ULTIMO DISCORSO DA FORT QUIET
tratto da la Repubblica di giovedì 27 febbraio 2003

AMERICANI.
L’ora delle decisioni irrevocabili è giunta.
Qualcuno, ultimamente, ha messo in dubbio la mia salute mentale. Lo smentirò oggi con questo discorso lucido, scritto di mia mano. Dio mi ha ispirato e Rumsfeld mi ha spiegato da che parte tenere la biro.
Non possiamo più aspettare, mettendo a repentaglio la pace del mondo. Se i nostri avi avessero aspettato, a quest’ora l’America sarebbe sotto il dominio pellerossa e al mio posto ci sarebbe un sanguinario Apache di nome “Piccolo Cespuglio” o “Bisonte W. Junior”.
E’ ora che il federalismo americano ritrovi la sua vera forza, e che lo spirito guerriero texano spazzi via il centralismo di Manhattan ladrona e i terroni californiani.
Non possiamo accettare ulteriormente i veti d’una diplomazia imbelle.
L’America deve caricarsi sulle spalle il mondo. Se il mondo cade per terra, pazienza.
Vi comunico, con infinito e preventivo entusiasmo, che le truppe americane hanno attaccato l’Iraq del dittatore Saddam.
I nostri militari sono i migliori del mondo e entro poche settimane riporteremo la pace in quel tormentato paese. La moderna tecnologia bellica Usa, unita al perfetto addestramento del mio pitbull Tony e alla geometrica potenza della rete ferroviaria italiana, si è messa in moto e niente potrà fermarla.
Non abbiamo aspettato l’Onu perché proprio lì si annidano i complici del raìs e di Osama, in particolare i francesi. Abbiamo le prove che esiste una base islamica popolatissima e agguerritissima, in riva al mare, pronta a accogliere le navi che trasportano armi chimiche. Il nome della base segreta è Marsiglia. I nostri bombardieri, che sono i migliori del mondo, stanno radendo al suolo questo covo di serpi.
Anche i mollaccioni tedeschi hanno dimostrato la loro connivenza col terrorismo. Abbiamo le prove che il mullah Omar scappò dall’assedio su una moto Bmw. Esistono piani di guerra batteriologica per farcire di crauti i nostri hamburger. I tedeschi hanno cercato di confonderci le idee fuggendo in vari paesi, ma li abbiamo individuati e li colpiremo ovunque. Abbiamo già attaccato Berlino, Vienna, Berna e Bolzano, lanciando i nostri paracadutisti che sono i migliori del mondo. Il forte vento, probabilmente alimentato dai pacifisti, ha fatto sì che metà dei nostri parà atterrasse in Norvegia. Già che c’eravamo, abbiamo raso al suolo Oslo. Chi è neutrale oggi può essere ostile domani.
Abbiamo anche attaccato il Venezuela la cui situazione politica e petrolifera esigeva una pronta risposta. Per un errore di battitura nella trasmissione degli ordini, oltre l’obiettivo “Venezuela” è stato bombardato anche l’obiettivo “Venezia”. Il premier Berlusconi, nostro fedele alleato, ci ha però perdonato. La sua reazione è stata: «Tanto stava affondando, così ha sofferto di meno».
Americani, anche l’Oriente sta per conoscere la pace globale! Un aereo con una delle nostre testate nucleari, le migliori del mondo, ha sorvolato il cielo coreano a scopo lievemente deterrente. Ma non abbiamo usato l’atomica, non siamo dei pazzi irresponsabili. Purtroppo mentre l’aereo faceva inversione di rotta, per la rottura di un elastico, la bomba è caduta su Pechino. Pagheremo i danni, non rompeteci i coglioni.
Ma chi abbiamo colpito con ferma e preventiva decisione, è stato il Raìs Bianco, colui che più di tutti ci ostacola: un dittatore eletto coi voti di un’esigua élite che pretende di rappresentare milioni di persone, che straparla di pace aizzando le masse dal balcone o dalla sua mostruosa auto blindata. Un uomo che pretende di rappresentare il Bene (che come è noto, è copyright americano) senza neanche pagarci il diritto d’autore. Costui porta il nome vampiresco di Wojtyla. Stamattina truppe scelte di marines travestiti da vescovi, coi bazooka eroicamente dissimulati nella propria anatomia, hanno attaccato il Vaticano. Sapevamo che l’esercito mercenario papale disponeva d’un arma segreta detta Alabarda, ma noi abbiamo i migliori spadaccini del mondo e dopo uno spettacolare duello siamo entrati nel covo cattoterrorista. Il Raìs Bianco era a colloquio con un uomo barbuto travestito da francescano, subito identificato in Osama Bin Laden. Benché la Cia mi abbia assicurato che Osama è morto 14 volte di cui almeno 7 gravemente, il bastardo ha dato prova d’inattesa vitalità ribellandosi, urlando di chiamarsi frate Giuseppe e bestemmiando in modo indecoroso. Sono in corso accertamenti.
Americani, non temete: l’operazione Global peace non si ferma qui. Truppe di leoni marini e calamari addestrati, i migliori del mondo, hanno attaccato con bombe subacquee la città di San Francisco, notoriamente covo del pacifismo hippy e disfattista. Abbiamo anche chirurgicamente distrutto 5mila ristoranti orientali. Come dice l’amico Borghezio, non un granello di cuscous impesterà più il nostro sacro suolo.
L’operazione Global peace ha comportato, naturalmente, anche insidie e pericoli, soprattutto per la mia persona. Un gruppo di terroristi travestiti da infermieri, ha circondato il mio appartamento della Casa Bianca. Io e Condoleezza li abbiamo respinti a revolverate. Dopo questo incidente, sono state prese immediate contromisure. Dieci marines, a loro volta travestiti da infermieri e guidati da un colonnello travestito da psichiatra, mi hanno portato in salvo in una località segreta dal nome di Fort Quiet, anche se, per ingannare i terroristi, fuori c’è scritto “Casa di cura Villa Serena”.
Vi parlo appunto dalla Sala tv e svaghi di Fort Quiet, e quelli che vedete giocare a tombola in pigiama sono in realtà guardie del corpo, le migliori del mondo. Certo è un sacrificio stare chiuso qui, ma come presidente degli Stati Uniti sono troppo prezioso per espormi in un momento così difficile, e poi ho i miei soldatini di piombo e il letto ad acqua. Sono assistito da psicomarines gentili che mi danno le medicine migliori del mondo. Ho conosciuto un simpatico signore che si chiama Napoleone Bonaparte, un ex-militare. C’è anche uno che si crede Berlusconi, ma è fondamentalmente onesto e questo gli ha causato un conflitto interiore d’interessi con esito schizofrenico.
Americani, abbiate fiducia! So che fuori di qui le operazioni procedono e il nostro esercito passa di conquista in conquista, il mappamondo si riempie di bandierine a stelle e strisce come un gioioso porcospino. Tutte le notti faccio il punto con Colin Powell (anche lui è nascosto a Fort Quiet). Camminiamo nei corridoi col pigiama e le pantofole mimetiche e prepariamo l’operazione finale. Lanceremo in orbita Final Fantasy, un satellite con un raggio laser precisissimo in grado di distruggere tutte le terre emerse a eccezione dell’America. Solo così potremo garantire una vera sicurezza al mondo. Ma quel rompiballe di Powell insiste a dire: e poi contro chi facciamo la guerra? Abbiamo litigato, lui mi ha forato la padella e io gli ho riempito la flebo di maionese. Che risate!
I marines medici hanno detto che per il momento non posso uscire, la situazione è troppo pericolosa. So che vorreste il vostro presidente nella zona delle operazioni col giubbotto da aviatore e la Colt in pugno. Ma credetemi: come dicono i miei collaboratori, l’unica vera speranza per la pace mondiale è che io stia chiuso per un po’ qui dentro. Quando uscirò, saremo padroni della terra e poi via, all’attacco del sistema solare!
Cittadini americani, il vostro presidente George W. Bush vi saluta da Fort Quiet alias Villa Serena. Dio benedica l’America, e incenerisca i suoi nemici, e un accidente a Colin Powell se mi frega ancora la mela cotta.


Stefano Benni