L’EMOZIONE DI LEGGERE “LOLITA”
tratto da la Repubblica di giovedì 18 settembre 2003

Lolita, libro scandaloso soprattutto per chi non lo ha letto, chiacchierato e frainteso, citatissimo e misterioso. Un libro che vive nel luogo comune un po’ torbido dell’ambiguità di una ninfetta, e nel vergognoso desiderio di un uomo maturo. Filtrato dal bellissimo film di Kubrick, che però ne fece una sua personalissima, ironica rivisitazione, e poi semplificato da qualche patinato remake. Lolita è molto più della sua sulfurea fama. È anche un libro scandaloso, ambiguo e inquietante, ma è soprattutto un grande libro sull’amore, sulla dannazione della bellezza e della passione senza età, senza limiti, senza salvezza o sollievo. È un libro sull’Europa e sull’America, e sul loro attrarsi e corrompersi. Sulla volgarità e sulla inviolabile dolcezza della gioventù. Sugli opposti fantasmi del desiderio e del decoro maschile. Un libro che finisce con la dichiarazione d’amore eterno di Humbert a Lolita invecchiata, sposata, ferita dalla vita.
Ho iniziato a leggere Lolita cinque anni fa, in varie occasioni, in teatri e università. Sono rimasto stupito da quanti non lo conoscessero, e hanno poi voluto leggerlo. Ho scelto con fatica e molti dubbi una ventina di brani, con piccoli adattamenti dalla stupenda traduzione di Giulia Arborio Mella. Da Giorgio Rossi è poi venuta la proposta di accompagnare la lettura con movimenti di danza: non verso una descrizione, ma verso l’emozione, come è nel suo straordinario stile. Tre ballerine, Lo, Dolly, Dolores, i tre nomi di Lolita. A questo si è aggiunta la musica dell’amico Paolo Damiani. Ci buttiamo in Dancing Lolita con un brivido, con grande rispetto e soprattutto con una speranza. Che dopo averlo visto, molti vadano a rileggere Lolita, o a leggerlo una prima volta.



Stefano Benni