico colorato e festante, composto per lo più da lavoratori coreani e giapponesi con la maglia azzurra, lavorano diciotto ore e mangiano solo riso usato, il sogno di d’Amato e anche di qualche sindacalista nostrano.
Appare chiara, già nelle prime immagini televisive, l’evidente superiorità della nostra civiltà. Basta con gli arabi macilenti e i negri coi capelli verdi per far dispetto a Bossi, basta con i sudamericani spettinati e sputacchioni. E guardate i ceffi extracomunitari dei mercenari Croati, e quelle orribili maglie a quadretti che sembrano una tovaglia di ristorante. Ascoltate i loro assurdi nomi che sembrano gli pseudonimi di Previti quando apriva i conti all’estero. I nostri assi invece hanno cognomi secchi e bisillabi, passi di marcia verso un radioso futuro, Buf-fòn, Tòt-ti, Viè-ri, Nè-sta, un duè, un duè. Undici volti di ragazzi italiani in elegante maglia azzurra, chiaro omaggio al partito di maggioranza. E se non cantano l’inno di Mameli, pazienza. Le passioni patriottiche non vanno esibite, devono succedere dentro, come dice Fini quando insegna ai poliziotti come picchiare i manifestanti. Gioca Zanetti e non c’è Inzaghi, ma secondo i giornalisti presenti Trapattoni sa sempre quello che fa. L’arbitro fischia il calcio d’inizio proprio mentre Lunardi lancia in mare il primo mattone del ponte. L’inizio è un po’ noioso, sembra un discorso di Pera. Dopo dieci minuti i giornalisti già insinuano che Trapattoni non sempre sa quello che fa. Dopo venti minuti sono tutti d’accordo che forse Trapattoni non sa più quello che sta facendo. Comincia a andar tutto storto: un croato comunista pesta un piede al nostro Nesta (so anche essere poeta!). Subito dopo Doni sbaglia un gol. Che delusione, e pensare che Doni l’ho scoperto io, da piccolo lo tenevo sulle ginocchia. Insomma si arriva all’intervallo e tutti concordiamo che la Croazia è tosta, che Trapattoni è un incompetente e che sul ponte di Messina grava il pericolo dei saraghi mangiapiloni. Ma ecco entrare in azione il vostro premier risolvitutto, il pataccaro salterino, il finanziere inarrivabile. Telefono allo spogliatoio croato promettendo che se nel secondo tempo ci fanno vincere avranno tre regali. Uno, il ponte Spalato-Rimini con due sole colonne portanti. Due, un milione di posti di lavoro per reggere a mano il ponte tra le due colonne. Tre, tutti i residenti in Italia col cognome che finisce in “ic” non pagheranno tasse. D’Amatic Agnellic, Bossic, Pavarottic, sono entusiasti dell’idea... Purtroppo per trovare questi soldi sono costretto a vendere Venezia ai giapponesi. Sono entusiasti e organizzatissimi, per risolvere il problema dell’acqua alta hanno già previsto una squadra d’intervento: dieci milioni di volontari ognuno con una cannuccia.
E, come speravo, nel secondo tempo la Croazia torna in campo sfiatata e confusa, da undici leoni son diventati undici Maroni. Facciamo gol con Vieri, ma un fottuto guardalinee danese comunista annulla, e quel che è scandaloso, ha la bandiera a quadretti proprio come la maglia della Croazia. E’ evidente il disegno persecutorio nei nostri confronti. Ma ho in serbo una mossa segreta. Faccio avvertire Vieri che se non segna, non solo non potrà più avvicinarsi a una mia velina, ma lo manderò una settimana a Ibiza con la Moratti. E’ lo choc che ci voleva. Vieri decolla in aria gridando “No, Letizia no” e segna un gol strepitoso. Grande Bobo, l’ho scoperto io, da piccolo mi teneva sulle ginocchia. Sembra fatta, il buco in bilancio svanisce e il ponte avanza, ma i ragazzi azzurri sono stanchi. Il Trap non interviene e Vieri esala l’ultimo respiro in area. Boksic, che ha l’età di Pisanu, corre più dei nostri. Ma anch’io ho commesso un errore. Mi son dimenticato di corrompere tali Olic e Rapaic che erano sotto la doccia. Il primo mi buca la difesa. Il secondo, extracomunitario irriconoscente, dopo aver mangiato nel nostro piatto a Perugia, segna con un pallonetto di culo. L’Italia reagisce generosamente, ma Trapattoni è come imbalsamato, se prima sembrava Napoleone adesso ricorda Rutelli. Fa entrare Pippo ma anche se facesse entrare Pluto e Paperino è tardi, la vecchia maledizione del rigore di Baggio torna a aleggiare come un condor su di me. Totti prende in pieno un palo, e poi l’abietto guardalinee jutland-marxista ci annulla un altro gol. Giuro che la prima guerra che faccio è contro i danesi. Perdiamo e siamo tutti tristi, meno la Moratti che si è comprata un baby doll di orbace e telefona a Vieri: allora quando partiamo? Bobo ha un collasso. Ma se gli azzurri non vincono col Messico, sequestro la playstation a tutti e gli prendo le impronte digitali, ma mi faccio spedire la mano a casa. E adesso ricominceranno a dire che porto sfiga, e intanto le brutte notizie si moltiplicano. Il buco del bilancio si è aggravato e forse dovremo chiedere un prestito all’Argentina. Per trovare un po’ di contante siamo costretti a vendere la Sicilia agli Usa. Il progetto del ponte resta, solo che gli americani lo vogliono uguale a quello di Rialto e costerà un po’ di più. Per finire, all’ultimo momento mi comunicano che c’è stato un piccolo errore nei conti. Avevamo detto un milione e quattrocentomila posti di lavoro e il ponte entro il duemiladieci. Invece sono duemilaedieci posti di lavoro e il ponte tra un milione e quattrocentomila anni. Ma so che continuerete ad avere fiducia nel vostro vecchio pataccaro. E poi cos’è questa storia che se uno segna un gol in più, si prende i tre punti e arraffa tutto? Vi sembra democratico, questo? Vi sembra che io mi sia comportato così? Ripeto, guai a voi se dite ancora che porto sfiga. Se vincevamo era la vittoria della mia Italia. Così, fate pure il processo a Trapattoni. Io sono solo un povero telecronista.


Stefano Benni