IL RACCONTO
IL TERRIBILE REGALO DI NATALE
tratto da la Repubblica di giovedì 11 dicembre 2003

Il Natale porta doni utili e graditi, ma anche doni pacchiani, dispendiosi, rumorosi, superflui. Ecco alcuni consigli di doni terribili per un Natale detestabile con prezzi megalomani.

Il pupazzo parlante
Una volta c’era Cicciobello che piangeva, l’orsacchiotto che gemeva e le bambole che emettevano suoni tra l’orgasmico e il neonatale. Adesso una legione di zombi di pelouche e pupazzi logorroici ha invaso i negozi. Babbi Natale che ululano, trote che cantano il blues, oche che rappano, alberi di Natale che si contorcono, presepi che ballano una macarena collettiva. Ultimi orrori: il robot-cane di pelo quasi vero che vi saluta quando entrate in casa, emblema di una solitudine cosmica, e la bambola “che fa shopping insieme a voi” nelle versioni soft e hard. Nella soft vi dice: “comprami quel vestitino, guarda che bella vetrina, sono stanca prendiamo un drink”. Nella hard “guarda che bel fico, su toccagli il culo, dai rapiniamo un bancomat”. C’è anche, giuro, l’orsacchiotto giapponese Yuki che scoreggia in tre tonalità. Prendetelo a letto fingendo che vi intenerisce, e potrete gasare il partner senza rappresaglie, tanto è stato Yuki. 
Dopo un Natale contrassegnato da questi regali, la vostra casa non sarà più la stessa. Nel cuore della notte sarete svegliati da rumori improvvisi e inspiegabili: la trota si è svegliata e canta “Summertime”, l’albero di Natale cammina per i corridoi imprecando, le bambole urlano tutte insieme e Yuki si esprime. Potete togliere le pile a tutti, ma ne dimenticherete sempre uno: ad esempio Babbo Natale che alle cinque di mattina si metterà a cantare a squarciagola. Dopo averlo abbattuto a bastonate, potrete finalmente dormire. Entrerà un ladro furbo cantando Jingle Bell con voce da papero e vi svaligerà la casa di tutto, meno i pupazzi.

Il mostro al plasma
Al top dei regali terribili c’è il megatelevisore: un mostro da 55 pollici al plasma liquido del costo di diecimila e passa euro, ruotante, basculante e con casse audio alte come totem. Al tempo di Craxi, se ricordate, furono ritirati i televisori a cinque pollici perché non riuscivano a contenere il volto florido del leader. Adesso si pubblicizzano megaschermi di tre metri per ingigantire il nanismo carismatico e intellettuale del nostro Cavaliere. Ma il mostro al plasma, pur essendo un prodigio di tecnologia, presenta numerosi inconvenienti. Ad esempio, se ve ne regalano uno, dovrete trovargli spazio in casa. Potete vendere la cucina e cucinare frittate sullo schermo bollente, oppure dormirci sopra la notte attaccati come gechi. Si segnala il caso di un signore benestante che, dopo aver ricevuto in dono due mostri al plasma, ha dovuto comperare l’appartamento di fronte per poterli guardare attraverso la finestra.
Inoltre la televisione italiana, a ben considerare, è composta per nove decimi sempre dagli stessi cinquanta depressi logorroici vanesi che si invitano vicendevolmente e prezzemolano da un canale all’altro. Per goderne tutta la varietà basta un vecchio televisore bianco e nero a due canali: uno per Mediaraiset e l’altro per tivù locali, satellitari e telestreet. Ma si dice che dopo la legge Gasparri arriverà la legge Bondi-Alberoni. Almeno una parete di ogni casa italiana dovrà essere obbligatoriamente in plasma liquido, per ospitare le apparizioni del nano ingigantito. Il telecomando sarà più che mai a distanza, perché non lo avrete in mano voi ma Bondi e Alberoni, in un’apposita sala comando tipo Star Trek.
Ma ahimè, non c’è legge o megaschermo che tenga. Silvietto, pur avendo in mano il novanta per cento dell’informazione, continua a far la vittima e a invocare censure. Evidentemente è il primo a sapere quanto siano fasulle e miserabili le sue idee. E intanto la televisione perde spettatori e il Cavaliere si ammoscia nei sondaggi. Ma guai a dirlo forte, soprattutto a sinistra.

Il profumo
Le pubblicità dei profumi, per lo più recite di vippismo torvo o ilarità incomprensibile, hanno quasi tutte una particolarità: che il nome del profumo (anzi profàumo) viene pronunciato con accento anglosassone, come se alcuni paesi fossero diventati depositari dell’olezzo mondiale, e gli altri fossero tutti puzzoni. L’accento francese è ormai ritenuto troppo effeminato, l’italiano serve solo per propagandare pomodori e mafiosi, il tedesco è confinato agli ordini militari, l’accento albanese o arabo comporta immediata espulsione. Perciò quando andrete in profumeria, pronunciate correttamente. Certo non è facile passare in pochi anni da Pino Silvestre Vidal a Macho Ultimate Fashion, ma non arrendetevi. Dovete dire Disàiar e non Desire, Kepriciou e non Capriccio. C’è gente terrorizzata che dice: mi dia una crema da baurbon o dell’acqua di Commonwealth.
Questi profumi che promettono unicità e successo, hanno meno sex-appeal del basilico del vostro terrazzo. Ma hanno un vantaggio: gli omaggini. Acquistandone uno verrete sommersi da campioncini, fialette, profumini e cremine antirughe. Potete metterne dieci in una scatola e riciclare un regalo per i nonni. Ma attenti: alcuni nonni buttano via i campioncini, altri si profumano come duchesse, altri ancora ci condiscono l’insalata; ma i più furbi li versano in una bottiglietta e l’anno dopo, con un ghigno di vendetta, vi regalano il nuovo profumo Water of Nonn.

Il telefonino che fa di più
Pompato da una campagna pubblicitaria che ci trivella da ogni schermo e pagina, il telefono cellulare non deve più telefonare, ma diventa telecamera, macchina fotografica, videogioco, pacemaker, rasoio, ci potete vedere i gol del campionato, potete trovare moglie, marito o amante, potete videocollegarvi con un altro telefonino e condividere panoramiche dei brufoli, o scambiarvi impressioni su come funzionano i vostri telefonini. L’ultima novità è il telefonino che parla da solo. Voi chiamate e lui sostiene la conversazione, dovete solo scegliere la funzione. Ad esempio: saluti e baci, seduzione, litigio, trattativa d’affari, sì mamma ti ascolto, cara ti giuro non è vero, conversazione sul tempo, dialogo sportivo, pettegolezzo, insulti, maniaco semplice, maniaco ansimante, annuncio di ritardo, annuncio di suicidio, eccetera. Intanto potete riposarvi e guardare la pubblicità dei telefonini.

Il cesto sorpresa
Va sempre di moda il cesto gastronomico contenente champagne, torrone, cotechino, salmone affumicato, frutta secca, pandoro e scheggia di parmigiano. Costa una cifra, ma suggerisce un’idea di abbondanza, anche se per metà è solo paglia, come i discorsi di Pera. Prerogativa del cesto: può essere smontato e riciclato in una decina di mini-regali. Ad esempio: posso regalare la parte suina del cesto a mio zio e quella dolciaria ai cugini, mentre un cugino mi smista il cotechino che lo zio gli ha regalato l’anno prima, l’altro cugino mi restituisce i torroni del 1998, mio zio regala al cugino il parmigiano appena rosicchiato dalla mamma e confeziona una cesta coi resti di tutte le ceste che io gli ho regalato dal dopoguerra, e così via. Una coppia di Salerno ha ricevuto in regalo lo scorso Natale l’intera torta di nozze che aveva diviso a tranci in dieci ceste, inviandole a amici vari. E’ stato un revival molto commovente, anche se la panna trasformatasi in eternit ha impedito di consumarlo.

Il superpullover
Ogni tanto appare in qualche vetrina un pullover che sembra uguale agli altri, ma costa dieci volte tanto. Il vero intenditore sa perché: è di un tessuto o lana speciale che giustifica il prezzo.
Esempi:
Cashmere, filato a mano con peli persi dalle capre nei rovi di montagna del Tibet.
Charlesmere, filato a mano da vello di pecore investite dal principe Carlo mentre gioca a polo.
Gurumere, lana di ascella di pecora strappata a mano dai monaci nepalesi, lavorata a un telaio di ginepro da suore macrobiotiche e colorata con pastelli bipartisan.
Burmamere, pelo di agnello birmano lavorato a mano da bambini-schiavi per finanziare uno dei regimi più fascisti del mondo, controllate l’etichetta e non comprate il made in Burma.
Hornymere, rarissimo pelo dell’unico ornitorinco albino australiano, che è costretto a girare in loden.
Efisiomere, lana di pecora sarda di Mogoro tosata a mano dal pastore Efisio e taroccata con falsa firma a Napoli. Anche se è ruvida come una barba, è bella e calda come le altre.
Skifmere, il raro del raro del raro. Pullover confezionato coi capelli di Schifani, tessuto a mano da fotomontaggi di massaie di Forza Italia e tinto alla nutella come il cranio di Berlusconi.
Prerogativa di questi superpullover: sono così esclusivi che si rifiutano di entrare in lavatrice, si possono lavare solo in piscine di trenta metri. Dopodiché si restringono e li potete mettere all’orsacchiotto Yuki che vi ringrazierà come lui solo sa fare.

Nella prossima puntata: come riuscire a scrivere la letterina a Babbo Natale senza farsela censurare. Buone feste, ma non a tutti.


Stefano Benni