UNA FERRARI
ALLA PORTATA DI TUTTI
tratto da la Repubblica di martedì 15 ottobre 2002

Caro Bush, è il tuo optional Silvio che ti scrive. Non vedo l’ora di essere al tuo fianco a spezzare preventivamente le reni a Saddam. Ho rispettato i patti e ho mandato gli alpini in Afghanistan. Sono partiti cantando: mi sun Alpin me piase el Bin, con evidente riferimento a Bin Laden. Ma anche se le guerre del tuo Grande Paese sono preventive e prioritarie, lascia che ti esponga le piccole grane dell’azienda Italia. Ultimamente ho tre spine del fianco. La prima è una voce che sta circolando: Berlusconi porta sfiga.
Io che ho fatto fortuna con gli slogan adesso sono perseguitato da uno slogan! Naturalmente non è vero che sono un menagramo anche se Fini e Bossi appena volto le spalle si toccano, talvolta l’un l’altro. Il secondo problema è che per salvare Previti ho dovuto fare tanti di quei casini che quasi non mi è rimasto tempo per il resto. In questo sono davvero sfigato: normalmente sono gli avvocati che ti tirano fuori dai guai, io sono l’unico che diventa matto per tirar fuori dai guai i suoi avvocati. Il terzo problema, last bat not less, è la situazione economica. Va male, proprio male. E la colpa non è certo di Wall Street e delle sue agili oscillazioni, ma dei comunisti che mi hanno lasciato una penosa eredità, e cioè Tremonti, ex-economista di ex-sinistra.
Abbiamo confezionato una finanziaria che è riuscita a scontentare la Confindustria i sindacati, il nord, il sud e i centristi. Ma la mazzata finale, è arrivata con la Fiat. Un bel giorno quel dispettoso di Gianni Agnelli, invidioso del mio Milan, ha annunciato che chiudeva bottega. Dapprima mi sono preoccupato, poi ho pensato che invece era la mia grande occasione: se io Silvio col my senso degli affari e you George coi dollari americani salviamo la Fiat, recupererò credibilità e la gente non dirà più che porto iella. Ti prego, Bushetto mio, non lasciarmi solo in balia degli eventi, tu e Gelli siete sempre stati il mio faro politico, o George on my mind, sei più bello di Rasmussen e più radioso di un falso in bilancio, sono il tuo chaffeur, il tuo servosterzo, il tuo pitbull.
Allora ecco il mio piano: un pool composto da General Motors, Mediaset, e magari Cosa nostra, Opus Dei e Enron acquista la Fiat. La sigla resta uguale: Fiat ovvero Fantastic Italian Automobil Trend. Mirafiori diventa Lookflowers, Termini Imerese diventa Finish Imerese, e così via. Gli operai imparano l’inglese, appaltiamo la mensa alla McDonald’s e ripartiamo. Intendiamoci, a me degli 8 o 40mila disoccupati non me ne frega niente, quello che penso dei lavoratori lo ho già detto quando sono venuti in 3 milioni a Roma. Se penso che in mezzo ai licenziati ce ne sono anche di iscritti alla Cgil mi vien da dire: vi sta proprio bene. Ma per risollevare la mia esangue credibilità sono pronto a tutto. A questo proposito ho già pronto il piano di rilancio, cioè una serie di nuovi modelli di auto per il mercato italo-americano con cui torneremo competitivi. Eccoli.

Fiat Elleesse. (legittimo sospetto o legal suspicion). L’auto ideale per sfuggire a tutte le insidie e i balzelli del traffico. Nei colori Verde vigneto o Giallo campo di grano per mimetizzarsi nei campi quando ti becca la polstrada. È dotata del Cesarone, un air bag studiato da Previti. Quando s’avvicina l’agente per contestare l’infrazione, invece del pallone sbuca fuori dal cruscotto un pacco contenente un panettone, un cotechino e una piccola somma in contanti. Si regala il Cesarone e così si evita la multa. Se l’agente insiste, si preme il clacson con allarme Elleesse (legittimo sospetto) e arriva una nuova pattuglia della Polstrada, tutta composta da attori di Canale5. Inoltre la Fiat Ellesse è dotata di targa a numeri rotanti, che cambiano automaticamente appena s’avvicina un vigile.
Fiat Five Hundred. Piccolina, compatta, avveniristica, la lanceremo con lo slogan: l’auto del futuro. Ricicleremo le linee della vecchia Cinquecento e faremo credere che sia roba nuova. Ho già il testimonial: Pisanu.
Effeeffe. Fiat Ferrari. Una Ferrari alla portata di tutti. Motore Ferrari, carrozzeria Ferrari. Slogan: diventa anche tu come Schumacher, con libretto d’istruzioni in tedesco. La Effeeffe si compra solo per corrispondenza. Quando t’arriva a casa allora ti accorgi che non la costruisce la Ferrari di Maranello, ma la ditta Adelmo Ferrari, panettiere e cugino di Lunardi. E’ una copia rossa, perfetta, ma è di mollica dipinta, con sedili in strudel. A quel punto che reclamino pure, la fregatura è compiuta, proprio come quando mi hanno votato.
Fiat diciotto. Grande modello ispirato all’articolo 18. La compri, paghi tutte le rate e, dopo un tot di chilometri la concessionaria, facendo valere il nuovo decreto legge che farò rapidamente approvare, ti licenzia da proprietario. Così ogni volta ci riprendiamo la macchina e la rivendiamo, con evidente ottimizzazione dei costi.
Fiat Prevention. Questa l’hanno studiata La Russa e Bossi. È un gippone corazzato con gomme da trattore e parafanghi in titanio. Nella versione Verde Padania ha il Navigatore satellitare speciale, che però vi guida solo verso il Nord, se volete andare a Napoli dovete farla tutta a marcia indietro. Nella versione Nero Benito è munita di mitraglietta spartitraffico e ruspa trovaparcheggio. Ma il vantaggio della Fiat Prevention è appunto quello di prevenire gli incidenti. È dotata infatti di un sistema radar che si accorge se, vicino a te nel traffico, c’è un auto pericolosa, a esempio guidata da un ubriaco, da una donna o da un uomo col cappello. Quando la Prevention s’accorge del rischio, punta l’auto sospetta, la massacra e la sbatte fuori strada. Così il numero degli incidenti sarà ridotto almeno del 50 per cento.
Fiat Tremonti. Una grande idea del mio ministro. Ha un serbatoio con un buco, così si consuma meno benzina. E poi dite che è un cretino!
Fiat Cadillac. Lunga 10 metri, tutta cromata come le auto del Texas, finiture in argento, volante di leopardo, interni in lamelle di tartufo, motore a 7 cilindri, trentasei chilometri con un litro, air bag di serie, vetri comandati a distanza e faretti antinebbia. Modestamente questa l’ho pensata io. Quando la compri, pensi di aver fatto un gran affare. Poi scopri che è l’ennesima “Silviopatacca”. La carrozzeria è di compensato: dopo la prima pioggia si riduce a un metro e mezzo e cade a pezzi (da qui il nome Cadillac). Le finiture sono in stagnola, il volante di leopardo è in realtà topo con macchie di pennarello. Il motore è un Velosolex del ‘64, trentasei litri di miscela per fare un chilometro, non c’è l’air bag ma in caso di violento tamponamento esce dal cruscotto un rosario per pregare, i vetri si comandano a distanza ma solo da un chilometro. Invece sui faretti antinebbia non ho mentito, basta telefonare alla famiglia Faretti di Arcore e con una pila ti fanno strada.
Fiat G 91. Come non averci pensato prima? In fondo noi dobbiamo salvare i centri di produzione, mica gli operai. Perciò Arese la compro a un decimo del valore con lo stesso trucco di Arcore, ci farò una garconnière per capi esteri. Tutte le altre fabbriche Fiat diventeranno Basi Nato, e ci produrremo aerei Fiat G 91 o bombardieri General Motors. Le armi sono l’affare del futuro, altroché le auto. Io e te, caro Bush siamo uguali: affaristi pagati da affaristi, e quindi cosa ce ne frega della politica, della società civile e dei lavoratori esuberi? Per quanto ancora dovremo fingere di produrre ancora quel vecchio, desueto, noioso, improduttivo modello che è la democrazia? Mi sembra d’averti sottoposto un ottimo business, e attendo ansioso una risposta. Intanto, ti mando un ennesimo regalo. Un orologio di platino modello Schifani col riporto, ovverosia con le lancette che proseguono sul retro del quadrante. Così nessuno può vederti l’ora a scrocco.

I kiss your hands,
Silvio


Stefano Benni